Salvineide numero 18

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I requisiti per ricordare sono i capelli bianchi. Nel disastroso dopoguerra, l’Italia era un cumulo di macerie e non solo per la devastante pioggia di bombe sganciate sul Paese. Il peggio era il livello sottozero della nostra economia. Mister Marshall, astuto segretario di Stato statunitense, intuì la possibilità di colonizzare mezza Europa e inventò un piano di aiuti con lo stanziamento di 14 miliardi di dollari. L’obiettivo fu centrato, anche grazie a una capillare azione di propaganda che impose i principi della libera impresa, lo spirito imprenditoriale, il recupero di efficienza, l’esperienza tecnica e la tutela della concorrenza. A obnubilare le coscienze di chi teorizzava ben altro fu uno strumento di persuasione efficacissimo. In Italia nei primi anni dopo la fine della guerra si pubblicava poco o niente. Gli americani invasero il nostro Paese (e l’Europa) con la pubblicazione e la vendita capillare della Selezione del Reader’s Digest, un libretto trappola che nascondeva anche nei racconti d’amore suggestioni subliminali per esaltare la tipologia dell’americanismo più che perfetto.

Dopo la mazzata di Mooody’s, è in arrivo il conto di Standard e Poor’s, quasi certamente un nuovo declassamento (downgrade) del rating italiano. “Se arrivasse”, commenta Conte “lo valuteremo”. Lo valuteremo? Tria inorridisce. Ha forse sorpreso la mission impossible del premier in Russia, trasferta priva di urgenze rispetto al livello dei problemi italiani? Non chi intuisce cosa nasconde spesso l’apparire dell’ufficialità istituzionale. La “comparsa” di Palazzo Chigi, definito così, come il ministro Tria, ha svolto il compitino assegnatogli dai due vice: sorrisi, salamelecchi, dichiarazioni di straordinaria sintonia su tutto (cioè niente), ma specialmente la richiesta di un piano Putin che nelle segrete aspettative di Salvini-Di Maio dovrebbe spingere la Russa a comprare molti miliardi dei nostri titoli di Stato, aborriti dagli investitori stranieri. E si spiega che Conte, in apparente controtendenza, abbia ammesso che se lo spread resta così alto o addirittura supera i livelli attuali, “C’è di che preoccuparsi e intervenire” (!!!).

I Castore e Polluce gialloverdi non hanno dubbi e in euforia selfie annunciano che Putin ci sta a investire rubli dalle nostre parti. Gratis? Ovvio che no. Conte deve aver svolto disciplinatamente anche la parte più sostanziosa del compito assegnatogli, ovvero l’offerta di una buona disposizione del governo gialloverde a considerare l’uscita dalla Ue e dalla tutela degli Usa, per entrare nella sfera della Russia. Insomma dalla padella alla brace. Un capolavoro l’uscita per il rotto della cuffia dell’imbarazzato Conte. Dice e non dice, ma sul biglietto che i due vice gli hanno dettato sullo smartphone satellitare, qualcuno, di soppiatto, ha sbirciato questo suggerimento per la dichiarazione di fine incontro con Putin: “Non sono venuto per chiedergli di comprare i nostri Bot, ma se il fondo (russo, ndr) lo volesse fare, farebbe un affare”. Un affare? Sono forse incompetenti gli investitori stranieri che dirottano altrove i loro soldi?

Il tema del giorno è allora: Salvini persegue il piano diabolico di usare l’Italia per far saltare l’Unione Europea e portare il nostro paese nell’orbita di Putin. Non a caso ha detto a più riprese che si trova meglio a Mosca che in altre capitali europee. Vanno a ruba i corsi di russo in Dvd.

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