STAI “SERENO” ENRICO LETTA / CON TUTTA LA MONTAGNA DI POLTRONE CHE OCCUPI…

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Dio li fa e poi li accopia. O poi li ‘scoppia’. Succede a Matteo Renzi ed Enrico Letta. 

Il primo aveva annunciato al mondo che si sarebbe ritirato in campagna, novello Cincinnato, se avesse perso il referendum Costituzionale di dicembre 2016. Lo vedete ancora lì, anima grigia del fantoccio Maurizio Martina a dettar la linea di un Pd che ormai non esiste più. Questi fantasmi di eduardiana memoria. 

Lui che doveva stare “sereno”, Letta, dopo il calcio del compagno Renzi ha preferito espatriare per i prestigiosi lidi della cultura, tuffandosi negli atenei francesi. Ha cominciato subito ad insegnare alla Scuola Affari Internazioniali dell’istituto di studi politici Paris-Sciences Po: per propalare il suo Verbo alla nouvelle vague macroniana e le linee future delle nostre strategie econoniche e sociali globalizzate. 

Ma un incarico tira l’altro e l’ex margheritino doc non s’é lasciato prendere dagli ozi accademici parigini. Anzi. Proprio in questo periodo ha fatto incetta di poltrone e poltronissime. 

 

GIALLO ABERTIS / C’E’ ANCORA O NO NEL CDA ?

La sede di Abertis. Nel montaggio di apertura Ian Brennan e, a destra Enrico Letta


La patata più calda è quella di Abertis, il colosso spagnolo delle infrastrutture, intorno al quale sorge però un mistero. Letta giura di aver lasciato la poltrona di consigliere a 115 mila euro al mese  pochissime settimane fa, “per evitare conflitti d’interesse e altre possibili voci”. 

Un sito, uscito propriro a ferragosto, dà per certa la presenza del nostro ex premier ancora oggi tra le fila di Abertis. Boh…

Certo per Abertis il periodo è ben caldo. Dopo l’estenuante corteggiamento di Atlantia del gruppo Benetton, che dovrebbe portare in breve a giuste nozze, le cose sembravano fatte. Ma c’è stata la tragedia del ponte Morandi di Genova, che ha rimesso in discussione alcuni dettagli e ritardato la firma finale. 

E adesso? Per ora Abertis, quartier generale a Barcellona, ha altri grossi affari in pentola. Gestisce autostrade sempre in Spagna per 1.500 chilometri e in Francia per 1.750. 

Ma è soprattutto il ramo televisivo ad ingolosirla sempre di più: attraverso Retevision, infatti, Abertis ha creato nella penisola iberica una rete con più di 3000 punti di telecomunicazione sia sul fronte radio che tivvù; ma soprattutto è il primo azionista di EUTELSAT, il terzo operatore mondiale per quanto concerne i satelliti. 

Non è finita, l’onnipresente Abertis si occupa anche di gestioni aeroportuali: attraverso la britannica TBI, infatti, si occupa di 8 scali internazionali e numerosi regionali. 

Dimenticavamo un’altra ciliegina autostradale, sempre in Italia: dal 2016 in pratica Abertis controlla  il 51 per cento dell’autostrada Brescia-Padova e l’85 per cento della A 31 Valdastico. Insomma un bell’antipasto in visto dello sbarco in pompa magna nel Belpaese. 

E’ ancora in sella o no, il nostro puledro di razza toscana, ad Abertis o a qualcuna delle sue  molteplici controllate o collegate? Niente di male ad ammetterlo, spiegando temi e dinamiche di entrata e ingresso, come si fa in tutte le autostrade che si rispettino quando si paga l’esoso pedaggio. Anche per capire meglio tutte i risvolti della trattativa Abertis Atlantia (che controlla Autostrade): perchè pare quantomeno un po’ anomalo che un ex premier di uno Stato vada a sedere nel CdA (o comunque a fare il ‘consigliori’) super stipendiato nel momento più bollente della trattativa circa la fusione ‘calda’ con il colosso di un altro paese. Normale?

Insomma, un qualche conflitto d’interessi c’è, e grosso, e andrebbe spiegato non solo ai mercati e negli atenei, come il professore è ben abituato a fare, ma anche ai cittadini italiani e ai riparmiatori, che caso mai sul titolo Atlantia hanno puntato le loro fiches. Elementare Watson, ancora più semplice per un professore che esce dagli eccelsi ranghi della Normale di Pisa.  

Lasciamo Abertis e torniamo al nostro ex premier che subentrò a Mario Monti. 

 

DAGLI SQUALI DEL RISPARMIO ALLA TRILATERAL

Tutti gli altri incarichi hanno in prevalenza un sapore finanziario. 

