Città d’arte, boom del turismo. Come e perché

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Napoli, come Roma, Firenze o Venezia, brulica di turisti, specialmente italiani, ma non solo: chi non ha creduto nell’immenso potenziale di città d’arte si è dapprima stupito, poi compiaciuto e infine interrogato sulle ragioni del boom. Una parziale spiegazione è nell’intelligente ed efficace politica promozionale del ministro Franceschini, nella sua propensione a nominare per il governo dei principali attrattori personalità di indiscussa competenza e produttività culturale. Le prime decisioni dei nuovi direttori sembrano introdurre un’efficace congiunzione tra valorizzazione dei beni e intraprendenza manageriale.

Tutto qui? Ovviamente no. Il fenomeno del tutto esaurito negli alberghi, del pienone nei ristoranti, delle code per accedere a musei, siti archeologici e località celebri per bellezze naturali coincide con l’esclusione del turismo internazionale di mete privilegiate da sempre, cancellate dalla paura di attentati, perché scelte dal terrorismo islamico per colpire gli occidentali “infedeli” in vacanza. Aggravante della violenza sanguinaria che ha preso di mira, non a caso, sale concerti e ristoranti di Parigi, il museo e il resort di Tunisi, alcuni paradisi ambientali, l’aeroporto di Bruxelles, è un colpo mortale all’economia dei Paesi vittime di kamikaze e fanatici jiadisti pronti a saltare in aria con i loro ordigni devastanti. Durerà e fino a quando la grande paura che indirizza il turismo altrove, in misura straordinaria? Risposta da professionisti della premonizione e intanto questa Napoli affollata da vacanzieri di tutta Italia, scolaresche in gita primaverile e stranieri, si spera che non si abbandoni a forme di ottimismo facile, alla convinzione del tutto esaurito per sempre e che profitti del contingente per perfezionare il “sistema” dell’accoglienza e l’immagine della città.

I nodi da sciogliere non sono pochi. E’ carente la mobilità del servizio pubblico e un conclamato disagio lo provocano le linee metropolitane: eccessivo il tempo tra una corsa e l’altra della 1, caldo soffocante nei treni affollati, insopportabile di qui a tutta l’estate, frequenti stop per guasti tecnici. Lo splendore delle stazioni non compensa i limiti di efficienza. Vecchia e malandata la linea 2. Velo pietoso sullo stato di due importanti ferrovie secondarie, la Cumana e la Circumvesuviana, obsolete e teatro di violenze quotidiane. Incredibilmente ignorate le vie del mare che potrebbero congiungere la città ai luoghi della costiera. Infine, a quando l’iniziativa del Comune per individuare un luogo permanente che offra ai turisti, ogni sera, l’esecuzione della musica napoletana, patrimonio universale della città? Le elezioni per il sindaco della città metropolitana è imminente: cosa c’è di tutto questo nei programmi dei candidati è una buona domanda per orientare il voto.

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