STADIO ROMA / I LEGAMI TRA I PARNASI E IL 5 STELLE DE VITO STRANOTI DA FINE 2016

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Tempesta in Campidoglio per il progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle.

Ai domiciliari il presidente del Consiglio comunale capitolino, Marcello De Vito, grillino della prima ora e adesso cacciato in tronco dal capo pentastellato e ministro del Lavoro Luigi Di Maio.

Pesantissimi i capi di imputazione: corruzione per aver favorito il gruppo dei mattonari romani Parnasi; con condimento di fatture false, consulenze fittizie, di tutto e di più per gonfiare le cifre, dar disco verde ai faraonici progetti per massacrare l’ambiente e ossigenare le casse in difficoltà di Eurnova & C., fottendosene dell’interesse pubblico e delle questioni – oggi tanto in voga – del territorio e dell’ambiente.

 

LA PRIMA INCHIESTA DELLA VOCE

La Voce ne ha scritto per prima, un lunghissimo reportage del 4 gennaio 2017, quando in pole position balzava proprio la figura – non certo da statista – del presidente del consiglio comunale De Vito, molto legato alla nemica storica del sindaco Virginia Raggi, ossia Roberta Lombardi.

Virginia Raggi. In apertura Marcello De Vito

Della story e delle congiure all’interno dell’arcipelago pentastellato avevo avuto modo di parlare, a Natale 2016, con un grande amico della Voce, la più autorevole firma, a nostro parere, del vero giornalismo di investigativo, di controinformazione, al quale, appunto, la Voce si è sempre ispirata: Oliviero Beha. Ci incontrammo il 27 dicembre 2016 a Roma, l’occasione per vedersi dopo un anno, ma tante telefonate nell’arco di quei mesi. Non stava bene, aveva una brutta influenza, arrivò al bar intabarrato nel suo loden, sciarpa al collo, pallido. L’ultima volta che ci siamo visti.

Parlammo di sport, di doping, del caso di Alex Schwazer, anche di calcio e dello stadio a Tor di Valle.

Dopo qualche giorno venni a sapere che proprio per il fine anno (2016) in Campidoglio si era svolto un summit tra i plenipotenziari del Comune (il sindaco Raggi, il vice De Vito, l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini, un fedelissimo della prima cittadina, Daniele Frongia); in loro compagnia il direttore generale della Roma calcio Marco Baldissoni, il mattonaro Luca Parnasi e il rappresentante di un Fondo immobiliare, quelli che sono diventati di moda per condurre tutte le operazioni che si rispettino.

 

SUMMIT & FONDI

Luca Parnasi

Sul nome del Fondo sono spuntati i primi interrogativi: certo aveva a che fare con il re del settore, Massimo Caputi, primo presidente di Sviluppo Italia (poi diventata Invitalia), pomiciniano della prima ora, quindi passato ai super Fondi, in sella a Fimit, poi Idea Fimit, quindi Prelios e Feidos. Un primatista assoluto nel ricco settore.

A quel summit in Campidoglio, per sottoscrivere un apposito “memorandum” d’intesa, si doveva anche tenere a battesimo un Fondo ah hoc per l’operazione Tor di Valle. I giochi, a questo punto, erano fatti, rien ve va plus. E siamo al 30 dicembre 2016.

La Voce scrive la sua cover story, un’inchiesta superletta, visto che nelle sole prime tre ore otteniamo oltre 5 mila visualizzazioni. La trovate in basso, cliccando su link relativo al 4 gennaio.

Qual era la sostanza base, il nodo intorno a cui ruotava tutto il reportage? La guerra senza quartiere che si era scatenata in Campidoglio e sulla quale si cercava di piazzare pezze a colori per non farne trapelare i possibili, dirompenti effetti.

Protagonisti della querelle la stessa Raggi e il suo grande nemico, Marcello De Vito, sconfitte alle precedenti primarie pentastellate per la corsa alla sindacatura. A sua a volta amico, De Vito, di un’altra nemica della Raggi, vale a dire Roberta Lombardi. Storie di lunghi coltelli.

Una Raggi dunque accerchiata – è lo scenario che emergeva – e la bollente materia del contendere era proprio lo stadio. Osteggiato dalla Raggi, tanto che aveva scelto come assessore all’Urbanistica il noto urbanista Paolo Berdini, storico nemico del progetto a Tor di Valle. Progetto invece caldeggiato dal presidente del consiglio capitolino De Vito: oggi si capisce il perché, ma lo si poteva capire anche quasi due anni e mezzo fa.

