PABLO ESCOBAR E LA CIA / LA STORIA RACCONTATA DAL FIGLIO

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“Mio padre era al servizio della Cia”. E’ la rivelazione bomba contenuta in un fresco di stampa, un libro-intervista di Juan Pablo Escobar Henao, il figlio del narcotrafficante più importante del mondo.

Scritto con lo pseudonimo di Juan Sebastian Marroquìn, il volume si intitola “Pablo Escobar In Fraganti” e descrive in modo minuzioso tutti i rapporti & le connection del potente padre con gli agenti dei servizi segreti americani. Un filo rosso che nel corso degli anni ha collegato il numero uno del cartello di Medellin con ufficiali & agenti della Cia.

Negli Stati Uniti il volume è uscito in modo semiclandestino, oscurato dal mainstream, allineato e coperto, da Obama fino a Trump, per creare una possente cortina di fake news capace di oscurare le verità più scomode. Proprio come quella di un Escobar al soldo della Cia.

Fa il paio – per la sua forza dirompente – con la notizia del coinvolgimento della famiglia Bush con gli affari griffati Osama bin Laden, che la Voce documentò con una prima intervista rilasciata una dozzina d’anni fa dall’avvocato Carlo Taormina, il quale aveva parlato di un pranzo di lavoro tra Bush senior e Osama bin Laden, alla presenza della stella del tennis Bjorn Borg e della sua allora compagna Loredana Bertè (Taormina era il legale della Bertè). Fino all’incontro di Bush junior con il cugino di Osama presso la sede della potente banca a stelle e strisce Carlyle, proprio quell’11 settembre 2011, per assistere in diretta al crollo delle Twin Towers.

Ma torniamo a bomba, ossia i traffici di coca diretti da Escobar e teleguidati dalla Cia.

Mosca bianca nel panorama dei media a stelle e strisce, della vicenda scrive Claire Bernish: “Il figlio di Escobar racconta di suo padre che lavorava per la Cia vendendo cocaina per finanziare la lotta contro i comunisti in Centro America. Escobar dice che il business della droga è ben diverso da come ce lo possiamo immaginare. Quel che faceva la Cia era di comprare i controlli per fare in modo che la droga potesse entrare in tutta tranquillità per fare grandi affari. ‘Mio padre non ha mai fatto affari da solo – prosegue – ma con gli agenti Usa che gli permettevano quei traffici e quei danari. Lui aveva rapporti diretti con i vertici della Cia’”.

Non è la prima volta che si sente parlare di un forte coinvolgimento della Cia nei traffici internazionali di coca. Più di venti anni fa, nel 1996, un giornalista d’inchiesta, Gary Webb, ad esempio, firmò una serie di articoli esplosivi sul Sun Jose Mercury News. Significativo il titolo del mega reportage, evidentemente ignorato dal mainstream ufficiale: “Dark Alliance”, l’Alleanza oscura. Il filo rosso, a quell’epoca, era rappresentato dagli stretti legami tra la stessa Cia, i Contras nicaraguensi e i trafficanti di coca. Fu facile, allora, nascondere il tutto, dimenticare quelle inchieste al calor bianco, delegittimare il reporter.

Ma quei fatti, ora, tornano in modo prepotente a galla attraverso una fonte che più diretta non si può: Juan Pablo Escobar Henao, il figlio del super trafficante.

Nella foto Pablo Escobar 

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