IRAQ / DOPO 23 ANNI DI CRIMINI, GLI USA BATTONO IN RITIRATA

A 23 anni dall’invasione militare, dalla devastazione del popolo iracheno e da un’occupazione senza fine, poche ore fa l’ultimo contingente a stelle e strisce ha lasciato Baghdad, come anni fa successe in Afghanistan.

Un addio senza gloria né onore, lasciandosi dietro solo morte (400 mila almeno le vittime irachene), saccheggi & distruzioni: un DESERTO, come hanno del resto sempre fatto le truppe Usa su tutti i loro scenari di guerre continue per ordine di Case Bianche e Pentagoni di turno.

Tra le più immonde proprio questa, scatenata dopo l’11 settembre (a sua volta orchestrato dalla CIA, proprio per arrivare a quell’esito, come è successo con l’8 ottobre di marca nazi-sionista, ottimo per scatenare il GENOCIDIO dei palestinesi), servendosi addirittura di prove false, taroccate circa il possesso, da parte del regime di Saddam Hussein, d’armi di distruzione di massa, del tutto inesistenti.

Il regista maximo del depistaggio fu il leader ‘progressista’ e super collaborazionista allora capo del Labour Party, Tony Blair, oggi in prima linea nella maxi sceneggiata griffata ‘Board of Peace for Gaza’ con il sempre più invasato Donald Trump e il boia di Tel Aviv, Bibi Netanyahu.

La statua di Saddam Hussein abbattuta nel 2003. Sopra, militari USA lasciano l’Iraq

E all’epoca, ad esibire le ‘prove’ (sic) dei crimini di Saddam, fu il Segretario di Stato Usa Colin Powell, quando mostrò davanti alle Nazioni Unite una provetta contenente una ‘polvere bianca’, per simboleggiare l’antrace (non) posseduto in quantità smisurate dagli iracheni.

Lo stesso, identico copione che va tragicamente in scena dallo scorso febbraio in Iran, illegittimamente attaccato e bombardato dagli Usa che accusano Teheran di possedere enormi quantità di uranio e di star terminando la costruzione dell’atomica. Tutto falso, of course, ma sempre ottimo e abbondante pretesto per mettere a ferro e fuoco un Paese, tanto per favorire le manie di grandeur portate avanti dal nazista Netanyahu, tutto teso a dar vita a ‘The Great Israel’.

Ma, come vedremo tra poco, la lettura politica dell’abbandono Usa (anche se già prevista) va ora letta in ben altra ottica: una vittoria schiacciante per Teheran, che vede in essa il primo tassello per una de-americanizzazione di tutto il Medio Oriente, obiettivo strategico giustamente perseguito con vigore dalle autorità iraniane e certo non solo.

Passiamo alle news.

Il contingente Usa che ha appena lasciato il suolo iracheno non era poi una bazzecola, in quanto composto da 2.500 soldati, negli ultimi mesi rifugiati in caserme e alberghi per il timore dai raid iraniani a botte di droni.

Colin Powell

Osserva il portavoce del Pentagono, Sean Parnell: “La responsabilità principale di affrontare le restanti sfide alla sicurezza spettano ora al governo iracheno”. Guidato da un già traballante pupazzo voluto e messo su dagli Usa, Ali Falih al-Zaidi: il quale ha posto come primo obiettivo del suo esecutivo il disarmo dei gruppi paramilitari islamici. Un obiettivo, fissato per il 30 settembre, destinato miseramente a fallire. Quella data, infatti, è stata già posticipata, sine die.

Dal canto suo, a ottimo titolo festeggia il comandante della Resistenza islamica in Iraq, Abu Moyataba al-Yasiri: “E’ una vittoria storica per la resistenza islamica e gli iraniani onorevoli, ed una devastante sconfitta del progetto americano”.

Un progetto militare criminale che si è protratto per un abbondante ventennio di sangue, vittima la popolazione irachena.

All’epoca, dopo l’invasione dei marines Usa, il governo capitolò in appena 40 giorni (mentre ora la guerra contro l’Iran dura da febbraio e gli Usa hanno quasi esaurito le munizioni…); e Saddam Hussein venne trucidato. L’allora presidente Usa George Bush proclamò sul campo il Governatore della neo colonia irachena, Paul Bremer III, il quale ebbe la brillante idea di voler rapidamente ‘de-Baathificare’ il Paese, spedendo cioè a casa tutti i funzionari del partito Baath e 400 mila soldati senza paga.

Abu Moyataba al-Yasiri

Nel anni subito seguenti nasce e germoglia il movimento DAESH, che costringe gli Stati Uniti, nel 2007, ad una nuova maxi operazione militare da 30 mila marines, ‘SURGE’: una vittoria illusoria, che comunque permette al nuovo inquilino della Casa Bianca, Barack Obama, 4 anni dopo, di dar ordine ad un primo, parzialissimo disimpegno militare.

Tutto inutile, i focolai si riaccendono, il Paese è sempre più spaccato. Fino a che, nel 2014, l’ennesima operazione militare a stelle e strisce, stavolta battezzata ‘INHERENT RESOLVE’, teso a risolvere la sempre bollente questione: e invece serve solo ad ammazzare la popolazione irachena, sacrificare soldati Usa e, soprattutto, arricchire come al solito casse & bilanci della maxi industria delle armi made in Usa.

Calcola uno studio della ‘BROWN UNIVERSITY’: “La guerra in Iraq è costata agli Stati Uniti 4.500 morti, 30 mila feriti e circa 3 trilioni di dollari”.

Oggi tornano alla mente le parole pronunciate da un reporter iracheno non poco coraggioso nel corso di una conferenza che si tenne il 14 dicembre 2008 a Baghdad. Si chiamava Muntadhar al-Zaidi: scagliò due scarpe contro George Bush, abile nello schivarle. E urlò: “Questo è il bacio d’addio del popolo iracheno, cane!”.

Dimenticandosi di chiedere scusa ai cani per il poco onorevole paragone…


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