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ENI / TUTTI A PROCESSO PER LE MAZZETTE NIGERIANE


20 dicembre 2017 autore: Cristiano Mais



Claudio Descalzi

Natale nella bufera per Eni e i suoi vertici. Il gip del tribunale di Milano, infatti, ha deciso il rinvio a giudizio per 15 imputati, tra cui il presidente Claudio Descalzi, l’ex numero uno Paolo Scaroni e il faccendiere Luigi Bisignani, tutti per corruzione internazionale a proposito delle tangenti petrolifere in Nigeria. Rinviati a giudizio anche i vertici dell’altro colosso, Shell, nonché le due società (Eni e Shell) in quanto tali.

Il gip, Giuseppina Barbara, ha accolta la richesta dei pm, Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, che in due anni di lavoro hanno raccolto un imponente materiale probatorio, da cui emerge uno scenario da brividi, con mazzette che sono approdate ad un conto corrente del governo nigeriano, gestito dall’allora ministro per l’Energia Dan Etete.

Tra i mediatori eccellenti, oltre a Bisignani, l’amico e socio Gianluigi Di Nardo e l’omologo nigeriano Emeke Obi, il cui nome – secondo la ricostruzione dei pm – è stato suggerito proprio da Bisignani. In quel contesto mazzettaro, Descalzi “ha tenuto personalmente i contatti” con tutti i soggetti coinvolti.

Il processo inizierà il 5 marzo 2018 davanti alla decima sezione penale del tribunale di Milano.

L’importo della tangente è pari ad 1 miliardo e 300 milioni di dollari, versato sei anni fa, nel 2011, per ottenere la ghiotta concessione petrolifera.

Una soltanto fra le tegole giudiziarie per Eni e le sue sorelle. E’ in piedi infatti l’inchiesta sulle mazzette algerine, appena 200 milioni di dollari l’importo. Mentre è colossale quello della tangente del secolo, Petrobras, 5 miliardi di dollari accertati e versati (ma si potrebbe arrivare addirittura a 20!) a mezza classe politica brasiliana da svariati partner internazionali, comprese le nostre Saipem e Techint, che fa capo al gruppo di Gianfelice Rocca.

E pensare che Eni stava già stappando, giorni fa, lo champagne, per via dei successi inanellati di fresco a livello internazionale. Così un sito finanziario: “La ripresa della produzione a Goliat, la cessione in Ungheria, l’accordo con Sonatrach e l’atteso avvio di Zohr in Egitto, si traducono in segnali positivi delle investment bank”.

Peccato che il cin cin sia stato bruscamente interrotto dalla procura milanese.

 

Nella foto Claudio Descalzi




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