MORTI SOSPETTE  / UN TIR TRAVOLGE NOVI, CENSORE DI BENETTON & C.

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Un incidente, un brutto incidente. La vittima è Emiddio Novi, una carriera al quotidiano il Roma di Achille Lauro a Napoli, un giornalista di destra-destra, poi diventato senatore tra le fila di Forza Italia.

E’ morto nel suo paese natale, un piccolo centro pugliese, travolto da un automezzo addetto alla raccolta dei rifiuti che faceva marcia indietro. Una dinamica davverso singolare. 

Riporta alla mente due gialli, mai risolti e ben presto archiviati dalla magistratura. La fine del numero uno delle Ferrovie Lorenzo Necci, l’uomo di tutti i segreti delle FS e non solo, il quale mentre procedeva a lenta andatura in bicicletta tra le campagne venne travolto da un’auto. Si è mai saputo niente su quella dinamica? Niente, buio pesto. Tutto messo a tacere. 

Due anni fa, invece, uno dei pm più impegnati alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sul fronte dei traffici della monnezza tossica e milionaria, Federico Bisceglia, perse la vita in un incidente ancora più enigmatico. Procedeva lungo la Salerno Reggio Calabria e la sua auto sfondò il guard rail urtando con violenza. Mezz’ora prima c’era stata la segnalazione di un incidente, ma in senso inverso. Lui perde la vita ma una signora che viaggiava in auto esce illesa, viene ricoverata per due giorni all’ospedale di Salerno e pare che niente abbia mai dichiarato a verbale circa la dinamica dell’incidente. Boh. Pensate che qualche amico togato abbia aperto su quella ‘strana morte’ del collega un fascicolo e poi datogli seguito? Se mai è stato aperto, è stato subito richiuso. Logico? 

Stesso copione, c’è da starne certi, per Novi.

Sul web, però circolano non poche notizie, ovviamente oscurate da media ufficiali, da quella carta stampata che diventa sempre più carta straccia. 

Ecco cosa c’è scritto in un post del senatore 5 Stelle Elio Lannutti, presidente onorario di Adusbef, l’associazione nata a tutela dei risparmiatori: “Il presidente Iri che fu l’esecutore per vendere le Autostrade ai Benetton era stato Gian Maria Gross Pietro, un distinto signore che si preoccupava per il suo futuro. Lasciata l‘Iri fu assunto dai Benetton, con 1 milione di euro netti al mese”.

Qualche giorno prima lo stesso Novi aveva scritto un più articolato post, titolato “Il Compagno Benetton”.  Eccone, di seguito, alcuni stralci.

“Insaziabili questi Benetton, più guadagnavano meno spendevano per la manutenzione delle autostrade che avevano avuto in regalo dal centrosinistra”.

“In pieno delirio di privatizzazione comprano dall’Iri la catena GS con i soldi delle banche e subito la rivendono guadagnandoci 4.500 miiardi di lire”. 

“Fantasiosi questi Benetton. Prodi, Ciampi, Amato s’erano impegnati con Bruxelles e soprattutto con francesi e tedeschi per smantellare l’Iri. Massimo D’Alema li prende in parola e nel 1999 decide di privatizzare la rete autostradale di proprietà dell’Iri e quindi ancora dallo Stato. Bussano a Banca Intesa e gli viene aperto. Chiedono un piccolissimo prestito che in euro è di 8 miliardi e l’ottengono. Con questi soldi comprano autostrade. Per due, tre anni la manutenzione è quasi inesistente. Con i soldi rastrellati ai caselli e l’aumento delle tariffe restituiscono i soldi a Intesa”. 

“Le Autostrade sono una zecca che produce moneta sonante. I Benetton semifalliti come imprenditori del tessile-abbigliameno hanno diversificato e incassano tanti di quei soldi da diventare investitori globali. Con i soldi guadagnati con una gestione finanziaria e non industriale della rete autostradale ex Iri i Benetton diventano soci degli spagnoli Abertis e comprano il 50 per cento della rete”. 

“Insaziabili questi Benetton. Con una redditività del 25 per cento decidono di tagliare le spese di manutenzione. Nel 2016 ottengono una proroga quarantennale con un emendamento aggiunto all’ultimo minuto dal governo alla Finanziaria. La banda Ranzi è capace di tutto. I predecessori non sono da meno. I contratti che riguardano i concessionari delle autostrade vengono secretati”.

“E la trasparenza del mercato, la concorrenza, la terzietà della politica, l’occhiuta vigilanza del commissario per la concorrenza di Bruxelles? Tutto fumo, chiacchiere e distintivo”.

“Questa banda di malavitosi merita un decreto del governo che spazzi via la benevolenza di Tar e magistratura civile corrotta. E che faccia capire a opposizioni e potere mediatico che la ‘fortuna’ sta abbandonando i Benetton e quelli come loro”. 

Novi non riuscirà a vedere questo sperabile – ma secondo noi difficilmente raggiungibile in tempi ragionevolmente brevi – scenario di ‘trasparenza’ e galere aperte per i ladri di Stato. Ma ce lo auguriamo con tutta la nostra forza.   

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