Due o tre cose che so della Rai

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Guglielmi, mitico direttore di Rai3, capì per primo il valore aggiunto delle teche, cioè degli archivi dell’azienda dove finisce, ben catalogato, quanto va in onda sulle tre reti. I “materiali”, rigenerati in contenitori ben congegnati consentono alla televisione pubblica di riempire ore di programmazione con il solo costo di un nuovo e inventivo montaggio. Esempio clou di questa di destinazione della “scoperta” è senza alcun dubbio il “Blob” di Ghezzi. Molte le successive rubriche costruite con spezzoni di vecchi programmi, ultima “Teche, teche, te” così titolata perché riutilizza immagini immagazzinate appunto dal settore teche, ma si può facilmente constatare che soprattutto nei programmi di intrattenimento e sportivi il ricorso a immagini di repertorio è sistematico. Un cenno particolare merita la riproposizione di film: i classici, (Via col Vento), i riempitivi (Stanlio e Ollio). Ma il top del ripescaggio avviene nei mesi estivi, quando la macchina produttiva rallenta e quasi si ferma. Allora, di nuovo il tutto Totò, vecchie pellicole in bianco e nero, sceneggiati degli anni sessanta e settanta, l’intero ciclo degli 007.

Il “riempitivo” è anche strumento consueto per colmare i vuoti tra telegiornali e i programmi a seguire. Se ne occupa anche questa nota. In attesa della soap “Un posto al Sole”, Rai3 commissiona rubriche brevi, ultima in ordine di tempo “Senso comune”, divertente mix di personaggi di tutti i giorni. Si alternano in dialoghi surreali due giovani pizzaioli napoletani, tre tassisti genovesi, due donne mature praticanti lo yoga, nonno e nipote ombrellai, padre e figlio allevatori di bestiame, tre graziose ballerine.

Anche se scontato è utile ricordare che per andare in onda c’è un operatore addetto. Forse afflitto da problemi personali, distratto da pensieri estranei al posto di lavoro, il tecnico di turno, ieri sera ha messo in onda la stessa puntata di “Senso Comune” del giorno prima. Il clamoroso errore non è l’unico di casa Rai. E’ successo per identiche puntate di sceneggiati, ritrasmesse al posto della nuova. Per i non addetti ai lavori si segnala anche la frequenza di peccati veniali che un tempo la Rai avrebbe punito con la sospensione temporanea dei responsabili. Troppo spesso, alla fine di un programma, non segue istantaneamente il successivo e lo schermo per qualche secondo rimane a nero. Ancora: quante volte i conduttori dei telegiornali annunciano la partenza di sevizio che non parte e devono inventare la scusa “non è ancora pronto, lo manderemo in onda più avanti, nel frattempo…” In realtà il pasticcio avviene in regia che non ha predisposto con precisione la successione dei filmati da trasmettere.

Per carità, sono peccati veniali, ma egualmente imperdonabili. Il peggio è la punizione che gli utenti, non solo Rai, subiscono nei mesi estivi, quando la televisione si trasforma in uno svago deprimente.

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