SBLOCCA CANTIERI / DISCO VERDE ALLE MAFIE, CHE CUCCAGNA !

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Sblocca cantieri, che cuccagna per le mafie! Stappa lo spumante lo sceriffo Matteo Salvini, gongola lo scodinzolante pelouche Luigi Maio.

Sorge spontanea la domanda. Ma sanno lorsignori quel che fanno? Conoscono almeno i punti principali del documento che, sulla carta, già tra un paio di giorni hanno promesso di sottoscrivere?

E riescono lontanamente mai ad intendere che in questo modo non si dà lavoro a chi lo aspetta da anni, ma solo chance per le sigle di mafia o in fortissimo odore mafioso, perché possano riprendere in mano le sterminate praterie dei subappalti di stato, per riossigenarne le casse con danari freschi?

Alla faccia di ogni battaglia per la legalità, la trasparenza e lo sviluppo, quello vero.

Peccato che di legalità sceriffo Salvini sia totalmente all’oscuro, come di sviluppi economici la nuova ma già cadente stella dei 5 Stelle, steward al San Paolo fino a qualche anno fa.

Ma procediamo con ordine e vediamo quanto di più vomitevole sta bollendo in pentola.

 

DISCO VERDE PER TUTTE LE MAFIE

Silvio Berlusconi

Stanno puntando al massimo, ‘O Sceriffo e ‘O Guaglione: mettere a segno il colpo della vita, quello mai riuscito neanche a Silvio Berlusconi e a Matteo Renzi, ossia mettere in piedi una legge non ad personam, ma ad mafiam. Due piccioni con una fava: lo Sblocca cantieri – svariate centinaia (si dice 600) in tutta Italia – e al tempo stesso la riforma degli appalti, da sempre attesa, sempre solo abbozzata e ora pronta sul piatto da servire a lobby & mafie. Ottimo e abbondante.

Sotto il profilo tecnico, ecco come si svolgerà l’iter, stando alle parole di un funzionario del ministero per le Infrastrutture: “Lo ha raccontato proprio Salvini, il premier Conte tra pochi giorni e non fra mesi porterà la riforma. Loro sperano che tutto possa passare per decreto legge, anche se la materia che riguarda la normativa sugli appalti tecnicamente non può passare così. Pure se come al solito sbandierano velocità, l’iter sarà più lungo. Fino ad oggi su quella materia vige una legge delega che il parlamento dovrà esaminare e poi dare l’ok. Il tutto quindi si potrà trasformare non in un decreto legge, ma in un decreto legislativo. Se tutto fila per loro bene, se ne parla nella primavera 2020”.

Ma tanto basta, soprattutto in vista delle elezioni Europee, per spargere abbondanti cortine di fumo negli occhi, soprattutto di quegli imprenditori che non vedono l’ora di aprire i cantieri e riavviare gli appalti.

Nei fatti favorendo le sigle mafiose per tornare ai subappalti di sempre. Dovendosi limitare, in questi anni di magra, a gestire le montagne di profitti passate e l’altrettanto gigantesca montagna di riciclaggi e diversificazioni, in tutta Italia e a livello internazionale. Da segnalare che per la terza volta in un mese vengono sbandierate clamorose “scoperte”: le mafie sono sbarcate – udite udite – in Veneto. Roba vecchia di almeno vent’anni!

Matteo Renzi.Nella foto in alto Salvini e Di Maio

Passiamo alla ciccia. Ossia ai punti cardine previsti nella nuova normativa. Filtrano già le “news” che disegnano un quadro davvero ai confini della realtà: bypassare norme, leggi, leggine e normative che sono riuscite “un minimo” a limitare le infiltrazioni negli appalti pubblici, tornando praticamente a 40 anni e passa fa, quando con la ricostruzione post terremoto del 1980 la camorra riuscì a festeggiare l’ingresso a vele spiegate nei lavori pubblici, rastrellando palate miliardarie e decollando come vera SPA, capace di varcare i confini regionali e poi nazionali, diversificando in tutti i settori possibili.

Ora si torna a quei fasti, a bordo di leggi che lo permettono. Da guinness dei primati.

Vediamo in dettaglio.

 

SUBAPPALTI SELVAGGI E SENZA CONTROLLO

Il cardine riguarda la totale deregulation dei subappalti. Nessuna norma più, sancita la più totale libertà per big degli appalti di subappaltare subito senza neanche indicare a chi. Per intendersi: mentre prima chi partecipava ad un bando doveva elencare le ditte in subappalto, perché qualcuno – come l’ANAC guidata da Raffele Cantone – potesse dare almeno un’occhiatina alle carte, adesso neanche quello. Le aggiudicatarie dei bandi possono smistare i lavori anche al cugino di Matteo Messina Denaro e nessuno può metterci il becco!

