“Lui con Salvini”: Borghezio condannato per razzismo. Multa e risarcimento alla Kyenge

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Alleluia. Laurea in discipline giudiziarie, centodieci e lode, bacio accademico, per i magistrati milanesi che hanno condannato il truce Borghezio, europarlamentare in quota Salvini che in intervista radiofonica si lasciò andare a espressioni razziste indirizzate al ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, di origine africana: “Gli africani sono africani e appartengono a una etnia molto diversa dalla nostra“, in riferimento a “tradizioni tribali, il bonga bonga” e al suo posto di medico alla Asl “lavoro che è stato tolto a un medico italiano”. Ha sentenziato il tribunale che “Le espressioni utilizzate nel corso dell’intervista, ascoltata da molte persone, sono particolarmente diffamatorie perché si fondano su un’idea razzista della inferiorità della cultura del Paese d’origine”. La condanna per diffamazione aggravata prevede una multa di mille euro e il risarcimento alla Kyenge di 50mila euro. “L’attacco al Ministro, chiariscono i magistrati, non ha riguardato solo le sue convinzioni politiche in materia di immigrazione e leggi sulla cittadinanza, ma anche la sua persona in quanto originaria di un Paese africano e non si tratta di “critica politica”, né si può dire che l’intervista abbia qualcosa a che fare con la satira“.

Il commento della Kyenge: “Probabilmente Borghezio sperava nell’immunità parlamentare, negata dal Parlamento europeo, che ha ribadito “il razzismo non è mai parte del confronto e del dibattito politico”.

“Perché solo io e non altri che sono d’accordo con me”, ha provato a contrattaccare Borghezio”

Non è detto poi che non si trovi in compagnia in futuro, dal momento che sul senatore Calderoli pende ancora in giudizio in attesa di una decisione della Corte Costituzionale in merito alla sua immunità. La condanna di Borghezio non è riguarda la mia persona, ma tutta la società. Per questo devolverò quanto mi verserà proprio alla causa di chi lui insulta ogni giorno, fondando sull’odio un’intera carriera politica”. 

L’Italia antifascista e dell’accoglienza si augura che altri magistrati agiscano in parallelo contro ogni rigurgito neofascista come prescrive la Costituzione. Un caso in evidenza in questi giorni, ma solo uno di troppi per ora impuniti, chiama in causa l’estremismo di destra di Forza Nuova che ha postato un manifesto remake della propaganda della Repubblica sociale italiana (fascista). L’ignobile messaggio si serve dell’immagine di un soldato di colore che violenta una donna bianca. La scritta: “Difendila dai nuovi invasori, potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua figlia”.

Ipotesi antagonista: un manifesto con l’immagine di un bianco femminicida, uno delle migliaia, che picchia, violenta e uccide una donna dalla pelle bianca (madre, moglie, fidanzata, compagna).

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