SPERIMENTAZIONE  ANIMALE / IL NO DELLA  GRAN BRETAGNA,  PRO METODI  ALTERNATIVI

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L’industria farmaceutica europea negli ultimi anni ha speso 2 miliardi e mezzo di euro per portare avanti la ricerca basata sulla “sperimentazione animale” (alias vivisezione) e ha realizzato fatturati per la bellezza di 484 miliardi di euro. D’altro canto la “trasferibilità” dei risultati animale-uomo, accertata attraverso statistiche sulle prove cliniche, è praticamente nulla, attestandosi a quota 0,4 per cento. Ma senza “sperimentazione animale” molti farmaci non possono essere immessi sul mercato e quindi venduti.

Lo sostiene il fondatore del Movimento Antispecista Bruno Fedi, per anni docente di Medicina e Chirurgia alla Sapienza di Roma, intervenuto ad un “tavolo tecnico” promosso dal ministero della Salute per affrontare il tema dei “Metodi alternativi alla sperimentazione animale”. Ed è proprio in quei numeri la spiegazione di tanto accanimento della Scienza ufficiale per continuare nelle prassi vivisezioniste, oltre che crudeli del tutto inutili: “questi enormi guadagni – sottolinea Fedi – spiegano tutto”.

Secondo la senatrice a vita Elena Cattaneo, invece, “senza la sperimentazione animale la medicina muore”, anzi “torna ad uno stadio tribale”. Del resto, la normativa comunitaria è poco chiara, lacunosa, in più punti contraddittoria, e in sostanza allineata sulle posizioni di “Big Pharma” e dei suoi  mega interessi, con una sperimentazione animale strategicamente necessaria.

Secondo il movimento antispecista e la gran parte delle associazioni animaliste, invece, la strada da battere è del tutto diversa, e antitetica rispetto ai desiderata di Big Pharma. In primis, vanno ricercati metodi e tecniche alternative, sia per evitare la strage di vittime innocenti, che per procedere in direzione di un autentico progresso scientifico.

Nel suo articolato intervento, Fedi è partito dall’esperienza britannica, illustrando i risultati di un documento finalizzato ad “una visione strategica di percorso in Gran Bretagna fino al 2030 disegnata per promuovere tecnologie e strategie alternative”. Documento che non reca la firma di associazioni animaliste, ma di centri e organismi di grosso livello scientifico, come il “National Center for Replacement, Refinement and Reduction” (le ben note 3 R in ambito scientifico), il “Biotechnology and biological science research council”, il “Difense science and biological laboratory”, il “Medical Research Council” e l’“Engineering and physical science research council”. Insomma, un pokerissimo nel capo della ricerca nel Regno Unito. Commenta Fedi: “questo documento è dunque attendibile ed insiste molto sulla visione strategica del futuro, sulla non predittività della sperimentazione animale, sulla necessità di sviluppare una massa critica di esperti, sul progresso scientifico ed anche economico della Gran Bretagna”.

Ecco alcuni significativi passaggi-flash dal documento e illustrati da Fedi: “Le tecnologie non animali sono state identificate come ciò che ha il potenziale di guidare il futuro e la crescita economica. Il mercato è enorme”; “sistemi che predicono meglio gli effetti dei farmaci e tagliano tempi e costi”; “ci sono possibilità che non esistono in vivo. Sono validate ed integrate”; “l’uso delle N.A.T. (le nuove tecnologie alternative, ndr) porta verso una medicina personalizzata, migliore per i pazienti ma anche per l’industria”.

Sul fronte del reale conflitto di fondo, che vede i fautori della sperimentazione schierati contro un deciso impulso alla tecniche alternative, così sottolinea Fedi: “La sperimentazione animale ha finora prevalso sulle NAT perchè l’uso di animali è stato ritenuto insostituibile a causa della predittività delle risposte sperimentali. Questo fatto non è vero: per sapere se le risposte siano uguali o diverse, è necessario ripetere l’esperienza sull’uomo. Le risposte sono sempre diverse, almeno quantitativamente. (…) Dunque le differenze genetiche, anche piccole, cambiano i risultati. Anche se i geni sono gli stessi, i rapporti fra loro, la rete d’influenza dell’organismo, modificano i risultati. Conseguentemente, gli esperimenti si devono sempre e comunque ripetere sull’uomo senza sapere quale sarà il risultato, mentre in molti casi esistono modelli alternativi, più predittivi”.

Bruno Fedi

Bruno Fedi

Continua Fedi nella sua disamina: “Esistono altri fatti eclatanti, che dimostrano la scarsa affidabilità della sperimentazione animale. Per esempio la pratica chirurgica acquisita su animali è di minima utilità e spesso fuorviante sull’uomo. Infinitamente superiore la pratica acquisita su cadaveri o addirittura su cadaveri perfusi o su robot reattivi alle manovre e alla terapia. L’affidabilità delle cellule umane, da viventi o anche da cadavere, purchè provenienti da autopsie precoci, entro le 8 ore, oppure dalle sale operatorie o dall’ostetricia (cordoni, placenta) è stata largamente dimostrata. La possibilità di avere a disposizione una larga quantità di cellule umane di ogni tipo è anch’essa dimostrata al di fuori di ogni contrasto con le credenze religiose. Non è assolutamente necessario ricorrere a cellule umane embrionali per avere queste ultime a disposizione. Ricordo anche l’uso di bioreattori modulari, delle stampanti 3d, l’importante successo di aver prodotto un mini-encefalo e così via. Le scelte di paesi scientificamente avanzati, che hanno investito grandi somme in ‘mapping the human toxoma’ e in ‘the virtual liver network’, non lasciano margini di dubbio”.

Fedi propone, sul modello inglese, la costituzione di un “advisory board”, cioè “una commissione permanente in cui tutti siano rappresentati, che faccia le scelte migliori per il Paese e non per alcuni”, in particolare le lobby. Board o tavolo che sia, “dovrà identificare le metodiche adeguate all’oggi e possibilmente al domani, abbandonando dunque l’idea di qualcosa di eterno e immutabile. Tutto evolve, cambiano le condizioni, di conseguenza le metodiche e la società. L’evoluzione etica fa sì che l’uomo non sia più la ‘misura di tutte le cose’ e non sia più l’unico soggetto di diritto possibile sulla terra. Indipendentemente dall’aspetto religioso, giuridico e di costume, il tavolo dovrà considerare solo l’aspetto pratico, concreto, biologico. Dobbiamo dunque identificare il metodo di ricerca migliore, senza pregiudizi religiosi, giuridici o di altro tipo, ma ricordando sempre che bisogna guardare lontano. I nostri antichissimi progenitori che misero fuori legge l’antropofagia e l’incesto vedevano lontano, pur non sapendolo”.

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