Banfi-Unesco: orecchiette, sorrisi e pentastellite

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L’Unesco Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, è nata dalla consapevolezza che gli accordi politici ed economici non sono sufficienti per costruire una pace duratura fondata sull’educazione, la scienza, la cultura e la collaborazione fra nazioni, per assicurare il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che la Carta delle Nazioni Unite riconosce a tutti i popoli, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione. L’Unesco lavora per creare politiche in grado di affrontare le problematiche sociali, ambientali ed economiche secondo i valori dello sviluppo sostenibile attraverso programmi volti alla promozione del dialogo interculturale, all’accesso universale alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione e alla diffusione della conoscenza scientifica al fine di prevenire gli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Mischiando la lana del reddito di cittadinanza con la seta dell’organismo mondiale Unesco, l’“Incompiuto”, il “Dietrofront”, il “Figlio di papà” Di Maio dal palco degli osanna per il reddito dichiara, testualmente: “Ne approfittiamo (nuovo omaggio alla lingua italiana) per dare una notizia che a me riempie di orgoglio (altra elegante espressione da Accademia della Crusca): …abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell’Unesco”. Sfogliate le pagine di Internet, alla voce Banfi, nessuna traccia a suo nome di saggi, dichiarazioni, partecipazioni a eventi in linea con i nobili obiettivi dell’organismo internazionale. Uno sguardo alla cronaca e alla storia ha confermato lo zero assoluto di iniziative del comico pugliese in favore della cultura, della scienza, della pace. Al proscenio della kermesse pentastellata Banfi ha commentato la notizia così: “Basta con tutti questi plurilaureati nelle commissioni, io porterò un sorriso”. Altro che sorriso, risate, considerato il mestiere del “Nonno d’Italia”. Se la ride perfino il co-vice premier di Di Maio, Salvini: “Va bene, e Jerry Calà, Renato Pozzetto e Umberto Smaila?”. Peccato, il ministro del carroccio ha dimenticato di citare Natalino BalassoRocco BarbaroMaurizio Battista, Bergonzoni. Bertolino, Beruschi, Paolo Migone, Saverio Raimondo, Aldo, Giovanni e Giacomo, Crozza, Luttazzi, Guzzanti, ma più grave è aver omesso la candidatura del comico di casa, ovvero di Grillo. La nomina di Banfi è, come definirla, una versione al contrario del nepotismo. In questo caso è il “nipote” Di Maio ha premiare il “nonno” Banfi, che annusata l’aria che tira in direzione cinquestelle è saltato, si fa per dire considerati i suoi 82 anni, sul carro vincente. In un impeto di onestà il comico pugliese ha commentato la scelta di Di Maio: “Che c’entro io con la cultura?” E poi, con qualche inciampo nell’italiano: “In questi casi rappresentanti all’Unesco si sono fatte con persone che si sono laureate, che conoscevano la geografia, le lingue. Io voglio portare il sorriso ovunque, anche nei posti seri”. Per il momento non si registrano reazioni a livello mondiale su questo fenomenale exploit dei grullini, ma nessuna meraviglia se il portavoce dell’Unesco affidasse alle agenzie di stampa internazionali il commento salace “Italia? Paese di Pulcinella”. Siamo certi, che strapperebbe un sorriso a Banfi, per alleggerire con una battuta le congratulazioni per il salto di qualità da “Un medico in famiglia” agli scenari mondiali a cui è affidata in larga parte il futuro dell’umanità.

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