Era nell’aria da tempo ed è inevitabilmente successo. Uno dei rari volti presentabili dell’amministrazione Trump, ossia il capo dell’Intelligence Usa, TULSI GABBARD, si è appena dimessa dall’incarico. Per ‘motivi familiari’, ufficialmente; per motivi marcatamente politici e critici contro la linea belligerante e interventista griffata Donald Trump, di tutta evidenza.
Sorge a questo punto spontanea la domanda. Fino a quando durerà in carica – quella strategica di Segretario alla Salute – l’altro volto presentabile dello staff, Robert Kennedy junior?
L’interrogativo è più che legittimo. Soprattutto se si pensa ad uno degli ultimi provvedimenti presi da Gabbard, di concerto proprio con il Dipartimento della Salute: quello di indagare a fondo, una volta per tutte, sui fondi illegalmente (sottobanco) erogati dagli Usa per tanti biolaboratori all’estero, soprattutto in Ucraina (ben 46) e anche in Cina, come il famigerato Istituto di Virologia a Wuhan, all’origine del Coronavirus. La Voce ne ha scritto pochi giorni fa nel pezzo messo in rete il 18 maggio scorso,
TULSI GABBARD / MAXI INCHIESTA SUI BIOLABORATORI USA, DALL’UCRAINA A WUHAN
Con ogni probabilità l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. E proprio per questo ci chiediamo quando verrà ‘licenziato’ Robert Kennedy. Dopo di che sarà il diluvio per l’amministrazione Trump dimostratasi, in un anno e mezzo dal suo insediamento, una macchina politico-militare in grado di produrre solo Morte & Distruzione. Del resto, That’s America, falks!
L’addio di Tulsi Gabbard non è stato il primo, nel corso degli ultimi mesi.
A marzo ha lasciato la poltrona bollente di direttore del ‘National Counterterrorism Center’ Joe Kent, molto legato a Gabbard, soprattutto nel netto contrasto con la posizione della Casa Bianca di scatenare la guerra contro l’Iran dalla quale il Tycoon non sa più come uscire. E lo avevano ben avvertito: rischia di diventare un secondo Vietnam, perché Teheran non è Caracas – dove il presidente Nicolas Maduro è stato rapito come in un gioco di prestigio – né l’Avana, dove sta per andare in scena lo stesso copione.
L’entourage trumpiano se ne è altamente fregato degli avvertimenti di Gabbard e Kent, prima emarginandoli e poi costringendoli alle inevitabili dimissioni.
In procinto di dimettersi anche Amarylis Fox Kennedy, nuora di Robert, la quale – secondo il Washington Post – lascerà a breve il suo incarico all’interno dell’amministrazione sempre per divergenze sul caso Iran. A quanto pare la Kennedy – ex ufficiale sotto copertura della CIA – ha scritto poche ore fa una mail ai colleghi in cui manifesta l’intenzione di tornare “nel settore privato e dedicarsi di più alla famiglia”. Chiaro il tono del ‘messaggio’…
Qualche nota in più su Gabbard, di cui la Voce ha scritto svariate volte: basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra HOME PAGE e digitare TULSI GABBARD per ritrovare non pochi pezzi.
Ex ufficiale pluridecorato, Gabbard una quindicina d’anni fa s’è tuffata nella politica con grande passione, eletta nelle Hawaii. Ha militato per anni nel partito democratico e appoggiato la candidatura dell’unico uomo di sinistra credibile, ma minoritario, all’interno del sempre più oligarchico partito dem, Bernie Sanders.
Profondamente delusa, ha saltato il fosso ed è entrata tra le file repubblicane, con la ‘mission’ di lavorare per abbattere il cancro che nell’ultimo quarto di secolo ha divorato la democrazia a stelle e strisce, il ‘Deep State’, la nomenklatura affaristica bipartisan radicata soprattutto tra i ‘progressisti’ (sic).
Al suo posto, adesso, subentra il vice, un ex ufficiale CIA, Aaron Paul Lukas. Americano doc: ma il nome di battesimo tradisce una evidente ascendenza ebraica. Ne sarà ben lieto il premier killer di Tev Aviv e compare di tutti i genocidi in combutta con gli Usa, Bibi Netanyahu…
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
























