CONTRO IL MELONI DAY

Con il trascorrere degli anni e la raggiunta età dei capelli banchi sbiadisce ed è una vacanza di ricordi da recuperare, la memoria della generazione zero post bellica che ha scongiurato il pericolo di sabotare l’Italia della democrazia costituzionale e in momenti di particolare allarme ha respinto trame nere e tentati colpi di Stato. Non fu impresa facile. Sopperì alla mancata repressione istituzionale di latenti ed espliciti rigurgiti, eresse barricate di respingimento del fascismo residuale. Poi, per molto tempo i ragazzi, i giovani del nostro pianeta malato lo hanno subìto per colpevole rassegnazione. Cosa l’ha trasformata nella potenza contestatrice del “No Meloni day”? La devastante consapevolezza del presente e soprattutto del futuro di “nuvoloni” sui nostri cieli. A dirlo è perfino il leghista Giorgetti. Il debito pubblico dell’Italia è di circa 3.205,8 miliardi di euro. Suddividendo questa cifra per il numero totale degli italiani la quota del debito di ciascuno di noi è di oltre 50mila euro. Poco o niente distingue lo status di adulti e ragazzi: welfare da Paese sottosviluppato, scuola e sanità in default, dramma diffuso della casa, insicurezza, razzismo e per i giovani l’esodo coatto   dall’Italia che non riconosce e tutela i loro diritti. Una causa primaria che ha portato i giovani in piazza è la situazione della scuola, da riformare e sostenere con le risorse investite in armi. Negli States la mobilitazione contesta il tycoon Trump ed è decisiva nel ridimensionarne il suo consenso, sceso al 36%.

Meloni day, studenti contro il carovita, la ‘scuola caserma‘ e il degrado delle strutture: “Soldi alla scuola, non alla guerra” è il grido di condanna che mobilita milioni di ragazzi esasperati. In Italia il j’accuse va oltre. È stato decisivo per il “no” alla cosiddetta riforma della giustizia, in difesa della Costituzione e potrebbe rivelarsi determinante con il voto delle prossime elezioni politiche, che di là dalle intenzioni della destra di continuare a sgovernare il Paese, sono a loro volta anticostituzionali. Gli studenti dei collettivi hanno esposto striscioni contro carovita, guerra e precariato.  Denunciano la carenza di alloggi, il costo dei trasporti. A Genova sul palco la sindaca Silvia Salis. Proteste degli studenti a Torino. Genitori e docenti hanno fatto da scudo per i ragazzi che annunciano: “Il 30 bloccheremo tutto. Continueremo a portare avanti l’alleanza tra studenti e lavoratori con un grande sciopero generale contro il governo e contro il carovita diventato insostenibile. Se pensano che siamo la classe degli sfruttati si sbagliano, abbiamo un futuro da conquistare. Provano ad attaccarci, ma non faremo un passo indietro perché vogliamo cambiare questa scuola e questa società. Chi vuole farci diventare braccia per la loro guerra troverà gli studenti sempre insieme, pronti a dare battaglia.

Benvenuta generazione zero del terzo millennio!


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