DI PIETRO STORY / “MANI PULITE”. E NON SOLO

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Perchè non avete ricordato gli interessi immobiliari di Antonio Di Pietro? Oppure la gestione dei fondi pubblici di Italia dei Valori? Solo due domande fra i diversi commenti che ci sono arrivati dopo la pubblicazione della “Di Pietro story” qualche giorno fa e presente nella nostra home page, dopo l’autocandidatura della toga per risanare Milano e dare una leadership al motore d’Italia per il dopo Pisapia.

Occorre allora chiarire meglio che quella ricostruzione era dedicata solo al periodo di Mani pulite, alla Tangentopoli milanese e al ruolo svolto dalla toga da Montenero di Bisaccia all’interno del pool allora diretto da Saverio Borrelli (e affiancato dai pm Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo), seguendo il filo rosso disegnato magistralmente da Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato nel volume “Corruzione ad Alta Velocità”, uscito nel 1999 e incentrato su Tav, Grandi Appalti e inchieste mancate. Sulle altre vicende torneremo nelle prossime settimane. Così come faremo con molti altri candidati sindaco in Italia.

Solo quegli anni, di grande speranza per gli italiani che sognavano un’Italia pulita, trasparente, ben diversa da quella prima repubblica che aveva ingrassato Mafie & Palazzi. La Voce, addirittura, esattamente un anno prima dello scoppio di Tangentopoli, scoprì un Di Pietro sconosciuto pm a Milano, in occasione di un convegno sugli appalti pubblici promosso dal Siulp, il sindacato di polizia: la Voce della Campania, alle prese con inchieste su camorre & dintorni, quella volta, a marzo 1991, inviò un suo collaboratore a Milano e il mese seguente pubblicammo ampi stralci dell’intervento del pm molisano sulle “imprese di partito”, le “portappalti”, le connection tra sistema delle imprese & faccendieri della politica.

Purtroppo, quel Di Pietro delle teorie anti corruzione si è sciolto come neve al sole, proprio a cominciare da quelle inchieste – di cui scrivono Imposimato e Provvisionato – mai condotte in porto. Anzi, abbandonate con il “lancio” della toga: un gesto mai “ufficialmente” spiegato.

E’ per questo motivo che non trovate le altre “facce” del Moralizzatore che scenderà poi in politica: aspetti che peraltro abbiamo affrontato più volte, nel corso degli anni, sulla Voce. A partire da quella cover story – Di Pietro Chi? – di vent’anni fa, metà ’95 – dove svelavamo non pochi retroscena nella story del novello politico. E poi il Di Pietro ministro per le Infrastrutture, gli appalti Anas, la rottura con un magistrato come Mario Cicala che voleva portare trasparenza a Porta Pia, tutti gli interrogativi già posti da un’altra toga che voleva (invano) trasparenza, Renzo Lombardi. Nè abbiamo riaffrontato i temi degli affari di casa Di Pietro, in particolare sul fronte immobiliare, con le performance di Antocri, il gioiello di casa passato ai raggi x per primi da Oliviero Beha nel suo “Italiopoli” e Laura Maragnani sulle colonne di Panorama, e dalla Voce: temi proposti anni dopo da Report e capaci di far implodere Italia dei Valori in tempo reale.

E per questo l’interrogativo alla “società civile” milanese: ma davvero meritate un sindaco così?

 

Nel montaggio di apertura, Antonio Di Pietro e Sergio De Gregorio, il faccendiere portato in Parlamento proprio dall’ex pm di Milano

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