Raffaele Cantone

Quale pezza a colori mai possono piazzare su una simile, oscena operazione Salvini & Di Maio? Le rimostranze che la Unione Europea avrebbe indirizzato all’Italia per la troppa “rigidità” (sic) sul fronte degli appalti, con norme eccessivamente severe. Alla faccia! E non basta che negli appalti pubblici – pensiamo solo a quelli sul versante delle forniture sanitarie – già la malavita organizzata riesca a fare man bassa?

Sta di fatto che in Europa – nonostante l’accertata invasione da parte di cosche e clan – ancora non sanno cosa sia il 416 bis, ossia l’associazione a delinquere di stampo mafioso.

Amato Lamberti

La storia non è nuova e risale almeno alla metà degli anni ’90. Facciamo un solo esempio, tanto per chiarire. All’epoca il clan La Torre, che controllava e controlla l’area di Mondragone, aveva deciso di diversificare all’estero: la Scozia primo paese nel mirino. Ed eccolo impegnarsi nell’acquisto di alberghi, ristoranti, night in quel di Aberdeen, incantevole città scozzese sulla costa orientale. Il sociologo Amato Lamberti, fondatore dell’Osservatorio sulla Camorra al quale collaborava il giovane cronista ammazzato dalla malavita organizzata, Giancarlo Siani, rilasciò una esplosiva intervista ad un quotidiano di Aberdeen in cui parlava del potente clan La Torre e degli investimenti scozzesi. In città fu un botto, nessuno aveva mai sentito parlare di clan e di camorra. E soprattutto gli inquirenti scozzesi furono colti totalmente di sorpresa, perché non avevano alcuno strumento investigativo ad hoc. Ragion per cui i La Torre poterono tranquillamente continuare nei loro affari.

Della vicenda scrisse anche Tom Behan, il camorrologo anglo-partenopeo che per anni ha insegnato all’Orientale di Napoli, autore di “See Naples and die” e allievo di Percy Allum.

 

VARIANTI, REVISIONI & SORPRESE A GO GO

Torniamo a bomba, ossia ai cantieri. Quando la nuova normativa verrà varata, sarà possibile chiudere non solo un occhio ma tutti e due su quella ampia selva di artifici che faccendieri, politici, colletti bianchi e mafie hanno storicamente intessuto: e ora escono più rafforzati che mai.

Occhi chiusi e niente più ficcanaso sul fronte dei “ribassi”, arma strategica. Comincio i lavori a 100 ben sapendo che quella è una cifra del tutto stracciata e campata per aria: mi serve per vincere la gara. E so benissimo che quella cifra potrà lievitare anche fino a 1000.

Così successe, con il dopo terremoto ’80, per fare solo esempio, con l’affare dei “Regi Lagni”, maxi appalto partito da un centinaio di miliardi di vecchie lire e poi decuplicato. Senza contare che si trattava di un’opera che non aveva niente a che vedere con la ricostruzione (trattandosi di una bonifica ambientale) e per di più eseguita in modo scellerato: dopo la pseudo-bonifica, infatti, la situazione è di gran lunga peggiorata, perché l’area si inondava regolarmente ad ogni minima pioggia.

Ma fu un grande affare per gli allora ruspanti Casalesi e il processo che ne seguì fu un totale flop: condannati pochi pesci piccioli, i “mandanti” politici e di camorra ovviamente a piede libero. Come del resto è successo con il maxi processo per il dopo terremoto: tutti assolti, liberi come fringuelli, dal momento che non era stato contestato neanche il 416 bis, come se la camorra in Campania non fosse mai esistita!

E nessuno se ne fregherà più delle né delle “varianti” né delle “revisioni prezzi”, ottimi strumenti per gonfiare a dismisura i progetti iniziali, come del resto dimostrano tante altre opere pubbliche, ad esempio le linee metrò di Roma e di Napoli.

A farsi benedire le “sorprese archeologiche o geologiche”, altra via di fuga per far lievitare i costi in maniere esponenziale, super usata, appunto, nei lavori per i metrò di casa nostra.

Insomma di tutto e di più, i vecchi strumenti tirati a lucido, rimodernati, riadattati alle nuove tecniche di progettazione e di realizzazione delle opere pubbliche, di tutte le infrastrutture.

Le mafie, in questo modo, potranno agire in modo del tutto indisturbato, senza neanche lo straccio di un controllo – già flebile – mentre agli inquirenti verrà spuntato ogni strumento investigativo. Cin cin!

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