Due piccole, grandi stelle in tricolore

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Un evento epocale concede che questo spazio si occupi estemporaneamente di sport e meno male, non di calcio, che compete e spesso vince con la capacità di starne lontani per evitare di esserne vittime passive, ossessionate dalla dimensione cosmica dell’informazione di ogni genere che lo propone sette giorni su sette in primo piano. E allora, gli “open USA. Nel circuito del grande tennis è tra gli appuntamenti eccelsi, che ogni campione annota in grande evidenza nel proprio taccuino degli impegni agonistici. Succede che da anni la quota rosa di questo sport, televisivamente spettacolare, sia appannaggio di un paio di sorelle americane che si sono alternate nella leadership indiscussa delle classifiche mondiali. Lo scettro, da anni, è nelle mani possenti di Serena Williams, tanto forte da essere paragonata per potenza ai colleghi maschi. Il torneo in corso, nelle previsioni concordanti degli esperti, avrebbe dovuto proporre la sfida in famiglia per la finale del singolare femminile: una contro l’altra Serena e Venus Williams. Se non è andata così si deve all’intelligenza tennistica di due ragazze italiane che si contendono il titolo in match tinto di tricolore. Come hanno raggiunto questo prestigioso traguardo, considerate le rispettive posizioni nel ranking WTA, non proprio di primissimo piano? Presto detto: Flavia Pennetta ha straripato, per classe, determinazione e strategia di gioco sulla rumena Halep. Per la numero due del mondo la resa è stata inevitabile, pesante. Il secondo “miracolo” lo ha compiuto Roberta Vinci: non più giovane, agonisticamente parlando, ha trasferito nella sfida a Serena Williams tutta la saggezza di giocatrice che ha attraversato mille difficoltà con intelligenza tattica e progressivo perfezionamento del suo tennis. La strepitosa vittoria si è tra l’altro concretizzata nel “catino” del centrale, stracolmo di supporter americani, fan della connazionale, che hanno tifato contro l’italiana, nemmeno con l’abituale correttezza di antica tradizione nel tennis. Orgoglio di bandiera nell’esaltare la duplice impresa? Proprio no e invece la considerazione sulle tendenze del tennis a mandare in campo atleti giganteschi, capaci di servizi a oltre duecento chilometri di velocità e terrificanti sventagliate di diritto e rovescio. Le nostre ragazze hanno statura e muscolatura normalissime: vuoi cedere che è questione di testa e di temperamento?

 

 

Salvini every day

Inutile illudersi di vivere in un Paese totalmente democratico e antifascista: un pezzo della nostra società multiforme ha in sé la difesa di caste economiche, sociali, politiche che strizzano tutti e due gli occhi al classismo, alla destra nostalgica del ventennio, al razzismo, più o meno esplicito, al bigottismo. Per fortuna, a giudicare dalle indagini di analisti credibili, questa quota di italiani si riconosce solo nel quattordici per cento dell’intera popolazione, cioè nel destrismo viscerale della Lega. Un paio di nuovi insulti di Salvini agli avversari politici, qualche altra imprecazione contro chi fugge dalle guerre, i rom, i diversi e gli omosessuali e la curva del suo gradimento tenderà inevitabilmente a orientarsi ancora più in basso. L’ultima? Il mondo studia stupefatto i resti di millecinquecento nostri predecessori, dell’ Homo Naledi, datati milioni di anni e il suo commento, lontano anni luce dall’interesse dei paleontologi, si rivolge all’ipotetico “concorrente” di destra e proclama: “Ritrovati resti di una specie umana finora non nota, con connotati da primitivi: Angelino Alfano”. Ncd chiede le scuse del leghista. Ma perché, lasciatelo ai suoi vituperi, gli si ritorceranno contro, come è accaduto con l’immagine del bambino migrante raccolto senza vita in Turchia che ha spiazzato la protervia esterofobica di Salvini.

 

Nella foto Flavia Pennetta e Roberta Vinci

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