Prendiamo Eurasia Group, una sigla un po’ anomala, anche stavolta, perchè si interessa ai gruppi industriali che si trovano in grosse difficoltà e cercano – con mezzi certo non propri – di tirarsi su e superare la crisi. Fondata giusto 20 anni fa, nel ’98, da Ian Brennan, un squalo negli spesso burrascosi mari della finanza a stelle e strisce, può contare su svariate sedi nel mondo, da New York a Washington, da San Francisco a Singapore fino a San Paolo in Brasile. Al timone di comando, in qualità di Ceo, Robert Johnathan. Nel 2000, l’analista finanziario Patrick Trucker non è stato molto tenero nel suo giudizio, avendo scritto che Eurasia Group gestisce i “10 Top Risk” mondiali, ossia presta consulenza a giganti dell’industria che sono sull’orlo del baratro: se lo saltano fanno bingo, ma se non ce la fanno… Una società certo non quieta del genere ha comunque deciso di affidarsi alle – ben pagate, ma la cifra è top secret – consulenze del nostro semprequieto ex primo ministro.

Più tranquillo, a quanto pare, il lavoro, sempre di consulenza remunerata – presso la AMUNDI, una società che si occupa di gestione del risparmio. Il nostro prode economista vi ha fatto ingresso poco più di due anni fa, il 31 maggio 2016, ed è membro del neo advisory board. Il gruppo è guidato da un pezzo da novanta, l’ex ministro degli esteri francese Hubert Vedrine e nel suo staff fanno capolino Helen Alexander, ex presidente della Confederation of British Industry, Maurice Levy, presidente e direttore generale del gruppo Publics, Jurgen Stark, ex membro del direttivo Bce. 

Insomma le porte girevoli che più perfette non si può: ricopri un importante incarico ministeriale o dirigenziale ad altissimo livello, e poi fai da super consulente per le società private con le quali sei entrato in affari: spesso e volentieri con i tuoi ex datori di superlavoro. Semplice come bere un bicchier d’acqua.

 

MA TROVERA’ UN’ORA PER GLI ALLIEVI PARIGINI ?

Eccoci all’ennesima poltrona, stavolta nel salotto di “Spencer e Stuart”, stimatissima società di “cacciatori di teste”. Si trova in compagnia nientemeno che dello zio, Gianni Letta, l’eterno Gran Ciambellano di Silvio Berlusconi. Quartier generale a Chicago, Ceo Chevin Mconnelly, nel suo statuto figura senza infingimenti la ricerca di figure dirigenziali di altissimo livello, che possano occupare posizioni di responsabilità e potere. Secondo alcuni analisti “il suo ruolo ha un forte impatto sulle politiche e le finanze mondiali, grazie agli stretti rapporti con politici di spicco”. E c’è chi puntualizza anche il suo ruolo giocato in Italia: “Avrebbe ricevuto in appalto il delicato compito di selezionare e vagliare le candidature di ben 350 persone da collocare in ruoli chiave nelle tecnostruttre legate al governo”. Da chi? Da quale governo? Con ogni probabilità da quello passato, visti i tempi ‘tecnici’. Ma sarebbe meglio chiarire anche questo piccolo giallo.

Gianni Letta

Il poltronificio di casa Letta (Enrico) in questo caso con conosce confini. Ma accanto agli incarichi remunerati non possono che comparire anche gli scranni di puro e semplice prestigio. Vuoi mettere quello in uno dei consessi più prestigosi e potenti (anzi, il più potente) al mondo, la Trilateral? Lui, mister Enrico, c’è. 

Così come spesso gli capita di partecipare ai summit internazionali (un anno negli States, un anno in Italia, a giugno scorso si è tenuto a Torino) organizzati dai Bilderberg, l’altra “super massoneria”, come molti la definiscono, che decide i destini economici e finanziari di mezzo mondo: difesa a spada tratta, Bilderberg, da Emma Bonino, grande amica di Georges Soros, il super affarista umanitario “Mangia-Paesi”, il cui pensiero politico-economico ha molte affinità con quello dei Bilberberg. Enrico Letta ha partecipato al summit organizzato nel 2012 negli Usa, in Virginia, nella splendida cornice del castello di Chatilly. 

Segretario dell’Arel, la sigla fondata da uno degli storici economisti del nostro Paese, Beniamino Andreatta, l’infaticabile ex premier trova il tempo anche per partecipare ai summit della prestigiosa Fondazione britannica Liberty London; e ha fondato altre sigle, come l’associazione Trecentosessanttrè e il laboratario d’idee economico politiche – oggi si chiamano think tank – VeDrò.

Staremo davvero a vedere. Anche come riesce a conciliare, l’onnipresente Letta, questa monumentale dose di incarichi con la docenza alla prestigiosa Università di Parigi, visto tra l’altro che di frequente vola per lectio (magistralis?) a Sidney, in Australia, e San Diego, negli Stati Uniti. Cosa diranno gli studenti parigini delle – immaginiamo – plurime assenze del Maestro dalla cattedra?

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