PAOLO MIELI / PER IL CORSERA, LECTIO MAGISTRALIS SULLA GIUSTIZIA PERFETTA

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Sale in cattedra, Paolo Mieli, per impartire alle genti una lectio magistralis sulla Giustiza e suoi sui officianti, i Magistrati.

Subito si afferra il tono dal titolo: “Quanti insulti ai giudici nella stagione del rancore”, sommario “Processi italiani – Ben pochi oggi si fanno scrupolo di tenere nel debito conto le prove o l’assenza delle stesse. E non solo quando l’imputato è un ‘eccellente‘”.

E si intende la musica: le sentenze non possono essere messe in discussione, né minimamente criticate. Ma osservate e applicate senza battere un ciglio. Per la serie: questa giustizia ha sempre ragione e va chinato il capo. Indegne, per fare un paio di esempi, le recenti gazzarre inscenate dai popoli bue di Avellino, per la strage del bus, e di Viareggio, per la strage del treno.

Ironizza la dorata penna al Mieli: “La prima osservazione da fare è che quando in questi dibattimenti è coinvolto un esponente di alto livello, come nei casi Castellucci e Moretti, viene immediatamente considerata un’ingiustizia dalla collettività la mancata condanna al massimo della pena. E viene ritenuto un segno di sottomissione ai poteri costituiti persino un caso come quello dell’amministratore di Autostrade laddove appare evidente che se lui stesso e tutti i suoi uomini avessero trascorso le settimane che precedettero la caduta del bus nel dirupo a riavvitare i bulloni del guardrail, si sarebbe riusciti a scongiurare l’incidente”.

Stesso discorso, of course, per i vertici di ferrovie: ma che ci potevano fare loro, poveretti, se quel treno pazzo è finito sulla case viareggine bruciando vive 33 persone? Di quale mostruosa colpa si sono mai macchiati?

Gian Domenico Caiazza. Sopra, Paolo Mieli

Rammenta le parole del presidente dell’Unione Camere Penali Gian Domenico Caiazza, il prode Mieli: “i tribunali che non condannano ipso facto gli imputati eccellenti vengono accusati di viltà e di aver voluto sancire con le loro sentenze che il delitto da loro preso in esame ‘non ha colpevoli’”.

Commenta il Maestro di via Solferino: “Come se decine, centinaia di magistrati impegnati su questi casi fossero stati a un certo punto raggirati o corrotti per tenere nascosta la verità. Una ‘verità’ che, senza curarsi della mancanza di evidenze e riscontri, molti hanno poi lasciato depositarsi in libri e manuali di storia ammantati solo di qualche cautela quando era il momento di indicare i responsabili con nome e cognome”.

Perchè non parla, Vate Mieli, dei clamorosi depistaggi di Stato per i casi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, per quello di Paolo Borsellino, quello di Stefano Cucchi, dove ci sono nomi, cognomi, indirizzi, recapiti e numeri di telefono di tutti coloro i quali hanno depistato?

Perchè non dice una parola su quei giudici che non hanno indagato? Che hanno nel migliore dei casi chiuso gli occhi? Anche qui, ci sono nomi e cognomi a disposizione.

Perchè non dice una sola parola sulle mele marce nelle nostre forze dell’ordine che, per fare un solo esempio, hanno inventato a tavolino testimoni d’accusa serviti a sbattere in galera innocenti e proteggere killer e mandanti, come proprio nei casi Alpi e Borsellino?

Che dire di altri depistaggi forse meno ‘eccellenti’, come per Marco Pantani e David Rossi? Tutti con la coscienza a posto, inquirenti e forze dell’ordine?

Non rammenta che l’Italia è il Paese dei Buchi Neri, dei misteri mai risolti, delle vergogne di Stato? Difende, Mieli, anche tutta questa monnezza “storica”?

E’ soddisfatto di come va, da 40 anni, la tragedia di Ustica, tutti impuniti e nessuno in galera?

Contento se i colpevoli per la strage del sangue infetto sono liberi come fringuelli e i 5 mila morti e le loro famiglie non hanno mai avuto lo straccio di una giustizia?

E’ anche contro coloro che cercano, in libri o inchieste, di far luce su quegli orrendi scempi di Stato? E che a suo dire non hanno il coraggio di fare nomi e cognomi?

Tutto ok, abbiamo la migliore giustizia del mondo. Vero Gran Maestro Mieli?

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