C’eravamo tanto amati: canzone stonata per le voci di Kim e Trump

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Dice Trump, con le quattro parole apprese che gli mette in bocca il portavoce, che il rendez vous con Kim Jong-un evita una “potenziale catastrofe nucleare”. Ci faccia capire, mister tycoon, non le sembra che il potenziale pericolo incomba esattamente come prima? La catastrofe sarà una tragica, permanente ipotesi, fino a quando gli arsenali suoi, di Russia, Israele e di tanti altri detentori di armi atomiche, ne saranno strapieni. Ci spieghi e senza giri di parole perché la penisola coreana deve essere denuclearizzata e mezzo mondo può continuare a detenere missili a testata nucleare, bombe all’idrogeno? Se Kim Jong-un promette di distruggere il suo arsenale, si chieda perché e se manterrà la promessa.

Che il feroce dittatore sia stato colpito sulla via di Damasco da empiti pacifisti è cosa irreale, da fantapolitica. L’ipotesi più probabile è che finga di cancellare anni e miliardi spesi per il nucleare, che il sodalizio miri a impiantare antagonismo politico e finanziario di contrasto al crescente gigantismo della Cina, in cambio di inediti “Piani Marshall”, per sanare l’economia disastrata di Pyongyang.

Con Luciana Alpi che non c’è più, muore al cinquanta per cento la speranza di sollevare definitivamente il velo di omertà istituzionali, che ha impedito di vedere sul banco degli imputati i responsabili materiali e i mandanti dell’omicidio di Ilaria Alpi e del cameraman Rovatin. Se ne va un simbolo della tenacia profusa per smentire bugie e colmare omissioni, di ostinazione nel perseguire un sistema di omertà strutturato per coprire chi c’è dietro il turpe mercato delle armi, di complicità dell’apparato militare con i fabbricanti e con chi li commercia senza operare discriminanti tra chi ne fa uso, che siano dittatori o mafiosi. Resta a combattere il padre di Ilaria, ma dopo anni battaglia, ostacoli di ogni genere negano di guardare con ottimismo all’accertamento ufficiale della verità.

Cosa raccomandano gli psicologi dell’infanzia ai genitori? Il primo fondamentale dell’educazione è la ricaduta sui figli di comportamenti corretti. Ma quanti papà e mamme si attengono a questo “comandamento?

Sì, pochi. Un padre disonesto, corrotto, cosa trasmette ai figli e cosa una madre, che per non impegnarsi in spiegazioni comprensibili e razionali mente sistematicamente?

Il prologo di questa nota è utile per capire l’assurdo di una città, che trasferisce nel tifo per il calcio forme latenti ed esplicite di razzismo. Succede che quando lo Stadium juventino ospita il Napoli e altre consorelle del Sud, sugli spalti compaiano striscioni infamanti, esempio di volgarità gratuita e bestiale. Succede che insultino i giocatori di colore (nel Napoli il gigante Koulibaly), che agli azzurri arrivi il coro con cui si chiede al Vesuvio di spazzare via con la sua lava distruttrice la città che domina maestoso. Succede che Torino cancelli dal suo passato di metropoli industriale la memoria della sua grandezza a cui hanno contribuito in misura decisiva i meridionali, strappati al lavoro dei campi per convertirli in tute blu addette alla fatica della catena di montaggio in Fiat e non solo. Succede che Torino dimentichi la robusta partecipazione dei lavoratori immigrati dal Sud al benessere economico della città, prodotto dai salari spesi per fitto casa, alimentazione, tasse.

Tali padri, tali figli: succede che i ragazzini della Juventus, vincitori del torneo under 15 sugli azzurrini, anzichè gioire con la semplice allegria della loro fresca età, hanno intonato il coro “Napoli usa il sapone”. Malagò, presidente del Coni: “Li reputo atti di una gravità senza precedenti”. Potete scommetterci, quei razzisti in erba hanno padri e madri probabilmente soci di facinorosi del club che accede senza filtri negli stadi (di Bergamo, Verona e Roma) protagonisti di cori e striscioni vergognosi. Gli stessi che caricano sui figli in campo la loro di isteria, insultano avversari e arbitri, con comportamenti diseducativi, dalle conseguenze permanenti.

La società della Juventus si è dissociata dall’episodio dei suoi baby e intolleranti calciatori, ma basta? Il problema “prevenire è meglio che curare” comprende fasi antiche e recenti. Si deve addebitare ai cartelli del “fittasi, esclusi meridionali”, agli insulti, al disprezzo del leghismo per il Sud.

Dal rap di Jovanotti in memoria di Pino Daniele, eseguito al San Paolo: “Napoli è molto di più di pizza e mandolini, è il mondo che si trasforma, libertà, utopia”.

Napoli è crocevia di culture, generosità, accoglienza, energia, intelligenza, rispetto, amicizia, altruismo, tolleranza: parole di un rap da scrivere e che diventi materia obbligatoria di studio per bambini e ragazzi del Nord.

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