IL 7 OTTOBRE DI NETANYAHU
Il patriota Bibi! Segreti ora oltre il silenzio imposto da Netanyahu rendono ancor più pesante l’accusa di genocida, di mandante del massacro del popolo palestinese. Perché è nel giusto chi sospetta che il tragico attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 non nasconde più il cinismo criminale del premier israeliano, la responsabilità per la morte di più di mille ebrei, di tanti giovani, il brutale via libera a una risposta stragista dell’attentato subìto, il doppio obiettivo di ottenere consenso vendicativo del popolo ebraico e soprattutto lo stop in tempo di guerra al processo che lo condannerebbe al carcere. Come un ladro che si dà alla fuga per sfuggire all’arresto, Netanyahu spera di non essere scoperto, vola con un aereo privato ad Abu Dhabi per ottenere da bin Zayed che smentisca di averlo avvisato prima del 7 ottobre della minaccia di un attacco di Hamas. Il primo ministro israeliano prova a negare di esserne stato informato ben prima del 7 ottobre, ma Roner Bar, ex direttore dello Shin Bet annuncia che sporgerà denuncia per diffamazione contro Netanyahu e l’affermazione che l’ex capo dei servizi segreti era a conoscenza della minaccia di un attentato nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, ma non informò il premier. Bar chiede la pubblicazione di documenti e testimonianze sulle informazioni fornite a Netanyahu prima del 7 ottobre 2023 e conferma di aver avvertito Netanyahu di “un disastro imminente di proporzioni senza precedenti e che il primo ministro ha ignorato questi avvertimenti”. Furono circa 1200 gli israeliani massacrati da parte della milizia terrorista di Hamas ed era possibile evitare questo massacro. Di recente il quotidiano israeliano Haaretz, vicino all’opposizione ha rivelato che 10 giorni prima dell’attacco del 7 ottobre 2023, il premier fu avvertito personalmente dal leader emiratino Mohammed bin Zayed: Hamas stava pianificando una grande offensiva contro lo Stato ebraico, ma non informò i vertici della sicurezza israeliana e non dette seguito a quell’informazione. La rivelazione è supportata da decine di interviste con alti funzionari in Israele. La l’opposizione israeliana: per la prima volta Gadi Eisenkot, Naftali Bennett, Avigdor Liberman e Yair Golan diffondono una dichiarazione congiunta, chiedono un’indagine immediata e approfondita sulla sconvolgente rivelazione: “L’opinione pubblica israeliana ha il diritto di sapere cosa sapeva Netanyahue e perché non ha informato i servizi di sicurezza, perché non ha agito per proteggere i cittadini israeliani”. Anche il capo dell’intelligence egiziana, il generale Abbas Kamel, aveva messo in guardia Netanyahu per qualcosa di insolito, “un’operazione terrificante””, che stava per essere lanciata da Hamas. “Il nostro problema è con la Cisgiordania, ed è lì che stiamo dirottando le forze” fu la risposta del premier che ha tentato di respingere le ricostruzioni dell’accaduto definendole “menzogne dell’all’opposizione” che prende posizione: “Netanyahu e i suoi partner nel governo del 7 ottobre non sono idonei a rimanere in carica. Lavoreremo per impedire che causino un’altra catastrofe”. Dito puntato contro il tentativo del premier e dei suoi sostenitori di “diffondere false teorie del complotto” per addossare la colpa alle forze di sicurezza per quanto avvenuto il 7 ottobre.
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