La lingua inglese imbastardisce l’italiano?

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Gordon Poole

Gordon Poole

Trovo il seguente passo nelle pagine finanziarie di “Repubblica”: “In Italia abbiamo creato un team di 50 investment banker che servono esclusivamente il mid corporate con prodotti di capital market e di hedging.”

Delle ventiquattro parole, un terzo sono inglesi, una proporzione insolita anche per testi di economia o finanza – ammesso che “50” sia da leggere cinquanta e non fifty! Tutto colpa della mondializzazione, o globalizzazione, come si dice con un calco errato sull’inglese, dove global significa mondiale o più genericamente sferico, diversamente dall’italiano globale, quindi un “falso amico”, come dicono i linguisti.

L’affermazione dell’inglese come lingua internazionale per eccellenza spiega le incursioni del gergo economico e finanziario inglese – gergo nel senso di parole specifiche a un mestiere­ – in altre lingue, senza risparmiare neanche il francese, per quanto la purezza di questa venga difesa gelosamente dall’Académie française. È un mio limite, ma gli unici testi di economia che credo di aver capito sono quelli di Marx, a partire da Valore, prezzo, profitto fino ai Grundriße.

Ho simpatia per chi legge con un brivido di repulsione frasi come quella che ho citato. Forse le informazioni che essa comunica a chi la capisce potrebbero essere espresse in un italiano più pulito ma sono convinto che non succederà: team con cederà a squadra, né hedging a operazioni di copertura, né capital market a mercato dei capitali, e investment banker (non già bancario ma “promotore di investimenti” in un’investment bank), per non parlare del forse insostituibile aggettivo sostantivato mid corporate, ammesso che io ne abbia inteso il significato.

Un’altra area dove le parole inglesi s’insinuano, anche quando ci sarebbero vocaboli italiani equivalenti, è l’informatica. In inglese computer indica una macchina (o anche una persona) che computes, e to compute non è altro che calcolare, quindi calcolatore sarebbe stato un termine adeguato e difatti è preferito da alcuni che conosco. Per i francesi è un ordinateur. Il tedesco ha Rechner, che mi sembra un’ottima scelta, oppure – per masochisti linguistici – elektronische Datenverarbeitungsanlage, ma das Computer è la parola comunemente usata.

Drive, driver, usb, desktop, motherboard (però spesso reso con scheda madre), link (talvolta con connessione), settings (spesso con settaggi), reset (risettare), speaker (spesso con cassa), floppy, frame, pixel, hard-disk (anche disco rigido), rom, ram, byte, cd, dvd, play station, joystick, word art, smart art, clip art, keyboard (più spesso tastiera), router, wireless (detto anche il senza fili), click (cliccare), double click (doppio click) – questi sono soltanto alcuni dei termini da imparare per stare a galla nell’era digitale.

schermata-2016-11-09-alle-09-58-33Altri termini equivalenti sono documento per file, caricare e scaricare per upload e download, cartella per folder, schermo per screen, cancellare o eliminare per erase, connesso per online. Messaggio di posta elettronica è un’espressione piuttosto ingombrante per email message o email, quindi si preferisce il neologismo mail [meil], anche se non so perché è femminile, malgrado la suggestiva omofonia con male (maschio)! Lo dico per celia.

Ma prima di stramaledire l’inglese, chiediamoci se staremmo meglio se il mouse fosse chiamato topo o, come suggerisce l’ottimo dizionario bilingue di Fernando Picchi, “sistema di puntamento”? Tradurre l’incolore preposizione at, che precede il case sensitive domain (dominio), con chiocciola (@) fu un colpo di genio lessicale, mentre rendere scan con scandire invece di fare una scansione o esaminare con uno scanner, per quanto scomodo quest’ultimo, non convince. Scannare convincerebbe ancora meno! In ogni caso, prevale scannerizzare, il men peggio. Chiunque dice downloadare dovrebbe essere fucilato sul posto.

Nelle attività organizzate a livello mondiale, in particolare commerciali (World Trade Organization) e finanziarie (World Bank), l’inglese tiene banco. Il peso che l’inglese internazionale esercita sulle altre lingue di più limitata estensione territoriale provoca l’immissione di sempre più parole inglesi, neanche calchi (del tipo: paesi sottosviluppati per underdeveloped countries), che indicherebbero uno sforzo di addattamento, bensì baldanzosamente come meri prestiti, come quelli nel passo citato al principio.

Ma consentire importazioni di questo genere è proprio quello che i dialetti tendono a fare nelle loro negoziati con le lingue nazionali (’o televisore [te-lə-vi-SO-rə] importato dall’italiano nel napoletano), il che ci dice forse qualcosa del rapporto fra le lingue nazionali nel mondo, compreso l’italiano, e l’inglese mondializzato (WE per world English). Mid corporate sta all’italiano come ’o televisore sta al napolitano, ma indubbiamente con qualche giustificazione in meno. È forse un paragone che potrebbe suggerire per l’italiano una futura degenerazione nell’“estrema barbaria” paventata da Machiavelli per il fiorentino nel caso di una scriteriata importazione di forestierismi?

Forse ci si può difendere con lo sfottò. In napoletano la televisione, al suo apparire, fu chiamata in modo divertente come l’ammuina dint’ ’o cascione (il casino nello scatolone) mentre l’ascensore poteva diventare la scensora o, meglio ancora, ‘o tramme a mmuro (il tram al muro). Ma questo è un altro discorso.

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