E PENSARE CHE VOLEVA PARLARE DI POLITICA

Il leader di Forza Italia, quando parla in pubblico o in TV, appare sempre più stanco e confuso. Nel corso di un recente incontro elettorale del centro destra, ha tentato vanamente di spiegare perché il suo schieramento sarebbe una scelta affidabile. Ma, il suo comizio, è stato un vero e proprio disastro comunicativo.

Antonio Tajani è vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri, segretario di Forza Italia e fa politica almeno da qualche decennio. Era quindi lecito aspettarsi che, per spiegare l’affidabilità della propria proposta politica, disponesse di un decente e accettabile assortimento di argomenti. Poteva legittimamente, per esempio, parlare di economia, di lavoro, di tasse, di sanità pubblica e persino di quella privata o, infine, del suo argomento istituzionale, quello della politica estera. Poteva persino accennare al programma del centrodestra. Invece ha scelto di parlare delle caratteristiche fisiche comportamentali e caratteriali della donna da consigliare al figlio per fare un buon matrimonio, anzi di cosa dovesse indossare e … dei centimetri della sua gonna.

Ha spiegato, con dovizia di particolari, che se proprio dovesse consigliare al figlio una donna da sposare sarebbe prudente che questi diffidasse di quelle molto belle o affascinanti, che hanno avuto più fidanzati, perché potrebbero facilmente mettergli «qualche cornetto». Il giovane Tajani dovrebbe preferire quelle meno appariscenti, perché in genere più serie e affidabili e probabilmente garanzia di essere buine future madri. Anche perché indossano “gonne più lunghe”.

E tutto ciò senza dimenticare che questo triste argomentare dovrebbe servire a spiegare al popolo perché deve votare per il centrodestra. Chissà cosa dirà Marina Berlusca, suo capo e nuovo “padrone” del suo partito.

Ma la cosa veramente straordinaria è che, nel 2026, un importante ministro della Repubblica possieda ancora, da qualche parte nel suo cervello, un antico prontuario delle caratteristiche che deve avere una “femmina da matrimonio”. Secondo questo vetusto prontuario, la serietà aumenta con la lunghezza della gonna mentre la probabilità di “cornetti” cresce con il numero di fidanzati già avuti.

Ma la cosa che ci sembra straordinaria è che servisse una simile metafora per parlare di politica e che addirittura gli sia sembrata perfettamente buona e normale da esporre. Chissà a quale metafora sarebbe ricorso se qualcuno gli avesse chiesto come riconoscere una brava nuora. Ma Tajani stava parlando del governo del paese e con quell’infelice esempio voleva solo motivare gli elettori al voto per il suo schieramento.

E così quando un uomo che occupa una delle più alte cariche politiche italiane deve spiegare perché la sua coalizione è da considerarsi seria, solida e affidabile, ha bisogno di immaginare una donna poco appariscente, con pochi uomini alle spalle, con una promettente carriera da madre e, soprattutto, con una quantità rassicurante di stoffa sulle cosce, il problema non è soltanto quello che costui pensa delle donne.

Con simili governanti, mentre il Paese soffre e discute di salari, industria, sanità, pensioni, energia, denatalità, debito pubblico e guerre, un ineffabile vicepresidente del Consiglio fornisce lo strumento che mancava per valutare l’affidabilità di una coalizione: la sistematica misurazione sotto il ginocchio della gonna delle proprie donne.

Poveri noi.

 

nella foto, Tajani imitato da Maurizio Crozza


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