LA FINTA RIFORMA DEGLI APPALTI / CORRUZIONE ? DISCO VERDE NELL’80 PER CENTO DEI LAVORI PUBBLICI

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Ricordate, settimane fa, la rivoluzione negli mondo degli appalti firmata Renzi? La storica svolta per snidare e annientare la Corruzione in quel settore strategico predisposta dal ministro Graziano Delrio? Bene. Abbiamo scherzato. Una bufala che più grande non si può. Solo fumo – nell’orami consueto copione renziano – negli occhi del popolo bue.

Riavvolgiamo il nastro. Dibatti, incontri, summit. Da mesi va in onda la sceneggiata “Riforma Appalti”. L’epica impresa per rivoltare l’Italia dei lavori pubblici come un calzino (questa espressione un tempo la usava il fresco vertice dell’Anm Piercamillo Davigo), radere al suolo il terreno di coltura di mazzette e imbrogli, trastole e furti sulle spalle dei cittadini fregati due volte: per i costi della montagna di mazzette (con un fatturato annuo da corruzione pari a circa 60 miliardi di euro) e per i lavori mai terminati, le eterne incompiute, i cantieri sempre aperti, la qualità strascadente delle opere.

E quindi basta con il tumore più maligno, il “massimo ribasso”, vero grimaldello, negli ultimi trent’anni, per aprire la porta a tutti i ‘papocchi’: d’ora in poi verranno premiate le offerte effettivamente migliori, che siano in grado di coniugare costi e benefici, prezzi e qualità, come fa la più avveduta massaia. E poi: basta con le varianti in corso d’opera, capaci di far lievitare un lavoro  da 10 fino a 100. E’ finita la stagione delle “sorprese geologiche”, caso mai ammesse solo a Pasqua: il progetto, un tempo varato, non ammette più deroghe, siamo diventati tutti tedeschi. Regolamentati i subappalti, una volta facile via per smistare tutto – una volta aggiudicata la gara – ad altre imprese, spesso mafiose: d’ora in poi non si può superare la barriera del 10 per cento. Insomma, l’Eden dei lavori pubblici, un Paradiso cercato per una vita e solo grazie a Babbo Renzi finalmente raggiunto.

Raffaele Cantone. In apertura Graziano Delrio

Raffaele Cantone. In apertura Graziano Delrio

Ma ecco cosa è successo. Primo fronte, il “fiore all’occhiello”, il cuore pulsante della Grande Riforma, ossia il massimo ribasso. Una sceneggiata nella sceneggiata, a colpi di cifre e percentuali. Tutta giocata sulla “soglia del minimo”, ossia la cifra base oltrepassata la quale scatta il divieto del “massimo ribasso”. E’ iniziato il valzer dei “bracci di ferro”, tra enti locali, imprese, burocrati, organismi, associazioni, tutti pronti a dire la loro, a ficcare il naso in una materia su cui – al contrario – avrebbe dovuto decidere la “politica” (che però non esiste, latita oppure è latitante, nel vero senso della parola). I due “relatori” parlamentari, tali Stefano Esposito e Raffaella Mariani, entrambi Pd, propongono una base a 150 mila euro. Da capogiro la cifra proposta dai costruttori, con un’Ance che parte da ben 2 milioni e mezzo di euro.

Ma cosa esce dal cilindro del testo finale, varato in tutta segretezza il 16 aprile? Una cifra da mezzo milione di euro. “Un vero bingo per i costruttori e chi vuol continuare come prima – c’è chi commenta al ministero delle Infrastrutture – l’Ance ha sparato altissimo per ottenere quel che esattamente voleva, una soglia a 500 mila euro, che rappresenta ben i quattro quinti del totale degli appalti”. Per la serie: tanto rumore per nulla, tutto resta come prima, alla mercè di corrotti e corruttori, per almeno l’80 per cento degli appalti. E il restante 20 per cento verranno trovati comunque gli escamotage ad hoc: perchè fatta la legge – come si dimostra palesemente anche stavolta – trovato l’inganno.

Non è finita. Perchè c’è un bis. Ossia un’altra clamorosa presa per i fondelli ben camuffata tra le pieghe della Maxi Riforma. Ha sempre sostenuto Delrio che senza il sostegno dell’Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone la riforma sarebbe nata zoppa. Quindi pieni poteri all’Anac. Benissimo. Peccato che quei poteri – sbandierati ai quattro venti – non esistano, siano solo virtuali, scritti sulla carta ma destinati a non concretizzarsi mai. Per un semplice motivo: c’era da stabilire un’altra soglia minima, appunto per i lavori che avrebbero dovuto passate sotto la lente dei commissari individuati dall’Anac. Anche qui battaglia di numeri e percentuali. E sapete qual è stata la soglia prescelta da lorsignori? 5 milioni e 200 mila euro. In soldoni, significa il 95 per cento degli appalti. Un 95 per cento per il quale non cambierà niente. Tutto come prima. Corruzione compresa: ora caso mai più spavalda di prima, visto che i “controlli” (sic) saltano per “legge” e “a priori”.

“Tutto ciò è stato causato dalle pressioni degli enti locali – commentano ancora al ministero di Porta Pia – che non volevano perdere il loro potere nelle commissioni aggiudicatrici e ritenevano poi onerosi i compensi previsti per i commissari scelti dall’Anac. Quindi tutto come prima”.

Un altro commento: “Anche stavolta vince una lobby, quella del mattone, in perfetto stile Renzi: petrolieri, banchieri, assicuratori, adesso tornano in pista i costruttori, con tutto il ‘seguito’ che la riforma avrebbe dovuto spazzare via e invece è più forte di prima”. Un seguito che si chiama, soprattutto, malavita organizzata & sperpero delle solite montagne di danaro pubblico.

Ma non era il governo del “Fare”?

 

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