 

IL TANDEM VINCENTE

In quella inchiesta, soprattutto, puntavamo i riflettori su un “tandem vincente”: quello costituto dallo stesso De Vito e dal suo grande amico e portavoce, Stefano Zaghis.

Stefano Zaghis

Chi era Zaghis? L’uomo dei misteri, il verso asso nella manica per far passare la “pratica” Tor di Valle. Il cavallo di Troia molto utile per dar disco verde al progetto di altri amici comuni, i mattonari Parnasi, che avevano puntato tutte le loro chance di ripresa finanziaria su Tor di Valle. Un perfetto trait d’union, Zaghis, tra il potere politico (De Vito), quello economico (i Parnasi) e quello finanziario (Massimo Caputi).

Sì, perché tutto il curriculum di Zaghis si svolge sotto l’ala protettiva dello stesso Caputi, in tutte le sigle che l’amico di ‘O Ministro’ Paolo Cirino Pomicino ha messo in campo. Basta scorrere in rapida carrellata le svariate società tenute a battesimo da Caputi e poi animate in compagnia del caro Zaghis: Mita Resort, Animus srl, Idea Fimit Sgr, R&G Alternative Investments Sgr spa. E poi un altro fondo, “Senior”, costituito esattamente dieci anni fa, nel 2009, operante in Sardegna e quindi gemellato con le operazioni in precedenza messe in campo tramite Fort Village, dove Caputi è il protagonista in compagnia dell’ex numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia.

Tutto grasso che cola per Caputi e il fido Zaghis.

Il giallo Tor di Valle si è poi snodato nell’arco di quasi due anni e mezzo, fino all’arresto di oggi.

Attraverso gli atti di una autentica sceneggiata.

I progetti iniziali partoriti dalla giunta Marino, infatti, erano stati ferocemente contestati dalle associazioni ambientaliste e soprattutto dagli stessi grillini prima di salire in Campidoglio.

Poi man mano i vertici cambiano rotta. Fino a quando, appunto, la stessa Raggi firma il memorandum d’intesa.

 

LE “LIMATINE” AL CEMENTO SELVAGGIO

Ma nei mesi seguenti segue una vera e propria escalation. Perché viene attuata la “limatina” alle cubature.

Che vuol dire? La contestazione principale era quella di aver creato una vera e propria città nella città, una montagna di cubature che stravolgevano letteralmente il piano regolatore, fottendosene del territorio e dando vita a una serie di mostri come, per fare un solo esempio, il gigantesco quartier generale di Unicredit, la banca di riferimento di tutta l’operazione, essendo la super creditrice (oltre 900 milioni) della Eurnova del gruppo Parnasi, più che mai interessata al progetto.

Cosa fa la giunta Raggi? Dà, appunto, una “limatina” a quel cemento selvaggio, ma al tempo stesso riduce di una percentuale ancor maggiore le infrastrutture previste, essenziali per garantire i collegamenti e i trasporti con quell’area altrimenti irraggiungibile.

Nel frattempo, va rammentato, a metà 2017 l’unico baluardo alle maxi speculazioni, l’assessore Berdini, viene cacciato a calci in culo dal Campidoglio. Quindi disco verde per tutte le acrobazie possibili.

Si passa da una conferenza di servizi all’altra, in un incredibile palleggiamento tra Comune e Regione, mentre la Sovrintendenza ai beni ambientali resta praticamente zitta: quando l’area di Tor di Valle è sotto precisi vincoli e, soprattutto, geologicamente del tutto inadatta per poter ospitare un progetto di quella stratosferica cubatura.

Ma chissenefrega. Per i Parnasi questo e altro.

Come ha dimostrato l’inchiesta avviata dalla procura di Roma. Dalla quale sono poi scaturiti i pesanti provvedimenti giudiziari a carico di Luca Parnasi e di tutta la fauna di politici e faccendieri germogliata rigogliosa intorno all’affare.

Sorge spontanea la domanda: ma se i legami tra De Vito e il gruppo Parnasi erano stranoti fin da dicembre 2016, perché si è dovuto aspettare fino ad oggi per questi provvedimenti?

Come mai la magistratura arriva sempre con abissali ritardi?

