Di evasione in evasione: cuccagna per re Mida d’importazione 

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E’ maledettamente irrisolvibile la diffusione mondiale dell’impunità fiscale. Ci provano sporadicamente i governi orientati più a sinistra che a destra, ma opposizioni e quote interne dei partiti che vorrebbero colpire l’evasione frenano e non  se ne fa niente. Una tra le principali ragioni dello stop è insita nel sistema che governa il novanta per cento del pianeta. Alla consolle di comando agisce chi con mille stratagemmi elude l’obbligo di pagare le tasse proporzionalmente al proprio reddito e mantiene in vita l’impotenza operativa della macchina tributaria. I fondamentali della questione sono inutilmente noti. Presa ad esempio l’Italia, decine di ricerche di settore hanno pronosticato un perfetto stato della sua salute finanziaria nell’ipotesi purtroppo utopica che si azzerasse l’evasione. Il debito del Paese svanirebbe totalmente, a vantaggio dei nodi strutturali della nostra economia: ricerca, innovazione, investimenti, drastico taglio alla disoccupazione. Non è ovviamente che una chimera, un miraggio spazzato via dalla realtà di imprese, professionisti, magnati dell’industria e del commercio, più in basso di artigiani e bottegai, che frodano il fisco grazie ad abili commercialisti, a prestanome, o perché sono semplicemente sconosciuti. Per i vip dell’evasione c’è ben altro che consente di evadere e prima di tutto la residenza in Paesi stranieri, ma in misura molto più redditizia nei “paradisi fiscali”, extraterritorialità ospitale di capitali sommersi. E’ lecito l’interrogativo che chiede ragione di un mondo dell’illecito impunito e come sembra impunibile? Ovviamente sì, ma la constatazione non sposta di una virgola la rabbia dei cittadini onesti che pagando le tasse contribuiscono a tenere in piedi l’economia del Paese, pur se nella sua oramai storica precarietà. In questo contesto fa riflettere la geniale trovata per attrarre ricchezze di nababbi stranieri. Se mister X,Y  fissa in Italia la sua residenza, l’invitante offerta è di pagare una tassa forfettaria di 100mila euro. Una bazzecola per redditi multimilionari, una palese incongruenza che discrimina i top ten della ricchezza in Italia, potenzialmente tassati con ben altri prelievi. Trattamenti di favore sono riservati a chi dall’estero conta di rientrare in Italia, con uno sconto del 50 percento sul dovuto. Per cinque anni metà della retribuzione esentasse. Il privilegio spetta anche a manager distaccati che conservino la residenza nel nostro Paese. Agevolazioni sono previste per ricercatori e docenti che scelgono il contro esodo. Il dispositivo per i nababbi sarebbe accettabile e con riserva, se ne usufruissero imprenditori indotti a  trasferire la produzione in Italia, a creare occupazione e indotto, ma si può scommettere che risponderanno all’invito titolari di immensi patrimoni attratti solo dall’incentivo della tassa unica di centomila euro, a prescindere da impegni di investimento. Il rischio è di allungare l’elenco dei paradisi fiscali imputati di illegalità, strategicamente  dislocati in isole caraibiche per sfuggire a tentativi di bonifica. L’Italia è altro e sotto gli occhi per nulla indulgenti della Comunità Europea.

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