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INTESA SANPAOLO / E’ L’ORA DI TAGLIARE LE SOFFERENZE


28 dicembre 2017 autore: MARIO AVENA



banca intesa

Intesa Sanpaolo a fine anno fa le pulizie di casa. A quanto pare, infatti, l’istituto guidato da Carlo Messina, su sollecitazione della BCE, ha deciso di sbarazzarsi della montagna di crediti deteriorati – gli ormai ben noti NPL – che ha in cassaforte, la bellezza di quasi 54 miliardi di euro. Ancora top secret i nomi degli acquirenti, due fondi che si occupano, appunto, di gestire le sofferenze altrui.

Secondo le ipotesi più attendibili, comunque, Intesa dovrebbe cedere circa un terzo dei suoi Npl, caso mai creando con i nuovi partner una società ad hoc per gestire il resto.

Come è successo tanti anni fa per il Banco di Napoli, che creò una sigla, SGA, una bad bank che, alla resa dei conti, si è rivelata un ottimo affare. Secondo le ultime stime, infatti, ha recuperato oltre il 90 per cento delle sofferenze con la concreta speranza di sfondare il muro dei 100, un vero miracolo di San Gennaro.

Il bottino di quella SGA, che sfiora il tetto di 1 miliardo di euro, è finito nelle casse del governo Renzi, che ha avuto ottimo fiuto nell’incamerare quella somma con la scusa di utilizzarla per soccorrere le banche in difficoltà.

Ad ogni buon conto qualche settimana fa è stata ufficializzata l’incorporazione dello stesso Banco di Napoli nel gruppo Intesa Sanpaolo: un’operazione vecchia di quasi vent’anni e non si sa perchè solo oggi giunta all’ufficializzazione (potete leggere l’articolo della Voce sulla strana operazione cliccando sul link in basso).

Stessa cosa sta succedendo ora con Banca Nuova, già tempo fa rilevata da Intesa: ma anche stavolta l’ufficialità arriva a scoppio largamente ritardato. Un istituto da sempre al centro delle polemiche, quello siciliano; come del resto storicamento al centro di operazioni più che mai disinvolte fu negli anni ’80 e ’90 il Banco di Napoli, alle prese con crediti allegri, super facili e assai poco garantiti.

Tanto mamma Dc vedeva e provvedeva, in una perfetta intesa – è il caso di dirlo – con l’allora più che mai consociativo Pci.

 

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L’INTESA CON IL BANCO DI NAPOLI / UN MISTERO LUNGO VENT’ANNI

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