Perché le nebbie sono sempre fitte intorno a quel famigerato porto, come dimostra la tragedia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, massacrati 25 anni fa a Mogadiscio e senza lo straccio di una giustizia?

Un ultimo interrogativo. Come mai oggi lo zelantissimo Di Maio scopre quello che era ben noto a tutti i 5 Stelle da anni, almeno da fine 2016?

 

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Alle ore 9 e 44 del 21 marzo riceviamo e subito pubblichiamo una “richiesta immediata” di rettifica in merito all’articolo su Marcello De Vito & C, da noi pubblicato alle ore 19 e 15 del 20 marzo. Ecco il testo firmato da Stefano Zaghis.

 

Gentile Direttore, mi hanno segnalato un vostro Articoli che mi riguarda dove vengono riportate notizie FALSE sul mio conto, come già due anni fa quando il mio legale AVV. Marco Tavernese, vi contatto’ per chiederne la rimozione. Rimozione che avete provveduto a fare. Infatti il mio rapporto con Idea Fiimit SGR SPA è stato risolto nel luglio 2012 e il Fondo che gestivo (Fondo Senior) investiva in Case di Riposo per Anziani e Social Housing; inoltre io ho lasciato il M5S nell’ottobre 2013, e mi sono disiscritto dal loro Blog. 

La invito a rimuovere tutta la parte che mi riguarda immediatamente entro le ore10:00 e di mandare conferma scritta a me e al mio avvocato, oltre all’articolo pubblicato in modo corretto. In caso contrario, ho già dato mandato allo stesso avvocatodi provvedere a querelarla e richiedere i danni alla sua Onlus.

Rimango in attesa di una sua immediata risposta.

 

 

LA NOSTRA RISPOSTA

Precisiamo quanto segue. Non sono mai stato contattato due anni fa né via telefonica né via mail dall’avvocato Tavernese.

Gli articoli richiamati del 4 gennaio 2017, del 18 gennaio 2017 e del 27 agosto 2017, contenenti quelle notizie oggi contestate, non sono MAI stati rimossi dal sito, tanto che si possono tranquillamente leggere e li ho riportati in link.

Per il resto si tratta di aggiornamenti temporali – dei quali siamo grati – che in nulla mutano la sostanza dell’articolo.

Per massima completezza dell’informazione pubblichiamo la richiesta di rettifica e la nostra risposta in data odierna (21 marzo 2019 ore 12.15) tra le News.

Andrea Cinquegrani


23 marzo

Precisa ancora Zaghis e la Voce risponde

In merito alla vicenda De Vito e lo stadio della Roma, riceviamo un’altra comunicazione dal dottor Stefano Zaghis. La pubblichiamo in modo integrale, e ciò per completezza d’informazione, dando quindi tutto lo spazio possibile a chi contesta quanto contenuto nell’articolo.

 

 

Buongiorno Sig. Cinquegrani,

                                               ha ricevuto giovedì 21 u.s. la lettera di diffida dell’Avv. Dott. Marco Tavernese, che le intimava di rimuovere ogni riferimento alla mia persona dal suo articolo perchè FALSI e destituiti di ogni fondamento, in relazione alla vicenda Stadio delle Roma con cui NON ho MAI avuto NULLA a che FARE..Le sue ricostruzioni sono quindi frutto di fantasia. A questa mattina alle h. 9:00 lei non ha provveduto alla rimozione di tali notizie false.

 

Pertanto Le rinnovo l’invito a:

1 – Rimuovere la parte dell’articolo che mi riguarda;

2- Pubblicare in calce al nuovo articolo questa mia rettifica.

 

Gent.mo Direttore 

in relazione al suo articolo il cui contenuto, è falso e diffamatorio nei miei confronti,le chiedo la pubblicazione della seguente rettifica e di eliminare itali contenuti come richiesto dalla lettera dell’Avv. Marco Tavernese.

Già nel Dicembre 2016 – gennaio 2017, lei Sig. Cinquegrani e/o il suo collaboratore che aveva scritto l’articolo, aveva ricevuto una diffida verbale dall’Avv. Marco Tavernese sul contenuto altrettanto falso e diffamatorio di un precedente articolo dello stesso tenore, che si era prontamente attivato a correggere scusandosi con il mio avvocato.

