Tortura, dietrofront

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Avevate dubbi? Il disegno di legge sul reato di tortura subisce un drastico annacquamento e perde molto del suo significato, teso a tutelare i cittadini per evitare soprusi e violenze della polizia come quelli del raid sanguinario nella scuola Diaz, o di Federico Aldovrandi, ucciso da quattro poliziotti, di Stefano Cucchi morto in carcere con segni di violenza sul corpo. Dalle modifiche peggiorative al disegno di legge dipende quasi certamente la sfiducia della madre di Aldovrandi che rinuncia a querelare il senatore Giovanardi e l’agente Forlani dei quali non vuol sapere più nulla. Indignata anche l’associazione Antigone che denuncia lo svilimento del provvedimento contro la tortura, rimasto in piedi solo per “ripetute violenze”, come se non ne bastasse una, capace di dare la morte come nel caso di Cucchi. Sarebbe assolto chi commette un solo reato di tortura, alla faccia del diritto universale a essere tutelato anche nella condizione di detenuto (magari in attesa di accertamento delle responsabilità). Incredibile è la difesa d’ufficio del testo, assunta dal democratico Lumia che senza vergognarsene lo definisce più bilanciato e nasconde il cedimento agli alleati di governo (l’Ncd è schierato in una difesa a oltranza della polizia) e all’opposizione di destra che predica la legittimità dei fatti di Genova e alibi per i poliziotti responsabili di violenze, in barba alla Corte Europea per i diritti umani che ha condannato l’Italia per le violenze della scuola Diaza e la vacanza di trent’anni di una legge contro la tortura. Per il ridimensionamento del disegno di legge il ministro dell’Interno Alfano (appunto Ncd) gongola per aver vinto la battaglia che cancellare il reato di tortura contro le forze di polizia così com’era concepito dal disegno di legge. Non ce n’era bisogno ma la posizione dell’Ncd sulla questione è ampiamente indicativa dei continui ostacoli che il governo Renzi è costretto ad affrontare per attuare le riforme e concretizzare iniziative su temi di progresso civile come i matrimoni gay o una tassazione a scalare che salvi i redditi minimi e colpisca i grandi patrimoni. Colpa di Renzi, che già deve ricorrere a compromessi nel Pd, popolato di moderati di provenienza Dc e non ha colto “l’attimo fuggente”, quando all’indomani della vittoria strepitosa del voto per le europee, se avesse scelto di far cadere il governo e di tornare alle elezioni politiche, avrebbe conquistato il consenso per un nuovo governo senza il supporto dei neo centristi e il pastrocchio “patto del Nazareno”.

Nella foto Federico Aldovrandi

 

 

Si salvi chi può

Si è conclusa l’indagine sulla bancarotta dei finanzieri Magnoni (finiti in carcere) e la truffa ai danni di enti previdenziali, vicenda per la quale è indagato per truffa Andrea Camporese, presidente dell’INPGI, Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani, accusato anche di corruzione per aver intascato bustarelle in cambio di quote del Fondo immobili pubblici pagate molto di più di quanto l’INPGI avrebbe dovuto sborsare . Camporese respinge le accuse, si dice amareggiato e promette di chiarire tutto rapidamente. Finora il mondo del giornalismo sembrava estraneo al dilagare della corruzione in ogni settore della vita pubblica e della politica: c’è da sperare che, a dispetto delle conclusioni della magistratura, Camporese, riesca davvero a scagionarsi. In caso contrario si chiuderebbe il cerchio di un’Italia senza più un angolo di trasparenza e di “normalità”.

 

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