VIVISEZIONE / ERRORI, ORRORI & OMISSIONI DELLA NORMATIVA EUROPEA

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“Ogni anno nel mondo 500 milioni di animali vengono sottoposti ad esperimenti per fini scientifici. Nel territorio dell’Unione Europea si stima siano circa 12 milioni. (…) Gli animali coinvolti nelle procedure sperimentali vengono devocalizzati, avvelenati, ustionati, accecati, affamati, mutilati, resi folli, congelati, decerebrati, sottoposti a scariche elettriche, infettati anche con virus che normalmente non colpiscono gli animali. Il 62 per cento di tali procedure avviene senza anestesia e il 22 per cento con anestesia solo parziale”.

Lager, gulag o che? Non a caso il brano sopra riportato fa parte di un libro appena pubblicato (edizioni Mimesis) dall’inequivocabile titolo, “Per gli animali è sempre Treblinka”, che rievoca una frase dello scrittore ebreo e premio Nobel Isaac Singer, profondo conoscitore di quelle tragiche realtà e in prima fila per denunciare il continuo Olocausto perpetrato dai cosiddetti “umani” nei confronti dei cosiddetti “animali”. Il volume è frutto di una serie di studi e ricerche portate avanti al Dipartimento di Diritto Internazionale e Diritto dell’Unione europea dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove viene presentato il 27 aprile. Ma scorriamo altri significativi passaggi tratti da uno dei saggi contenuti nel volume, intitolato “Gli animali non sono cose da utilizzare! La direttiva ‘vivisezione’, tra protezione negata e libertà di sperimentazione”, autrice Adele Del Guercio, docente di Diritto dell’Unione europea e tutela internazionale dei migranti all’Università Orientale di Napoli.

“Per quanto concerne le finalità degli esperimenti – specifica Del Guercio – circa il 60 per cento degli animali viene utilizzato in attività di ricerca e sviluppo nei settori della medicina umana e di quella veterinaria (ovvero nello studio delle patologie), dell’odontoiatria e negli studi di base. I dati più recenti evidenziano un incremento significativo nell’utilizzo di cani e uccelli per lo studio delle patologie cardiovascolari e del cancro. Quasi il 9 per cento degli animali viene sottoposto a prove tossicologiche e ad altre prove di innocuità” (di prodotti ad evidente uso umano, ndr). “I dati esposti – continua l’autrice – dai quali emerge che ancor oggi un cospicuo numero di animali viene sottoposto a sperimentazione per fini scientifici e subisce dei trattamenti che non è difficile definire inumani, si pone in palese contrasto con la crescente attenzione dell’opinione pubblica europea, per la quale la questione animale ha acquistato una specifica dimensione etica. Secondo i dati Eurispes del 2013, l’86 per cento dei cittadini europei si è dichiarato assolutamente contrario alla vivisezione, Peraltro, lo stesso mondo scientifico ha messo in discussione l’efficacia di tale modalità di ricerca”.

Adele Del Guercio

Adele Del Guercio

Del Guercio analizza in modo particolarmente approfondito la normativa europea in materia, che parte dalla prima regolamentazione del 1986, quando venne varata la “Convenzione sulla protezione degli animali vertebrati utilizzati a fini sperimentali e altri fini scientifici”. Dall’esame, scaturisce una nebulosità normativa, sovente una contradditorietà tra un provvedimento e l’altro, un carente approccio scientifico e soprattutto una totale insufficienza sul versante delle tutele per chi subisce quei trattamenti “scientifici”, meglio definibili come vere e proprie torture (di cui è possibile capire la ratio solo considerando i colossali interessi dell’industria farmaceutica).

“Tra gli elementi più critici della nuova direttiva ‘vivisezione’ – continua il saggio – vi è l’aver ammesso la possibilità di sottoporre ad esperimenti anche le specie in via di estinzione, i primati non umani e, tra questi, le stesse scimmie antropomorfe, gli animali selvatici prelevati in natura e finanche gli animali randagi e selvatici delle specie domestiche (cani, gatti, furetti). Quest’ultima previsione rappresenta un arretramento rispetto alla direttiva del 1986, che non ammetteva l’utilizzo di cani e gatti randagi”.

Eppure le cose dovrebbero andare ben diversamente, e soprattutto in direzione dei cosiddetti “metodi alternativi”, non solo non disumani, ma molto più efficaci sotto il profilo scientifico e dei risultati che si possono ottenere. “L’uso di animali – scrive Del Guercio – a fini scientifici o educativi dovrebbe essere preso in considerazione solo quando non sia disponibile un’alternativa non animale”. E invece, “l’utilizzo di animali vivi viene ritenuto ancora fondamentale per tutelare la salute umana, animale e dell’ambiente, benchè venga precisato che l’obiettivo finale rimane quello della totale sostituzione degli animali vivi con altri metodi che non ne prevedono l’uso”. Ma – nota – “i metodi sostitutivi accolti dalla legislazione dell’Unione (e quindi obbligatori) sono allo state attuale poco numerosi. E’ biasimevole inoltre che nel testo adottato non sia stata ripresa la formulazione della norma contenuta nella prima proposta presentata dalla Commissione, che obbligava all’uso del metodo alternativo. (…) Viene inoltre precisato che, per quanto possibile, ‘occorre evitare la morte come punto finale di una procedura, preferendo punti finali più precoci e più umanitari’ ”. Per quanto possibile? Preferendo? Punti finali? Precoci? Umanitari? Insomma, una sfilza di doppiezze, equivoci, ipocrisie politiche e paranormative, un minestrone comunitario che più indigesto non si può.

E giù con un’altra sequela di sciatterie targate Ue, come poco comprensibili “giustificazioni scientifiche”, la totale discrezionalità circa il ricorso all’anestesia per pratiche cruente e evidentemente iper dolorose, addirittura la non fissazione di un limite a procedure sullo stesso soggetto (o meglio oggetto), ossia la cavia (a quanto pare, se ne possono fare fino a che regge…). Fino al paradosso di considerare come “lievi” procedure quali l’induzione di “tumori che non causano effetti clinici riscontrabili” (?), il “confinamento fino a 24 ore in gabbia” e addirittura “moderati” interventi come la toracotomia, la craniotomia, la laparatomia, il trapianto di organi, ulteriori modelli di “induzione di tumori che causano dolore e angoscia”. Insomma, pratiche da veri lager contrabbandate – tutti i partner comunitari fino ad oggi incredibilmente d’accordo – per ricerche di ‘alto’ valore scientifico. “Perchè altrimenti la medicina muore”, o “torna allo stadio tribale”, come ha più volte ribadito la senatrice Elena Cattaneo.

Visto il raggelante contesto normativo comunitario attuale, non resta che chiedersi: ma cosa aspetta a scendere in piazza, a contestare, a farsi sentire quell’85 per cento abbondante di europei che a parole si dichiara contro la vivisezione?

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