Anche le bugie della sindaca hanno le gambe corte

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Ignoro a chi attribuire la saggezza del detto “le bugie hanno le gambe corte” ma l’autore deve essere stato qualcuno dotato di lungimirante creatività. Corte sono sicuramente le gambe delle bugie pronunciate con riprovevole frequenza dai mestieranti della politica. Spesso la fanno franca, ma a volte si ritorcono con effetti destabilizzanti come capita in questi giorni alla sindaca di Roma che con il trascorrere dei giorni conferma tutta l’inadeguatezza da improvvisazione del ruolo che le è piovuto addosso per responsabilità del Partito Democratico e dei suoi errori nel governo della capitale. Sotto tiro per le montagne di robaccia che invade le strade di Roma, frigoriferi e simili compresi, Virginia Raggi dichiara candidamente di ignorare perché sia fermo il fondamentale servizio di rimozione dei rifiuti ingombranti. E come, le basterebbe mettere il naso nelle carte del Comune per sapere che il fermo si deve al mancato rinnovo della convenzione di settore. Virginia si dice stupita per “l’improvviso” default del servizio e mente: né improvviso, né senza motivo. Il 10 agosto, in consiglio comunale, la sindaca elenca 11 interventi necessari tra i quali la ripresa immediata del servizio ritiro ingombranti. Altro che complotto, ma quale “frigogate”: le strade sono colme di frigoriferi e affini perché chi se ne libera non può usufruire del servizio di rimozione.

 

Appendino, buona per ogni evenienza

Sullo sfondo della confusione mentale del Movimento l’evidente declino del rampante Di Maio. Scompare l’ipotesi di aspirante alla candidatura come presidente del consiglio e i grillini ne inventano un’altra. Forzano la mano sulla credibilità finora non contestata dell’Appendino, sindaca di Torino e avanzano il suo nome come futura outsider nella corsa a Palazzo Chigi, ammesso che il ruolo di premier spetti ai pentastellati. Non hanno niente di meglio da esibire?

 

Ma allora il NO grillino è un vizio

Ancora sui cinquestellati: il Senato ha votato sì perché la Casa Museo in Sardegna, dove Antonio Gramsci ha vissuto negli anni giovanili, sia monumento nazionale. Indovinate chi ha votato contro? Certo, i grillini, con la motivazione idiota “è un’ipocrisia (sic!) che non intendiamo avallare”.

 

Il mea culpa di Theresa May

La politica, le sue contraddizioni: Theresa May, premier britannica, deve vedersela con i contraccolpi della Brexit. Le grandi Banche annunciano l’esodo dalla city londinese, la sterlina è in calo, l’Unione Europea pensa di sostituire l’inglese come lingua ufficiale della Comunità. Artefice il “Guardian”, la leader dei conservatori rischia la figuraccia. Il quotidiano rivela le dichiarazioni di quando era ministra degli Interni, quindi registrate prima del referendum. La lady, quasi di ferro ma non al pari della Thatcher, si diceva preoccupata per l’uscita dalla Ue e le conseguenze negative sulla Gran Bretagna, esclusa dal mercato unico europeo. Ovvero il pianto del coccodrillo.

 

Buone nuove

Nel mare magnum delle notizie con il segno negativo, eccone una che risolleva il morale e la fiducia nella giustizia degli uomini. Il Parlamento europeo ha privato dell’immunità l’eurodeputato Mario Borghezio per i suoi attacchi alla  ministra per l’Integrazione Cecile Kyenge. Tra le frasi incriminate quella che definisce l’assegnazione alla Kyenge del ministero “una scelta del c…o. Questo è il governo del bonga bonga”. Offese inaccettabili, così le condannò Martin Schulz, presidente del parlamento europeo. Borghezio è stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Milano con l’accusa di aver divulgato frasi volte all’odio razziale. La Kyenge: “Ha offeso i valori delle istituzioni europee e di quanti si oppongono a differenze per motivi di razza, religione o sesso. Borghezio mi versi centocinquantamila euro, li darò alle donne respinte da Gorino”.

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Nella foto Borghezio e la Kyenge

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