NEGOZIAZIONE CONTRO BOLLETTE PAZZE – LA PROPOSTA ARRIVA DA NAPOLI

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Contro “bollette pazze” e rincari alle stelle, arriva da Napoli una protesta legale in risposta al grido d’aiuto di famiglie e imprese. Presentate già in tribunale le prime richieste di negoziazione.

 

«Impossibile subire simili rincari di prestazioni essenziali, pagheremo in tribunale solo ciò che è possibile. Chiederemo, per ogni bolletta pazza, la giusta negoziazione innanzi ad un giudice, che valuterà se sarà giusto o meno subire un salasso per sopravvivere». A parlare è il presidente di Noi Consumatori, avvocato Angelo Pisani, il quale lancia un’iniziativa di assistenza e solidarietà in favore degli utenti che si vedranno recapitare bollette alle stelle per i consumi di gas ed elettricità, «mentre la politica continua solo a chiacchierare». «Gli aumentati ed elevati costi delle bollette  non consentono più di assicurare all’imprenditore, al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa, occorrono quindi provvedimenti di giustizia per cause di forza maggiore. L’istanza, prima di sospensione, poi di negoziazione, con la conseguente riduzione del pagamento delle bollette pari ad almeno al 40%, è conseguente alla grave crisi economica che sta divampando».

L’avvocato Angelo Pisani

«Pagheremo solo in Tribunale!», è insomma la parola d’ordine di Noi Consumatori. «Pretendiamo trasparenza e giustizia per ogni bolletta pazza, attraverso una giusta negoziazione innanzi ad un giudice che valuterà se è giusto o non giusto subire un tale salasso, se sussistono cause di forza maggiore rispetto alla evidente impossibilità dei cittadini di procurarsi i beni di prima necessità per sopravvivere. Al giudice spetterà di concedere una sospensione dei pagamenti, sconti e rateizzi, determinando in tal modo  i giusti importi da pagare», aggiunge il leader di Noi Consumatori.

«Non si tratta – continua – di una rivolta degli utenti-consumatori, ma di una vera e propria causa di necessità, che costringe imprenditori e famiglie a non poter sopportare costi così vertiginosi di servizi indispensabili, vitali, quali quelli resi dalle società che forniscono luce e gas. Gli intestatari di una o più utenze hanno tutto il diritto di invocare l’applicazione dei principi di correttezza, di buona fede e di solidarietà sociale previsti dalla legge, senza dover soccombere e rimanere al buio».

Di certo, il timore che si prospettava da mesi sta diventando una tragica realtà: tra ottobre e novembre si rischia anche per il gas un altro “raddoppio delle bollette” e per l’energia elettrica un aumento vertiginoso dei costi, con chiusura di centinaia di imprese ed una deflagrante crisi sociale.

«Il perché di tutto ciò – spiega ancora Pisani – è facile da spiegare: il prezzo medio unico nazionale è arrivato a 300 euro a megawatt/ora, per una spesa annua che presumibilmente aumenterà quasi del 200% in 2 anni, con un costo annuo per ogni famiglia pari a 3.454,5 euro. Parliamo di un costo annuo incalcolabile, fonte di imminente rischio soprattutto per aziende ed imprese, che saranno costrette a chiudere licenziando personale e generando una grave crisi economica nel Paese».

La maxi crisi è sotto agli occhi di tutti: in Italia le famiglie e soprattutto le aziende/imprese si sono trovate, e si troveranno, a fare i conti con bollette cosiddette che addirittura continueranno a salire, con continui aumenti in tutti i settori.
Questa situazione disastrosa porterà ad un’impennata nel numero dei nuovi poveri e al fallimento di migliaia di aziende.
Una realtà allarmante, dunque, quella che emerge dai dati IRCAF (Istituto ricerche consumo ambiente e formazione): guardando alla tendenza dei costi e facendo un confronto con lo stato attuale della situazione e quella dell’anno scorso, l’istituto delinea questo drammatico futuro economico.

Su questo fronte, l’avvocato Angelo Pisani rincara la dose: «Chiediamo ai magistrati non solo la negoziazione assistita per gli utenti, ma anche di di far luce e giustizia sulle responsabilità di tale situazione».

Ma in che modo è possibile aderire all’iniziativa?

«Ogni consumatore/utente ed imprenditore, che vorrà aderire e partecipare alla class action di negoziazione bollette innanzi al tribunale – spiegano alla sede di Noi Consumatori – dovrà personalmente presentare un reclamo ed una richiesta specifica di trasparenza in termini di costi rispetto alle bollette pazze ricevute, accompagnata dalla necessaria istanza tesa ad evitare distacchi e sospensioni. Tali istanze, redatte sotto la dorma della diffida, saranno inviate alle rispettive società di fornitura di gas e/o luce. In particolare, nella predetta diffida l’utente consumatore comunica formalmente di essere costretto a poter pagare solamente il 40% dell’importo della fattura in quanto impossibilitato a sostenere l’importo maggiorato delle bollette delle utenze. Ciò perché i costi delle bollette dovranno necessariamente essere compatibili con la sopravvivenza economica delle aziende e delle famiglie».

L’escalation dei prezzi non è solo un fattore di crisi sociale, bensì anche una manifesta violazione delle regole costituzionali. Difatti ,«gli aumentati costi delle bollette di energia e gas – spiega ancora l’avvocato Pisani – non consentono più di assicurare all’imprenditore, al lavoratore e alla famiglia, un’esistenza libera e dignitosa, come stabilito dall’articolo 36 della Costituzione. L’invocata istanza di sospensione e negoziazione, con la conseguente riduzione del pagamento delle bollette al 40%, è un provvedimento determinato dalla grave crisi economica che sta divampando. Del resto, da molto tempo la giurisprudenza, nell’ambito di una lettura costituzionalmente orientata della normativa sui contratti a prestazioni corrispettive, prevede e riconosce l’esistenza di un “dovere di solidarietà” nei rapporti intersoggettivi, secondo il dettato dell’articolo della 2 Costituzione».

«Vi è infine – conclude Pisani – l’articolo 1256 del Codice Civile, rubricato come “Impossibilità definitiva e impossibilità temporanea ad adempiere l’obbligazione”, secondo il quale se la prestazione diviene impossibile per una causa non imputabile al debitore, quest’ultimo, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento».

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