AFGHANISTAN / LE GRANDI MENZOGNE, DA BUSH A TRUMP

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1000 miliardi di dollari per ammazzare, 2.300 militari impiegati, 3.800 contractor morti sul campo per una guerra ormai persa.

E’ quanto emerge da una inchiesta del Washington Post, basata su 2 mila pagine di documenti riversati, interviste confidenziali a funzionari e ufficiali a stelle e strisce, dai quali emergono per la prima volta in modo clamoroso le menzogne di tutti i presidenti che si sono succeduti alla Casa Bianca, da George Bush senior fino a Donald Trump, ben compresi i democratici – sic – Bill Clinton e Barack Obama.

Lo scoop è stato possibile grazie a due cause promosse dallo stesso quotidiano americano nei confronti di SIGAR, l’autorità statunitense che si occupa di progetti di ricostruzione del Paese guidata da John Sopko, con l’intento di realizzare una sorta di report denominato “Lessons Learned”, le “Lezioni imparate”, sugli errori commessi dal 2001 in Afghanistan.

Il problema – scrive il Wp – è che “tutte le dichiarazioni di ufficiali e funzionari Usa sono stati inseriti in modo tale da minimizzare la situazione e il 90 per cento di queste sono state diffuse senza attribuire i virgolettati ad un nome, con la scusa della riservatezza”.

Donald Trump. In apertura John Sopko alla guida dei militari in Afghanistan

Quando il Washington Post ha chiesto all’autorità di avere le duemila pagine di interviste, che contenevano 428 trascrizioni di colloqui e registrazioni audio, il Sigar si è rifiutato, tanto che il quotidiano ha dovuto ricorrere per due volte alle vie legali per ottenerle.

Balzano fuori con evidenza le storie di ufficiali impreparati, soldati spaesati e strategie di lotta al terrorismo che si sono rivelate del tutto fallimentari.

L’inchiesta svela soprattutto le bugie sui falsi progressi delle forze occidentali, a guida americana, nel Paese. Progressi che devono invece essere ridimensionati, con i Taliban che, negli ultimi anni, hanno riconquistato terreno tornando a un dominio record dall’invasione del 2001, mentre il numero di morti civili ha fatto registrare i dati più alti da quando sono iniziati i rilevamenti, nel 2010.

Nell’inchiesta si legge che diversi funzionari hanno dichiarato che al quartier generale militare di Kabul e alla Casa Bianca era pratica consueta quella di diffondere dati taroccati per far credere all’opinione pubblica che, invece, l’operato delle forze Usa stesse portando a risultati positivi.

“Ogni informazione delle indagini è stata modificata per diffondere la migliore immagine possibile”, dichiara Bob Crowley, colonnello dell’esercito e consulente senior per la controinsurrezione.

Lo stesso Sopko afferma che “il popolo americano è stato costantemente ingannato”. Mentre il generale dell’esercito in pensione Douglas Lute sostiene: “Eravamo provi di una conoscenza di base dell’Afghanistan. Non sapevano cosa stessimo facendo. Non avevamo la più pallida idea di ciò che ci eravamo impegnati a fare”.

Perfino l’ex Segretario di Stato Donald Rumsfeld ammette gli errori commessi: “Non riusciremo ma a venire via dall’Afghanistan – le sue parole – se non ci preoccupiamo di trovare una strategia che offra la stabilità che ci permetterà di andarcene”.

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