GIALLO SCHWAZER / 31 GENNAIO, DA PARMA E DA TORINO LE PRIME VERITA’

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Giornate cruciali per far luce sul giallo Schwazer, il campione al quale è stato impedito di gareggiare alle Olimpiadi di Rio sulla base di un prelievo di urine effettuato – caso unico nella storia dell’atletica – il giorno 1 gennaio 2016: primo risultato negativo, controanalisi positive.

Il 31 gennaio le prime risposte dalle perizie ordinate dal gip di Bolzano Walter Pellino, una a Parma, la famosa prova del DNA, l’altra a Torino, di tipo chimico.

Fino ad oggi, però, il campione di urina non è ancora pervenuto dal laboratorio di Colonia accreditato dalla Wada, l’agenzia internazionale sul fronte del doping, a quello del Ris di Parma: a questo punto, la dead line del 31 potrebbe slittare di quale giorno.

La scelta del Ris è stata vivacemente contestata dalla stessa Wada, che avrebbe voluto rimanere a Colonia. Ma il gip Pellino è stato irremovibile: è un corso un processo penale, e non sportivo, e il laboratorio parmense è il più attrezzato a livello nazionale.

Secondo gli esperti, una prima indicazione si può avere in tempi brevi: se cioè alle urine di Alex Schwazer è stata aggiunta altra urina in quella finestra di 24 ore tra il prelievo e la consegna al furgone per il trasporto a Colonia (una “finestra” giusta per operare tranquillamente una manipolazione del contenuto della provetta), la circostanza può subito emergere.

Al contrario, se è stata usata una tecnica di alterazione più sofisticata – e quindi più difficile da scoprire – potendo contare sulle diverse ore consentite da quella finestra, caso mai facendo ricorso – come spiegano gli esperti – all’uso di metaboliti, ci vorranno più giorni.

Secondo atto, in contemporanea, all’università di Torino. Il gip Pellino, infatti, ha disposto non solo una perizia sulle urine, ma anche una chimica, affidata al docente Marco Vincenti. In questo modo sarà possibile raffrontare tutti gli esami sostenuti da Schwazer in un lungo arco temporale, dal quale potrà emergere la presenza di dati, valori e parametri costanti, e sempre nella norma. Come si spiega, a questo punto, il valore “anomalo” del 1 gennaio a fronte di una montagna di valori sempre, costantemente regolari? “E’ un test fondamentale quello di Torino – osserva un genetista – perchè permette di contestualizzare la situazione, tale da descrivere in dettaglio il quadro clinico in modo analitico e completo, e non solo basato su un elemento spot, come è stato, e in quelle circostanze così inconsuete, il prelievo delle urine e poi la successiva modalità di gestione, con le 24 ore vuote e inimmaginabili in un contesto di serierà e professionalità”.

Un altro test, quello di Torino, super contestato sia dalla WADA che dalla IAAF, la federazione internazionale di atletica, entrate “nel panico” per gli esiti che potranno scaturire dagli esami. All’incontro scientifico di Torino, oltre al professor Vincenti, prenderanno infatti parte anche i periti di WADA e IAAF, che cercheranno il 31 gennaio di restringere al massimo il perimetro delle perizia, nel tentativo di svuotarla di contenuti.

Al contrario, il preparatore atletico di Schwazer, Sandro Donati, in prima linea da ormai trent’anni nella battaglia contro il doping nello sport, è riuscito a raccogliere una enorme massa di dati, anche presso il Coni, in grado di fornire una dimostrazione concreta, fatta di numeri e cifre, circa il comportamento sempre corretto di Schwazer e, in concreto, il perfetto “allineamento” dei dati delle analisi in un abbondante arco temporale.

Caduto una volta, e sotto i riflettori del mondo, Schwazer sarebbe stato un vero kamikaze a sbagliare una seconda. Proprio come il suo allenatore, Donati, non così folle da allenare un atleta dopato dopo quelle battaglie di una vita.

 

Nella foto Alex Schwazer

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