Le devo rammentare che il sottoscritto ha lavorato per IDea Fimit SGR SpA dal dicembre 2010 al luglio 2012, oggi questa società non esiste più, poiché ha cambiato nome in DEA CAPITAL Real Estate SGR SpA. L’acronimo SGR Società di Gestione del Risparmio indica una società che, ai sensi dell’art. 34 del TUF (Decreto Legislativo 24 febbraio 1998 n.58 e successive modifiche) è autorizzata dalla Banca d’Italia, sentita la Consob, e gestisce Fondi di Investimento (nel mio caso immobiliari). Tali Fondi hanno un patrimonio separato rispetto alla Società di Gestione. Pertanto Idea Fimit SGR SpA NON è un fondo immobiliare bensì una società di gestione (asset manager). Il sottoscritto ha lavorato in IDea Fimit gestendo un fondo che alcuni mesi prima del mio ingresso in azienda  era stato oggetto di un’operazione di conferimento di immobili parte di INPDAP (ora INPS). Il Dott. Luca Parnasi NON è mai stato ne azionista di IDea Fimit SGR SpA, ne quotista del Fondo da me gestito nel periodo in cui ho prestato la mia attività professionale per tale azienda. Il Fondo che gestivo si occupava all’epoca di Case di Riposo per Anziani (che per la Transizione Demografica e l’Invecchiamento della Popolazione – Aging – in atto rappresenta un’enorme problematica , dove manca una politica industriale mirata) e Social Housing. Pertanto il sottoscritto NON ha mai avuto a che fare con la il Signor Parnasi o suoi collaboratori per la nota “vicenda stadio della Roma”. Infine per la salvaguardia dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma che si trova nel quartiere di Monte Mario Alto dove vivo, per un breve periodo ho svolto attività con il M5S (iscritto nell’ottobre 2012 – disiscritto nell’ottobre 2013) esclusivamente per la salvaguardia della “vita umana” e la tutela del diritto alla salute come previsto  dagli art. 2 e 32 delle Costituzione della Repubblica Italiana. NON ho mai avuto interlocuzioni di alcun genere sulla vicendo stadio delle Roma ne con l’Ing. Massimo Caputi, ne con l’Avv. Marcello Devito che non vedo da 4 anni.

Personalmente sono un garantista e una persona è colpevole solo se condannata definitivamente, ma vedere accostato il mio nome ad una persona oggi detenuta in carcere, ad un’altra inquisita per gravi reati  e a vicende a cui non solo sono estraneo, ma che neppure conosco, attraverso un articolo scritto in modo superficiale, senza alcuna competenza specifica della materia, delle norme e la benché minima aderenza alla realtà fattuale , è inaccettabile. L’“l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”  pertanto il rispetto del lavoro altrui (e il mio in questo caso come quello di tutti) è condizione essenziale per la democrazia del nostro Paese. Come diceva Calamandrei: “E’ compito (della Repubblica) di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo- “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro “- corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.” Discorso sulla Costituzione – Milano 1955. Pertanto se con il suo articolo accosta vicende giudiziarie che NON hanno alcuna correlazione con la mia persona e con il lavoro da me svolto in passato, state potenzialmente creandomi un danno d’immagine e di reputazione, che potrebbe impattare sul mio diritto al lavoro. In ultima analisi mi state creando degli ostacoli che la Repubblica italiana per mandato costituzionale “deve rimuovere” Art. 3. 

 

La prego quindi di pubblicare questa mia rettifica in modo integrale, poichè quella che le ho inviato giovedì NON era una rettifica. Pubblichi anche la lettera del mio avvocato.

 

Le rinnovo l’invito a cancellare ogni riferimento alla mia persona entro stamattina sia dal sito, sia da Facebook, altrimenti mi vedrò costretto a procedere per le vie legali

 

Distinti Saluti

Stefano Zaghis

 

 

LA RISPOSTA DELLA VOCE

Ribadiamo di non aver mai avuto alcun contatto né telefonico, né via email con l’avvocato Marco Tavernese. Mai sentito, né conosciuto. La dimostrazione sta nel fatto che gli articoli sullo stadio di Tor di Valle usciti il 4 gennaio 2017 e il 18 gennaio 2017, non sono mai stati rimossi dal sito, né modificati di una virgola. Tanto che oggi si possono tranquillamente leggere sul sito stesso e che abbiamo riportato come link-base nell’articolo di qualche giorno fa.

Come mai tanto zelo e tanta urgenza oggi da parte di Zaghis e Tavernese, quando quelle notizie-base sono sul sito da quasi due anni e mezzo?

