Che ci sarà ‘Dopo di Noi’? Parola agli esperti

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Fra le più sofferte angosce del nostro tempo diventa sempre più ricorrente quelle delle famiglie di soggetti deboli, o comunque diversamente abili, che cercano disperatamente soluzioni per assicurare tranquillità e cure ai loro cari quando arriverà il “dopo”, cioè quando loro non ci saranno più.

Un tema centrale da tempo per i maggiori esperti di trust nel nostro Paese. Un numero non elevato di grandi professionisti, che già prima dell’entrata in vigore della nuova norma (la Legge 112 del 2 giugno 2016) rispondevano alla sempre più frequente domanda allestendo impianti giuridici ad hoc, che hanno generalmente ampiamente ‘tenuto’ anche nelle aule di giustizia.

Il crescere della disabilità, del resto, è un fenomeno allarmante su cui ci aggiornano periodicamente le statistiche, basti pensare che secondo stime Censis nel 2020 i disabili in Italia saliranno a 4,8 milioni, mentre la spesa pubblica pro capite destinata alle persone disabili è oggi di 437 euro l’anno, cifra di molto inferiore alla media europea, pari a 535 euro.

schermata-2016-11-29-alle-10-12-53La nuova legge, che dovrebbe metterci al pari con gli altri Paesi sviluppati, sta suscitando da più parti aspettative, ma anche perplessità. Intanto perché mancano ancora i decreti attuativi, vera pietra angolare su cui si misurerà la sua effettiva portata di risposta a bisogni reali. E poi perché secondo una parte dei commentatori rappresenta solo un primo, timido tentativo di colmare il gap esistente fra l’apparato legislativo italiano in materia e le prescrizioni degli organismi internazionali. A cominciare dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità stipulata a New York il 13 dicembre 2006 e ratificata dall’Italia con legge il 3 marzo 2009. L’articolo 19 di tale convenzione prevede che gli Stati aderenti riconoscano  «il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone», e adottino «misure efficaci ed adeguate al fine di facilitare il pieno godimento da parte delle persone con disabilità di tale diritto e la loro piena integrazione e partecipazione nella società, anche assicurando che: (a) le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione; (b) le persone con disabilità abbiano accesso ad una serie di servizi a domicilio o residenziali e ad altri servizi sociali di sostegno, compresa l’assistenza personale necessaria per consentire loro di vivere nella società e di inserirvisi e impedire che siano isolate o vittime di segregazione; (c) i servizi e le strutture sociali destinate a tutta la popolazione siano messe a disposizione, su base di uguaglianza con gli altri, delle persone con disabilità e siano adattate ai loro bisogni».

La senatrice del PD Anna Maria Parente

La senatrice del PD Anna Maria Parente

Di fronte ad una sfida così ardita, la Legge 112 comunemente definita sul “Dopo di Noi”, entrata in vigore il 27 giugno di quest’anno, si pone l’ambizioso obiettivo di favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone affette da grave disabilità, prive di sostegno familiare in quanto mancanti di entrambi i genitori, o perché gli stessi non sono in grado di fornire l’adeguato sostegno genitoriale, ovvero in vista del venir meno di tale sostegno.

Una materia in rapido divenire, come si vede, che comporta fin dal testo normativo tutta una serie di interventi da attuarsi sia sul versante pubblico che in ambito privato, valorizzando – almeno nelle intenzioni – una feconda collaborazione fra Stato e cittadini. Senza contare poi il decreto ministeriale – con emanazione prevista entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge – che dovrà definire  modalità e requisiti di accesso al “Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”, appositamente istituito dall’articolo 3 della Legge.

Paolo Gaeta

Paolo Gaeta

Assai più concrete e fruibili, secondo gli esperti, le opportunità previste sul fronte privato: deducibilità fiscale, esenzioni e agevolazioni sia per le erogazioni liberali, sia per la stipula di polizze di assicurazione, di trust, di vincoli di destinazione, di “fondi speciali” da gestirsi a mezzo di “contratti di affidamento fiduciario”, anche a favore di onlus di diritto pubblico che operino prevalentemente nel settore della beneficenza .

E’ in tale contesto che si cala e risulta più che mai opportuno il confronto fra i maggiori esperti del settore organizzato a Napoli il 29 novembre (Hotel Alabardieri, ore 16) dallo Studio Gaeta & Associati e da Unione Fiduciaria in collaborazione con Unitalsi, con la partecipazione della senatrice Anna Maria Parente, relatrice della nuova norma.

«La legge sul Dopo di noi – spiega Paolo Gaeta, dottore commercialista, esperto nella gestione di patrimoni attraverso l’uso di avanzati strumenti giuridici – è il risultato di un importante lavoro portato avanti dalle associazioni per la tutela dei soggetti disabili, insieme al mondo delle professioni e al legislatore. Tutti hanno dimostrato sensibilità per temi meritevoli di grande attenzione». L’appuntamento di martedì 29 «sarà – aggiunge – un bel momento di confronto che abbiamo fortemente voluto in quanto professionisti che da circa un ventennio si occupano di pianificazione patrimoniale».

Dopo la senatrice Parente relazioneranno la presidente regionale Unitalsi Federica Postiglione, l’avvocato Gabriele Sepio, il direttore di Unione Fiduciaria Roma Marco Finocchi Finn, lo stesso Paolo Gaeta e l’avvocato Massimiliano Panico. Conduce i lavori la giornalista Rita Pennarola.

Diretta Facebook su www.facebook.com/studiodott.paologaeta.

 

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