Grecia – Il conto salato per l’Italia

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– GREXIT: CONTO SALATO 48 MLD PER ITALIA, CHE SI E’ ADDOSSATA RISCHI BANCHE E DI FRANCIA E GERMANIA. SOLIDARIETÀ AL POPOLO GRECO STRANGOLATO DA TROIKA ED EGOISMO UE AD EGEMONIA TEDESCA

Adusbef e Federconsumatori esprimono solidarietà al popolo greco, ridotto alla miseria ed alla fame sia da governanti irresponsabili, corrotti, incapaci che hanno edificato i propri consensi elettorali strizzando l’occhio a corruzione, illegalità, evasione fiscale, varando provvedimenti legislativi incompatibili con conti pubblici in ordine con le condizioni economiche, sia dai ricatti di Troika ed Eurogruppo, che giudicano un intralcio l’espressione del popolo sovrano all’accordo tramite referendum. Costerà 48 mld di euro all’Italia l’imminente uscita della Grecia dall’euro.

L’Eurogruppo, con i due precedenti salvataggi della Grecia, ha operato un massiccio trasferimento del rischio dalle banche e dai privati ai contribuenti di alcuni Stati (tra i quali l’Italia) aderenti all’euro, con Germania, Francia e l’Europa che concretizzato un massiccio salvataggio del proprio sistema finanziario, spostando il rischio dalle proprie banche ai contribuenti.

Nel marzo 2012 i paesi dell’euro si trovavano esposti per 194,7 miliardi di euro con la Grecia: prima la Germania con la quota più consistente di prestiti per 56,4 miliardi, secondo  la Francia  con 42,4 miliardi, terza  l’Italia con 37,2 miliardi, quarta la Spagna con 24,7 miliardi.

Se la Grecia dovesse dichiarare default sull’intero debito nei confronti dei creditori ufficiali, Germania, Francia ed Italia dovrebbero dare addio ad oltre 150 miliardi di dollari, con la Germania esposta con 62 miliardi di dollari (oltre a 13 miliardi delle banche tedesche); la Francia con  46,5 miliardi di dollari; l’Italia con ben 48 miliardi di dollari di soldi pubblici, le cui esposizioni verso la Repubblica ellenica erano in capo, prima dell’inizio della crisi greca del 2009, principalmente alle banche dei rispettivi paesi.

Mentre gli Stati sostenevano la Grecia, erano ancora una volta i contribuenti europei a salvare le banche dei due principali paesi europei che nel dicembre 2009  avevano una forte presenza degli istituti di credito di Francia e Germania sul territorio ellenico, con un’esposizione rispettivamente pari a 78,8 e 45 miliardi di dollari. Le banche italiane erano esposte per 6,86 miliardi, quelle spagnole per 1,21 miliardi, esposizioni che sarebbero state facilmente attutite in caso di default della Grecia.

Nel 2014 gli Stati trasferiscono sui bilanci pubblici i rischi sovrani delle banche,  con la Germania che riduce  notevolmente l’esposizione bancaria (13 miliardi di dollari), aumentando il rischio  pubblico (61,7 miliardi di euro), così come lo Stato francese, esposto per 46,5 miliardi di euro, e con l’Italia  che  ha aumentato la sua esposizione del 510%: dai 6,86 miliardi delle banche nel 2009, ai circa 42 miliardi attuali, quasi tutti esclusivamente soldi pubblici.

La Banca nazionale greca (Ncb) ha un debito con la Banca Centrale europea (Bce) relativa al sistema di pagamenti denominato Target 2, pari a 41,7 miliardi di euro: se  la Grecia dovesse uscire dall’euro, la Ncb non ripagherebbe i suoi debiti alla Bce, con una conseguente ripartizione delle perdite suddivise in base alle quote di partecipazione: 10,9 mld per la Germania; 8,6 per la Francia; 7,5 per l’Italia; 5,3 per la Spagna.

Il debito pubblico greco in mano alle banche centrali dei paesi dell’euro, ossia i bond acquistati sul secondario nell’ambito del programma Smp, sono di 20 miliardi; in caso di default della Grecia, il conto per l’Italia è di circa 3,5 miliardi. Si arriva così a totalizzare oltre  48 miliardi addossati ai contribuenti italiani.

Il risultato è che Germania e Francia 16 miliardi a testa li hanno riportati a casa e ora il loro rischio in caso di nuovo default della Grecia è in un caso di poco superiore (56 miliardi la Germania contro 48 l’Italia) e nell’altro ben inferiore (40 miliardi la Francia contro 48 dell’Italia).

Adusbef e Federconsumatori auspicano che la vocazione suicida dell’Eurogruppo possa subire, in queste ultime 48 ore, un ravvedimento operoso per evitare in extremis che la Grecia esca dall’eurozona, ma qualora ciò non dovesse accadere, chiedono una profonda revisione di trattati capestro, scritti da una tecnocrazia che ha creato mostri giuridici, come la Bce, per usurpare funzioni vitali nelle democrazie che storicamente appartengono ai popoli sovrani,  attribuite invece da padri fondatori, che andranno sotto processo dalla storia, a cleptocrati ed oligarchi irresponsabili.

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