In fila, per la leadership del futuro Pd

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Il classico dei classici di Agatha Christie ha nobilitato il genere letterario dei gialli con decine di titoli, ma se chiedere a un lettore sporadico il titolo che conosce dei suoi libri, risponderà sena esitare “Dieci piccoli indiani”. Forse vi dirà anche che sono le vittime di omicidi, di pedine di una scacchiera che cadono una a una vittime di un assassino misterioso.

C’è qualche attinenza con gli otto e forse più aspiranti a praticare la respirazione bocca a bocca per rianimare la sinistra storica in pieno collasso? Dicono di sì le manovre palesi e nascoste per la successione a Renzi e al trasbordatore Martina. Questi vi aspira con poca convinzione, ci conta l’ex segretario, anche se i compagnucci della Leopolda lo vedrebbero padre di una nuova costola del Pd. Si propongono i renziani atipici Matteo Richetti e Deborah Serracchiani, l’ex renziano Giachetti, contiguo all’ex pemier Gentiloni, ex candidato sindaco di Roma, iperattivo e ideologicamente libero pensatore, presenzialista alle feste dell’Unità, del tipo “Candidati!” “Non so, ci penso”. Nel guazzabuglio del mix aspiranti c’ è posto anche per Bentivoglio, leader dei metalmeccanici Cisl e si fa largo Boccia uomo di Letta (area Emiliano), poi l’ideologo mite Cuperlo, che marcia in solitudine. Nome gettonato è quello di Zingaretti, solerte frequentatore di feste politiche e convegni, convention. Ci sarà certamente a quella di Roma di metà Ottobre (“Piazza Grande”), trampolino di lancio della sua candidatura a segretario. Tutto qui? Dov’è l’analogia con il giallo della Chistie? E’ nella prevedibile aggiunta di altri pretendenti, che arriverebbero a eguagliare il numero dei dieci piccoli indiani, probabilmente destinati a “morte” politica, cioè scavalcati da un outsider.

Nel frattempo il Pd sembra sulla strada di rimettersi dalla grave patologia che lo ha colpito. Lo dicono la festa dell’Unità di Ravenna con alta affluenza, l’incontro di Milano anti Salvini-Orbàn e la grande manifestazione contro il governo Lega-5Stelle del 29 Settembre. Niente di “rivoluzionario”, ma lievi cenni di ripresa.

L’ “Incompiuto” Di Maio è di nuovo tra noi, evviva. Di ritorno da una missione in Egitto ha esternato. Caso Regeni: “Il governo precedente, per esercitare pressione, sul Cairo ha disdetto contratti per miliardi di euro. Se li è accaparrati la Francia”. Gli hanno chiesto di riferire sull’esito della missione, se finalmente avesse ottenuto verità e giustizia per il giovane ricercatore torturato e ucciso: nessuna risposta. E’ poi tornato sul fulcro principale del programma elettorale 5Stelle, del contratto con la Lega, cioè sul reddito di cittadinanza “da fare subito”, come proclamò all’indomani del voto di marzo. “Lo faremo nel 2019”, ha detto (ora pensa sempre con il verbo al futuro). Auguri.

Il “Ce l’ho duro” valpadano, ministro dell’interno leghista, ha pronunciato da starter il via alla dotazione di pistole paralizzanti alle forze di polizia. Nessuno gli ha chiesto cosa accadrà se le useranno per neutralizzare l’aggressione di donne incinta (con pancia ancora non evidente), portatori di pacemaker, infartuati.

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