INQUINAMENTO / LA BONIFICA TAROCCATA DEL SARNO

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Non solo Bagnoli, fra le bonifiche taroccate a suon di milioni di euro. Adesso spuntano anche i maxi sperperi per il fiume Sarno, uno dei più inquinati d’Italia e per il quale una quindicina d’anni fa venne addirittura creato un commissariato ad hoc.

Niente è stato mai fatto, le solite finte, ma vagoni milionari spesi, oltre 500. Le gestione del progetto iniziale di bonifica venne affidato nientemeno che ad un generale fresco di pensione, Roberto Jucci, il quale – secondo i racconti di alcuni esperti – cercò di rimboccarsi le maniche, intraprese alcune prime azioni ma poi la macchina organizzativa si inceppò tra le solite pastoie burocratiche, sprechi e i rituali clientelismi.

Gli ultimi risultati sulla qualità delle acque, del resto, sono impietosi. Su un totale di 16 zone esaminate, ben 10 non raggiungono la sufficienza, delle quali 4 di “qualità scarsa” e 6 di “qualità cattiva”.

Da tener presente, per fare un solo esempio, che le acque del Sarno passano anche, prima di finire nel golfo di Torre Annunziata, davanti agli stabilimenti del colosso farmaceutico Novartis. Tutto un programma…

Così commenta, con un suo studio, Legambiente: “il fiume Sarno continua a versare in un forte stato di sofferenza causato da scarichi di reflui urbani e industriali non depurati, inquinamento da pesticidi e difese naturali ridotte ai minimi termini”.

Risale ormai quasi a 20 anni fa la catastrofica esondazione del Sarno, che generò quella gigantesca valanga di fango killer che portò morti e distruzioni.

Ricorda un geologo: “il dopo Sarno, la ricostruzione allora venne affidata a quegli stessi progettisti autori dei precedenti scempi ambientali, incredibile ma vero. Un po’ come era capitato, anni prima, con i Regi Lagni, la zona al confine tra Napoli e Caserta per la quale vennero investite centinaia e centinaia di miliardi di vecchie lire del dopo terremoto. E gli stessi progettisti dello sfascio scientifico vennero incaricati del risanamento”.

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