LA RISCOSSA DELLE MADAMINE

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La manifestazione a favore dell’”alta velocità” in Val di Susa, svoltasi sabato scorso a Torino sembra essere stata inventate dal Genio di una inedita lampada di Aladino: quella che dovrebbe partorire una nuova opposizione al governo giallo-verde di Salvini, Conte, Di Maio.

Anche se la partenza non sembra essere andata bene. I dimostranti a Piazza Castello erano, questa volta, parecchi di meno di quanto non fossero la volta precedente. Dalle immagini si direbbe che fossero non più di diecimila, cioè meno della metà. Il che vuol dire, prima di tutto, che la Lega non si è mobilitata affatto per fare riuscire la manifestazione. E questo è un dato politico, non solo numerico.

C’erano sì le “madamine”, probabilmente inconsapevoli e neanche loro giovanissime, ma le immagini televisive impietose hanno fatto vedere un pubblico anziano o molto anziano. Segno che il “Sì TAV” non entusiasma granché le masse giovanili piemontesi, probabilmente più interessate alla sentenza che ha punito, seppure parzialmente, Foodora, regalando una boccata di speranza ai velocipedisti portatori di pizze pagati quasi niente.C’erano invece, in massa, i dirigenti del PD, capitanati dal governatore Chiamparino e dal candidato alla segreteria Martina. Insieme al presidente della Regione Liguria, Toti e alla capogruppo di Forza Italia, Maria Stella Gelmini, ex ministro dell’Istruzione di Silvio Berlusconi. Dunque a Torino c’è stato il tentativo, un po’ affrettato di fare convergere Partito Democratico, Forza Italia e la Lega.

Salvini però non c’era, segno evidente che i giochi all’interno del Governo non sono affatto chiusi e che la trattativa sulla TAV è ancora apertissima. C’era invece il capogruppo leghista Molinari, il più alto in grado del Carroccio su quella piazza, che ha fatto la sua parte senza poter andare troppo in avanscoperta. Non si sa mai. Il rischio di rimanere solo con il fiammifero acceso in mano è stato molto alto.

Tanto più che il suo compito era difficilissimo: spiegare alla propria base che la posizione pro TAV della Lega attuale è ormai opposta alla linea passata della Lega pre-governo giallo verde. Il fatto è che la Lega fu contro il progetto — e a spada tratta — fino a che Berlusconi, al governo, la convinse del contrario. Poi, con Roberto Cota che, nel 2005, mette in discussione l’alta velocità, per poi divenirne di nuovo grande sponsor. Anche Roberto Maroni si distinse nel giustificare le proteste del popolo della Val di Susa (“bisogna capirne le ragioni”), per poi stigmatizzare gli scontri con la polizia, nel 2011, una volta divenuto ministro dell’Interno.

Ma l’adunata dell’inedita “triade” italiana risulta ancora più strana se si tiene conto che il rottamatore per eccellenza, Matteo Renzi, vanta anche lui, nel suo curriculum, una fase No TAV. Quando scrisse, nel 2013, che “lo Stato deve uscire dalla logica ciclopica delle grandi infrastrutture per concentrarsi sulla manutenzione delle scuole e delle strade”. Quindi — era la sua posizione dell’epoca — la TAV rischia semplicemente di essere un investimento fuori scala e fuori tempo”.

Resterebbe vergine soltanto “Forza Italia”, nelle sue diverse diramazioni, se non fosse che, tra sabato e domenica, la polizia realizza una nutrita serie di arresti di esponenti della n’drangheta che, secondo la magistratura di Reggio Calabria, sarebbero all’origine non solo di clamorose violazioni della legge sugli appalti futuri connessi con l’Alta Velocità, in Piemonte e Liguria, in combutta con amministratori pubblici, ma sarebbero stati tra i finanziatori di movimenti politici fasulli pro TAV e di campagne di stampa dello stesso tenore.

Il tutto emerge dai risultati dell'”Operazione Alchemia”, che hanno condotto agli arresti di 42 persone, variamente legate alla n’drangheta, che, d’intesa con l’onorevole Giuseppe Galati (Popolo delle Libertà in una delle sua svariate trasmigrazioni da un partitino all’altro), avrebbero “premuto” e “corrotto” amministratori per ottenere concessioni edilizie connesse sia con la TAV che con il Terzo Valico. Questo secondo le durissime accuse di Federico Cafiero, procuratore di Reggio Calabria e di Gaetano Paci, procuratore aggiunto.Il vice-premier Salvini aspetta la relazione costi-benefici, che si sa già essere la pietra tombale del progetto Alta Velocità. E annuncia che, in caso questo esito risulti sancito, la Lega potrebbe farsi co-promotrice di un referendum popolare. In cui i due partiti del governo si troverebbero sostenitori di tesi contrapposte. Ma sarebbe una scelta estremamente pericolosa per il governo. E anche per la Lega. Perché il risultato sfavorevole al Sì TAV sarebbe un siluro anche per la Lega e per il suo leader.

articolo originale su sputniknews.com

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