Non ho mai scritto che Luca Parnasi sia stato azionista di Idea Fimit, né quotista del fondo da lei gestito. Né ho mai parlato di rapporti personali tra Zaghis e Parnasi.

In questa seconda comunicazione, il dottor Zaghis ricostruisce molti fatti, anche sotto il profilo temporale. Ne prendiamo atto, siamo lieti di pubblicarli, per il sempre ricordato diritto ad una informazione quanto più completa possibile.

Tutto ciò, comunque, non intacca la sostanza del nostro articolo; tutti gli elementi in esso contenuti sono verificati e verificabili, carte alla mano. E’ incontestabile, per fare un esempio, il rapporto professionale intercorso con l’ingegner Massimo Caputi, documentato da svariate sigle societarie; come è incontestabile l’amicizia, o meglio l’ex amicizia, con il presidente del consiglio comunale Marcello De Vito.

Siamo sempre disponibili a pubblicare altre informazioni in merito, per ampliare conoscenza e informazione.   (A. C.)

 


 

TOR DI VALLE / ANCHE CAPUTI PRECISA, LA VOCE RISPONDE

Il recente articolo della Voce sul presidente del consiglio comunale di Roma Marcello De Vito e la tormentata vicenda dello stadio di Roma a Tor di Valle, ha suscitato un autentico vespaio di polemiche. Prima le richieste di rettifica di Stefano Zaghis, ora quella di Massimo Caputi.

Di seguito pubblichiamo quest’ultima, inviata dallo “Studio legale Grazia Volo” di Roma, ed in particolare dall’avvocato Anna Sistopaoli.

 

 

Allego copia della diffida trasmessavi a mezzo raccomandata – e che di seguito riproduco – e vi invito alla pubblicazione della stessa in calce all’articolo in oggetto, nonché alle ulteriori attività nella medesima diffida richieste.

In nome e per conto del dr. Massimo Caputi – che, a tal fine, ha conferito mandato a questo Studio – comunichiamo quanto segue.

In data 19.3.2019 è stato da voi pubblicato l’articolo dal titolo STADIO ROMA / I LEGAMI TRA I PARNASI E IL 5 STELLE DE VITO STRANOTI DA FINE 2016, a firma del sig. Andrea Cinquegrani, nel quale è stato innanzitutto narrato di una riunione in Campidoglio “a fine anno (2016) tra i plenipotenziari del Comune (il sindaco Raggi, il vice De Vito, l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini, un fedelissimo della prima cittadina, Daniele Frongia); in loro compagnia il direttore generale della Roma calcio Marco Baldissoni, il mattonaro Luca Parnasi e il rappresentante di un Fondo immobiliare, quelli che sono diventati di moda per condurre tutte le operazioni che si rispettino”.

Prosegue subito dopo l’articolo affermando: “Sul nome del Fondo sono spuntati i primi interrogativi: certo aveva a che fare con il re del settore, Massimo Caputi, primo presidente di Sviluppo Italia (poi diventata Invitalia), pomiciniano della prima ora, quindi passato ai super Fondi, in sella a Fimit, poi Idea Fimit, quindi Prelios e Feidos. Un primatista assoluto nel ricco settore. A quel summit in Campidoglio, per sottoscrivere un apposito “memorandum” d’intesa, si doveva anche tenere a battesimo un Fondo ah hoc per l’operazione Tor di Valle. I giochi, a questo punto, erano fatti, rien ve va plus. E siamo al 30 dicembre 2016”.

Cinquegrani ha dunque attribuito a Massimo Caputi, in virtù del tenore argomentativo sviluppato nei relativi passi sopra riportati, la sua partecipazione alla riunione a fine 2016 in Campidoglio, nonché, ed espressamente, il suo specifico coinvolgimento nelle intese e nelle operazioni finalizzate alla costituzione del Fondo di cui si narra in articolo.

Orbene innanzitutto il dr. Caputi non ha certamente preso parte, né personalmente né a mezzo di propri incaricati, alla riunione in Campidoglio citata in articolo, né a qualsivoglia incontro od intesa con Luca Parnasi, con il quale non ha mai intrattenuto alcun rapporto professionale, men che mai concernente la realizzazione dello stadio di Tor di Valle.

