CASO SCHETTINO / IN ARRIVO UNA PERIZIA SALVAGENTE ? MA LA COCA MAI…

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Potrebbe essere l’ultima scialuppa per Francesco Schettino, il comandante della Costa Concordia che si schiantò tra le “scole” del Giglio la notte del 13 gennaio 2012, provocando una strage da 33 morti. Dopo la sentenza di Cassazione, ‘O Comandante dal 12 maggio dello scorso anno si trova rinchiuso nel carcere di Rebibbia.

E la scialuppa? Potrebbe – ma solo in teoria – arrivare da un perizia ordinata dal tribunale di Genova, al quale si è rivolta una coppia per ottenere il risarcimento dei danni, 150 mila euro, dopo quel naufragio. Il tribunale, a questo punto, ha ordinato ad un consulente tecnico di far chiarezza su un preciso punto, circa “il funzionamento del generatore d’emergenza e sul collaudo della procedura di ripartenza in emergenza a seguito del black out” che si verificò dopo il tremendo impatto con le “scole” del Giglio.

Dai risultati della perizia dipendono le residue speranze alle quali può ancora aggrapparsi Schettino, quelle legate ad “un guasto a bordo”. In questo senso i suoi legali sono ansiosi di conoscere l’esito della perizia.

Rimane però sullo sfondo il domandone mai risolto: perchè la magistratura non ha mai indagato sulla pista della coca? Almeno quella grossetana, visto che la procura di Firenze a quanto pare aveva aperto un’inchiesta relativa ai traffici di polvere bianca via crociere: non si sa, quest’ultima della procura gigliata, che fine abbia fatto. Invece quella di Grosseto non è mai stata sfiorata da quel dubbio, grosso come una “scola”.

Sono documentati, infatti, alcuni precedenti raccontati da testimoni oculari. Come un avvocato delle Canarie, che era sulla Costa Concordia un anno prima ed assistè ad un episodio inquietante: segnali di fumo da terra, e una azzardata manovra del comandante. Quella volta non successe nulla, ma l’avvocato-testimone raccontò di aver saputo di traffici di coca a bordo delle navi da crociera, utilizzando una serie di scialuppe che “abbordano” le navi e vi prelevano (o vi depositano) il prezioso carico.

Eppure, i giudici del tribunale di Grosseto hanno creduto alla sceneggiata dell’inchino, alla quale non avrebbe prestato attenzione neanche un bambino delle elementari.

Come mai non battere la pista della coca, assai ben più motivante per commettere una manovra tanto folle da non essere credibile per un comandante esperto come – almeno fino al giorno prima – si era sempre dimostrato Schettino?

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