FINLANDIA E SVEZIA / LE GRANDI MANOVRE PER L’INGRESSO NELLA NATO 

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La benzina sul fuoco per il prossimo conflitto mondiale può essere rappresentata dalla richiesta, e dalla possibile rapida ammissione, alla NATO di Finlandia e Svezia, che stanno bruciando le tappe.

I primi rumors a metà aprile. Ora, un mese dopo, la tempistica prende il volo. Con gran gioia per i due super guardiani del ‘Nuovo Ordine Mondiale’: Joe Biden, of course, e il suo più fedele scudiero europeo e primo tra i fornitori di armi & missili all’Ucraina, il britannico Boris Johnson. Segue a ruota lo scodinzolante Mario Draghi, reduce da summit & cotillons a stelle e strisce e pronto per essere incoronato nuovo ‘Segretario Generale’ della NATO a settembre, al posto del norvegese (e in prorogatio da febbraio e per sei mesi) Jens Stoltemberg.

Ma ‘torniamo’ ai nostri due paesi scandinavi: storici, da sempre, per la loro neutralità.

E, guarda caso, proprio ora, nel momento più bollente del conflitto ucraino, la ‘mossa’ a sorpresa.

Perché proprio prima dell’inizio delle ostilità, la Russia aveva proposto a livello internazionale, e quindi ovviamente anche a Kiev, una “finlandizzazione dell’Ucraina”. Rammentano alcuni storici: “Se l’Ucraina fosse divenuta, come la Finlandia, neutrale, l’attrito con Mosca sarebbe stato disinnescato”.

Ed invece, guarda caso, succede esattamente il contrario. Tanto per infliggere un altro duro colpo – l’ennesimo – alla Russia, che è stata già abbondantemente accerchiata dagli avamposti NATO nel corso degli ultimi 30 anni esatti: da quando, cioè, vennero presi precisi accordi di “NON ALLARGARSI DI UN CENTIMETRO AD EST”. Patti & accordi traditi, visto da allora ad oggi ben 14 nazioni, prima sotto influenza diretta o indiretta dell’Urss, sono passate armi e bagagli sotto quella NATO o direttamente americana,  come è successo proprio con Kiev dal 2014 (con tanto di biolaboratori militari Usa installati a bizzeffe in Ucraina).

Quindi, nel giro di poche settimane, l’escalation, tanto per accerchiare ancor meglio la Russia, puntandole caterve di missili contro: l’Ucraina, se non nella NATO, subito fra le accoglienti braccia dell’Unione europea, mentre Finlandia e Svezia presto accolte, altrettanto calorosamente, nell’Alleanza Atlantica!

Ma ci vuol Stranamore per capire che sono mosse dirette solo e unicamente, e scientificamente, per scatenare la terza guerra mondiale, a probabile e devastante impatto atomico?

Può essere mai mossa, l’ormai obnubilata mente di Joe Sleepy Biden, dall’escalation dei profitti targati ‘Lockheed Martin’, che sono triplicati in appena un trimestre per le stratosferiche produzioni dei suoi super missili destinati all’Ucraina?

A cosa possono mai servire i pigolii del nostro premier Mario Draghi per una possibile trattativa con Mosca, se le basi non possono prescindere dai diktat di Volodymyr Zelensky (il pappagallo di Biden), ossia che nessuna trattativa potrà mai partire se la Russia non restituisce Donbass e Crimea?

Un modo facile facile per dichiarare guerra comunque e senza fine: e “fino all’ultimo ucraino”, come il gingle che ormai riecheggia da settimane alla Casa Bianca e al Dipartimento di Stato.

Un’altra notazione da non poco. La Finlandia è un paese due volte ‘strategico’, perché ha in comune con la Russia la bellezza di 1.350 chilometri di confine, che d’ora in poi diventeranno più bollenti che mai. Non basta: perché tra i due paesi esiste una regione, la Carelia, dove potrebbero svilupparsi movimenti ‘autonomisti’, proprio come è successo in Donbass. E ancora: Russia e Finlandia hanno in comune anche la ‘rotta artica’, che sarà sempre più strategica per i commerci asiatici. Un bel puzzle, ad altissimo rischio.

Ma torniamo, per chiudere il giro, a Finlandia e Svezia. O meglio alle due leader in gonnella.

Magdalena Anderson

Sanna Marin

Matura politicamente la prima, Magdalena Anderson, 55 anni, socialdemocratica di lungo corso, una carriera tra i ministeri di Stoccolma.

Giovanissima, bellissima e rampantissima la premier finlandese, Sanna Martin, 36 anni, il prototipo della politica millenial, alla guida di un esecutivo praticamente tutto rosa, sposata con un noto calciatore, habitué di discoteche alla moda (ha dovuto scusarsi pubblicamente per essere entrata in contatto con un covid-positivo).

Ma le due ladies in gran carriera hanno un elemento in comune, una sorta di ‘idem sentire’: ad accomunarle, infatti, è la frequentazione del ‘World Economic Forum’ (‘WEF’) fondato e animato dal controverso banchiere tedesco Klaus Schwab di antiche simpatie nazi e ideatore di quel ‘Great Reset’ che disegnerà i futuri assetti sociali ed economici post pandemici e, ora, post conflitto.

Lady Anderson viene indicata dal sito ufficiale del ‘WEF’ come ‘Contributor’; sette anni fa, nel 2015, ha infatti scritto per il WEF un saggio titolato “La Svezia mostra come è possibile disaccoppiare la crescita del PIL dalle emissioni di CO2”. La sua biografia, poi, fa bella mostra tra le pompose pagine del sito.

Non è solo ‘Contributor’, dal canto suo, l’iperattiva Sanna Marin: perché il suo nome fa parte di una lista eccellente, formata da 200 giovani leader formati alla scuola di Herr Schwab. Sono gli ‘eletti’ del futuro, gli ‘Young Global Leader’.

Capito?

 

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