In alcun modo, inoltre ed ancora, può affermarsi che “Sul nome del Fondo sono spuntati i primi interrogativi: certo aveva a che fare con il re del settore, Massimo Caputi “, che mai, invece ed al contrario, si è  occupato, o si occupa, di qualsivoglia operazione comunque concernente la realizzazione dello stadio di Tor di Valle.

A ciò si aggiunga che è certamente circostanza nota – ed addirittura agevolmente verificabile in rete, in virtù di una semplice consultazione dei motori di ricerca – che il  “memorandum” d’intesa”, relativo alla realizzazione dello stadio Tor di Valle, intercorse fra Eurnova s.r.l. e Idea Fimit SGR S.p.A., società nella quale il dr. Caputi aveva cessato il proprio incarico di consigliere sin dall’aprile 2012, e dunque oltre quattro anni prima la riunione in Campidoglio narrata in articolo.

L’attribuzione al ns. Assistito dei coinvolgimenti e delle attività di cui si legge in un articolo dedicato alle recentissime vicende giudiziarie del presidente del Consiglio comunale capitolino De Vito, non ha dunque alcuna ragione d’essere e determina un’ingiustificabile e lesiva aggressione alla sua persona ed alla sua professionalità: a ciò si aggiunga la pubblicazione della  fotografia del dr. Caputi a corredo dell’articolo, strumentalmente destinata a far immediatamente ritenere al lettore il certo coinvolgimento del dr. Caputi  nelle vicende oggetto di indagine giudiziaria e concernenti lo stadio da realizzarsi in Roma , nonché nei “LEGAMI TRA I PARNASI E IL 5 STELLE DE VITO STRANOTI DA FINE 2016 “, come recita il titolo .

Il dr. Caputi pertanto, vi diffida alla immediata pubblicazione della presente rettifica, ex art. 8 Legge Stampa, in calce all’articolo ed all’immediata rimozione della sua fotografia a corredo dell’articolo, riservandosi ogni azione a tutela dei propri diritti.

Inoltre ed ancora, avendo appreso dalla citazione in articolo dell’avvenuta pubblicazione sul vs. sito dell’ulteriore articolo 4.1.2017, “GIALLO RAGGI / ECCO CHI VUOLE ELIMINARLA & I MAXI AFFARI IN PENTOLA”,   il dr. Caputi vi invita alla immediata rimozione dell’ inciso ivi contenuto: “Anche se è formalmente uscito da Fimit per accasarsi con Prelios, Massimo Caputi è uno dei veri registi dell’operazione”; peraltro Massimo Caputi ha lasciato Prelios nell’ottobre 2015 e non si occupa in alcun modo di gestione fondi .

I migliori saluti

Avv. Anna Sistopaoli

 

LA RISPOSTA DELLA VOCE

Apprezziamo il tono garbato della missiva. Ma subito rileviamo un’anomalia che già abbiamo fatto notare a Zaghis.

Come mai nessuno ha avuto niente da ridire sui primi articoli base, pubblicati rispettivamente il 4 gennaio 2017 e il 18 gennaio 2017?

Come mai un silenzio così lungo e solo oggi le rimostranze per un articolo che ha ripreso per filo e per segno quella story di fine dicembre 2016? Eppure quegli articoli, e soprattutto quello del 4 gennaio, ebbero una valanga di visualizzazioni, oltre 6 mila nelle prime tre ore dall’uscita sul sito della Voce.

Non ho mai scritto che Massino Caputi abbiamo partecipato a quella riunione di fine dicembre 2016 in Campidoglio. Il riferimento era al “rappresentante di un Fondo”, circostanza che rimbalzava in quelle ore proprio in Campidoglio.

Si trattava di un Fondo – ho scritto – che aveva ruotato o ruotava intorno alla figura di Massimo Caputi. Dal momento che Fimit (e la gemmata Idea Fimit) era nata anche per iniziativa di Caputi e dalla quale poi già diversi anni fa era uscito; Prelios aveva visto la presenza base di Caputi, poi ugualmente uscitone; Feidos era ancora ben salda nelle mani di Caputi. Avevo scritto che c’era incertezza su quale “fondo” fosse, dal momento che in precedenza c’erano state – come rammenta l’avvocato Sistopaoli – intese tra la Eurnova dei Parnasi e Idea Fimit.

Nell’articolo di qualche giorno fa non abbiamo scritto di alcun coinvolgimento di Caputi nella recente vicenda giudiziaria che ha investito Marcello De Vito.

(A. C.)

 

 

 

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