PASOLINI / RIAPERTURA INDAGINI E COMMSSIONE D’INCHIESTA

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“Dopo la richiesta di riapertura delle indagini basandoci sulle nuove prove fornite dalle indagini per il Dna, siamo in attesa del varo di una commissione parlamentare d’inchiesta, perchè venga fatta completa luce sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini”.

Lo dichiara ai microfoni di ColorsRadio, l’emittente romana in prima linea sul fronte dei temi per la giustizia, l’avvocato Stefano Maccioni, legale di Guido Mazzon, cugino dello scrittore massacrato all’Idroscalo di Roma la notte del 2 novembre 1975, esattamente 41 anni fa.

A fine ottobre è stata ufficialmente chiesta al pm Francesco Minisci la riapertura dell’inchiesta, dopo l’archiviazione decisa dalla stessa procura capitolina nel 2015. Ma stavolta c’è la prova regina, scaturita dagli accertamenti del Ris, ossia la firma di un terzo uomo – Ignoto 3 – sulla scena del crimine: la genetista forense Marina Baldi ha infatti firmato una minuziosa perizia in cui si evince con chiarezza, sulla base del Dna e delle nuove tecniche Ngs (‘Next Generation Sequences‘) che su quella scena c’era almeno un terzo soggetto che toccherà ora agli inquirenti individuare. Circa un mese fa la senatrice di Sel-Si Serena Pellegrini, proprio sulla scorta degli ultimi accertamenti, ha chiesto la costituzione di una commissione monocamerale d’inchiesta: “non è più possibile rubricare come delitto a sfondo sessuale quel crimine che evidentemente aveva motivazione politiche mai venute alla luce”, ha sottolineato.

Ma ecco la parole dell’avvocato Maccioni nell’intervista rilasciata a Colorsradio.

L'avvocato Stefano Maccioni. In apertura, Pasolini

L’avvocato Stefano Maccioni. In apertura, Pasolini

“Abbiamo fatto riaprire il caso nel 2009, sei anni dopo c’è stata l’archiviazione ma abbiamo ottenuto un grosso risultato attraverso i reperti esaminati dal Ris e poi custoditi al Museo criminologico di Roma. Siamo riusciti a riaprire quegli scatoloni e, grazie alle nuove tecniche in materia di Dna, ora abbiamo individuato la presenza di Ignoto 3. Un fatto di basilare importanza, se accertato in via giudiziaria, perchè tale presenza significa uno scenario del tutto diverso. Se c’era una terza persona significa che il movente era ben altro, certo non quello sessuale. Significa riuscire ad afferrare il bandolo della matassa per arrivare ai mandanti e all’effettivo dietro le quinte che ha caratterizzato l’omicidio di Pier Paolo”.

“A questo punto chiediamo alla procura di Roma di accertare l’identità di Ignoto 3, con un’indagine che può essere molto mirata, quindi non a tappeto (come nel caso di Yara Gambirasio, ndr): si tratta di cercare negli ambienti della destra metà anni ’70 e soprattutto della criminalità romana comune o organizzata, con una Banda della Magliana a quell’epoca in fase nascente”.

“Teniamo presente che la prima sentenza a carico di Pino Pelosi venne pronunciata dal giudice del tribunale per i minorenni Carlo Alfredo Moro, figlio dello statista assassinato: in quella sentenza Moro precisava che Pelosi non era da solo sulla scena del crimine, ma erano presenti altri soggetti”.

“Sulle questioni relative alla prova del Dna, comunque, occorrerà chiarire non pochi punti oscuri: ma è proprio Pelosi Ignoto 2? Me lo chiedo perchè fino ad oggi incredibilmente non è mai stata fatta una ricerca sul suo Dna!t E se non fosse il suo, a questo punto ci troveremmo con un Pelosi solo spettatore e altri due Ignoti sulla scena del crimine”.

“Mi chiedo ancora. Come mai anni fa venne chiesta la revoca di costituzione di parte civile da parte dei familiari di Pasolini? Come mai per trent’anni e passa è stato in qualche modo cristallizzato, consacrato il ruolo di Pelosi come attore unico? E pensare che lo stesso Pelosi nel corso del programma ‘Ombre sul giallo’ poi rompe quel muro e parla esplicitamente di altre quattro o cinque presenze all’Idroscalo. E come mai fino al 2009 non si era mossa una foglia?”.

“Si è ricordata per tanti anni una celebre frase di Pier Paolo, ‘Io so ma non ho le prove’. E invece le cose, nell’ultimo anno della sua vita, quando si trovava immerso nella stesura di ‘Petrolio‘, erano profondamente cambiate: Pasolini sapeva e aveva anche le prove. Sulla morte di Enrico Mattei, sui rapporti tra Italia e Usa, sulla loggia P2 di cui ancora non si parlava, su diversi passaggi complottistici che hanno poi profondamente segnato e cambiato l’Italia”.

“Oggi chiediamo alla procura di Roma di fare luce, basandosi su quei dati scientifici nuovi, su quegli accertamenti scaturiti dal Dna, per accertare in primo luogo l’identità di Ignoto 3: il che significa, come ho detto, un radicale cambiamento di scenario, con un movente ben diverso. E perchè sia fatta luce in modo definitivo, dopo 40 anni e passa di giustizia e verità negate, ci auguriamo che venga varata la commissione d’inchiesta, la quale anch’essa può contare su nuove, determinanti prove”.

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