IGNAZIO BENITO LA RUSSA / HA DI NUOVO LA NOSTALGIA DELLA REPUBBLICA DI SALO’

28 maggio 1978, la strage di Piazza della Loggia a Brescia, al culmine della strategia della tensione, appena 5 anni dopo l’eccidio di Piazza Fontana.

Sono passati esattamente 48 anni. Pensate che i nostri vertici governativi e anche istituzionali abbiano speso una mezza parola per ricordare le vittime di quella strage NERA che più NERA non si può?

Neanche mezza sillaba.

Ricordiamo solo che la sempre sgangherata (e quasi sempre eterodiretta) giustizia di casa nostra già all’epoca fece flop identificando solo un paio di esecutori materiali e, al solito, MANDANTI MAI: addirittura furono prosciolti da ogni accusa il nero Delfio Zorzi, il generale Francesco Delfino e l’ex segretario del MSI e fondatore di Ordine Nuovo Pino Rauti. Ai confini delle realtà.

E altrettanto ai confini della realtà – anche di fronte all’odierno silenzio totale – la commemorazione in grande stile per l’anniversario della morte del fondatore del MSI, Giorgio Almirante.

Giorgia Meloni non lo ricordava dal 2022, ma oggi è tornata a farlo; di tutta evidenza preoccupata dell’onda Vannacci e per rafforzare l’identità fascista dei suoi Fratelli d’Italia. Un po’ di schiettezza non fa mai male!

Pino Rauti

A chi non fa difetto proprio, la schiettezza, che spesso e volentieri si trasforma in tracotante arroganza ‘identitaria’, è il presidente del Senato, Ignazio Benito La Russa.

Il quale, gonfiando il petto, proclama: “Almirante fascista? E’ vero, ma poi aiutò il percorso verso la democrazia. Glielo hanno riconosciuto due presidenti della Repubblica di cui uno ex Pci (Giorgio Napolitano, ndr) e l’ex presidente della Camera Luciano Violante. E allora?”.

Poi aggiunge:Vannacci non c’entra niente. Io Giorgio Almirante lo ricordo ogni anno”.

Per chi non lo rammenta, Almirante fu un repubblichino doc, addirittura Capo di Gabinetto della autoproclamata repubblica di Salò di marca prettamente nazista, non fascista.

Non a caso abbiamo più volte sottolineato un lato lombrosiano della nostra seconda carica dello Stato: pare un ufficiale delle SS o della Gestapo, se preferite, ‘pittato’, come si dice a Napoli: tale e quale, basta mettergli divisa e gradi addosso.

E lui, da quando siede sulla poltronissima di Palazzo Madama, non fa niente per evitare un tale accostamento: basti solo ricordare la tragica uscita a poco dall’insediamento, quando calpestò la memoria dei martiri delle Fosse Ardeatine, definendoli una banda di musicati pensionati.

Oppure quando tra le guest star invitò nel suo Palazzo Madama nientemeno che ROBERTO FIORE, il leader di FORZA NUOVA, latitante per 8 anni e mezzo negli anni ’90 dopo la condanna per tentata strage e fuggito a Londra, ben protetto dai Servizi di casa nostra.

Vien da chiedersi: ma ci è o ci fa, il BENITO Ignazio al quale andrebbe aggiunto anche un bell’ADOLF?

Volete un’altra prova del 9 sulla vera natura dalla Fratelli d’Italia band?

L’altrettanto fresca commemorazione (è del 27 maggio scorso) dell’omicidio di Giacomo Matteotti e la dedica di una scranno alla Camera, il numero 14, che quindi non sarà mai assegnato ma sarà per sempre intitolato alla prima grande vittima politica del regime Mussolini.

Sapete cosa è successo? L’aula era semivuota: molti buchi a centro sinistra, che ormai conta come il 2 di briscola; ma il quasi deserto a destra, ad ennesima dimostrazione che quella gang è NERA, sempre più NERA, fortissimamente NERA.

Inutile, superfluo, vergognoso ormai parlare di riconciliazione nazionale e di scordammoce ‘o passato.

Il passato è qui ed oggi: perché questi lanzichenecchi che occupano tutte le stanze del potere e rischiano di occuparle ancora a lungo per la completa inconsistenza dell’opposizione, per la totale vacuità del Campolargo, come abbiamo tante volte sottolineato, sono e restano NERI per sempre. Hanno capito, loro, che per raccattare voti occorre una precisa identità, qualunque sia ormai, per dare un segno di forza, di potenza, di orgoglio (sic) nazionale, in questa situazione di merda internazionale che stiamo vivendo. Ben venga dunque anche un generale Vannacci che, se ben gestito, porta una valanga di voti.

A questo nauseante e lurido progetto, il Campolargo cosa contrappone? Il niente, il nulla più assoluto, zero. Quando invece ci sarebbero praterie da coltivare soprattutto nel non voto, nell’astensionismo. Ma anche nelle larghissime fasce di insofferenza, di disagio, di estremo malcontento, di vite ai limiti. Terreni ormai totalmente ignoti ai radicalchic che dettano la sgarrupata e nefasta Agenda del Campolargo-Camposanto.

La Voce ha scritto svariati pezzi sull’esemplare iconico di questa destra NERA, Ignazio Benito La Russa. Basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare IGNAZIO LA RUSSA per ritrovarne a iosa. Ecco comunque l’ultimo,  messo in rete mese fa, il 28 aprile sorso,

IGNAZIO BENITO LA RUSSA / IL NAZISTA CHE OMAGGIA SALO’ E CALPESTA LA COSTITUZIONE

 

Un recidivo, di tutta evidenza, BENITO Ignazio…


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