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INCHIESTA CONSIP – L’ “ULTIMO” PASTICCIACCIO DEL NOE


5 marzo 2017 autore: Furio Lo Forte



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Chi c’era alla guida del NOE, il Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri oggi clamorosamente estromesso dall’indagine Consip per la strana e ripetuta ‘fuga di notizie’, quando gli uomini di quel reparto piazzavano cimici dappertutto, nell’autunno 2016, dentro la villa di famiglia di Tiziano Renzi e perfino nella fitta, adiacente boscaglia?

Da un articolo di Luca Fazzo per il Giornale apprendiamo che il 12 gennaio di quest’anno per il Capitano Ultimo, al secolo Sergio De Caprio, è arrivata la svolta. Nel ’93 artefice della mancata perquisizione del covo di di Totò Riina, poi per decenni a capo del NOE, oggi De Caprio «si toglie la divisa da carabiniere e mette i panni borghesi dell’agente segreto, chiamato a fare parte dell’Aise, il servizio che si occupa di sicurezza esterna».

Tiziano Renzi. nel montaggio di apertura il pm Henry John Woodcock e, sullo sfondo, Matteo Renzi

Tiziano Renzi. nel montaggio di apertura il pm Henry John Woodcock e, sullo sfondo, Matteo Renzi

Probabile dunque che “Ultimo” fosse della partita anche al tempo (metà 2016) in cui ci si organizza per le meticolose intercettazioni in casa Renzi, con le cimici già tutte piazzate ai primi di novembre. Del resto, Henry John Woodcock, il pm partenopeo che ha fatto scattare le prime indagini sul caso Romeo-Consip, ha da sempre voluto, come suo braccio destro, proprio il “mitico” Capitano.

Ma le coincidenze sono appena iniziate. Già, perché a decidere il passaggio di Ultimo dal NOE alle fila dell’Aise è stato – come ricorda il quotidiano diretto da Sallusti – il direttore dell’Agenzia, Alberto Mainenti.

Curioso, perché solo un paio di giorni fa la Voce ha pubblicato un’inchiesta su quel fil rouge (o forse nero) che ha più volte incrociato la storia politica di Italo Bocchino (altro indagato dell’inchiesta Consip) con quella di altolocati 007 nostrani. Fra cui, guarda caso, il generale Mainenti. Succede nel 2001, il caso è quello della commissione parlamentare Telekom Serbia, nella quale Bocchino sedeva proprio mentre era indagato a Torino per la provenienza dei finanziamenti milionari ricevuti dalle Edizioni del Roma, risultati parte della maxi tangente Telekom, ma “a sua insaputa”. Nello stesso periodo, il 7 marzo 2001, Bocchino annuncia alla stampa che presenterà un’interrogazione a risposta immediata sui finanziamenti illeciti a Slobodan Milosevic, lasciando balenare una complicità dei Servizi italiani in tutta la vicenda. E tirando in ballo il colonnello Alberto Mainenti del Sismi. La bolla mediatica esplode, tanto che quella interrogazione di Bocchino, annunciata e poi misteriosamente “abortita”, sarà al centro degli interrogatori dei pm torinesi. I quali nel 2004, prima di archiviare l’indagine, convocano proprio il colonnello Mainenti. Che spiega di aver saputo tutto dal numero uno di Via Nazionale Nicolò Pollari. Sentito dai pm, quest’ultimo dice di aver passato le carte al colonnello Mainenti perché il suo nome compariva nell’interrogazione di Bocchino. Quella mai presentata.

Il generale Tullio Del Sette

Il generale Tullio Del Sette

Una strana storia, tuttora costellata da ombre. Che tuttavia la dice lunga sui rapporti che intercorrevano all’epoca fra l’allora parlamentare di AN Bocchino e vertici assoluti dell’intelligence italiana come Mainenti e Pollari.

Coincidenza numero 2. La decisione assunta da Manenti di collocare “Ultimo” all’Aise era stata, scrive ancora Il Giornale, «condivisa con il comandante dei carabinieri Tullio Del Sette». Lo stesso comandante generale dei carabinieri che da fine dicembre 2016 è indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Consip.

A tirare in ballo il nome del generale Del Sette era stato Luigi Marroni, amministratore delegato Consip, ribaltando subito le responsabilità: «È stato il presidente Consip Luigi Ferrara – dichiara ai pm partenopei Marroni – a dirmi che lo aveva messo in guardia il Comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette». «Del Sette – ha poi confermato Ferrara al Fatto Quotidiano – mi disse di stare attento agli incontri che facevo con gli imprenditori e in particolare con Alfredo Romeo e io riferii la cosa all’amministratore delegato Marroni per consigliare anche a lui le migliori regole di ingaggio per gli imprenditori, ma non ricordo ora di avere parlato di Romeo».

Ricapitoliamo: il trasferimento-promozione di “Ultimo” dal NOE all’Aise è stato fortemente voluto dal direttore dell’Agenzia Mainenti e dal comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette. Qualcuno, però, era contrario. «Il pm Henry John Woodcock, che sul lavoro del Noe di De Caprio ha costruito molte delle sue inchieste – scrive Fazzo sul Giornale – pare abbia manifestato esplicitamente il suo disappunto: ma senza risultato».

A cosa era dovuto tanto disappunto? Forse perché anche nell’inchiesta Consip, che sarebbe poi arrivata come un siluro su Matteo Renzi, Woodcock si fidava solo di “Ultimo” e non voleva perdere il suo uomo di punta? E che importanza può aver avuto la presenza di “Ultimo” nella clamorosa decisione della Procura romana guidata da Giuseppe Pignatone che, appena assunto il filone principale delle indagini partite da Napoli, comunica la revoca al NOE del mandato investigativo sull’inchiesta Consip per le «ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto»? «La procura di Roma – scrive in proposito un cronista di giudiziaria di lungo corso come Frank Cimini – apre un’inchiesta su fuga di notizie. Un regolamento di conti interno agli inquirenti tra la capitale e Napoli».

Giuseppe Pignatone

Giuseppe Pignatone

Si aprono, in ogni caso, nuovi interrogativi di non poco peso. Per esempio, da chi poteva aver avuto notizie sulle riservatissime indagini Consip il generale dei carabinieri Del Sette? Da un personaggio del NOE, da sempre legato al principale investigatore partenopeo dell’inchiesta e, al tempo stesso, fedelissimo dell’Arma dei Carabinieri? Oppure, come vuole la vulgata dei giornali anti-renziani, le notizie che dovevano “inguiaiare” l’ex premier, deviando il corso della storia politica italiana, se le sarebbero incautamente spifferate loro stessi, senza neppure riuscire a capire, dall’alto delle loro cariche, di essere intercettati da selve di microspie come nemmeno ai tempi del KGB?

Molte delle risposte che verranno, se verranno, sono ora attese da Piazzale Clodio, i cui sostituti procuratori «per esigenze di chiarezza», come è stato specificato nella nota della Procura, hanno affidato al Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma le indagini sottratte al NOE.

Nell’attesa molti ricordano che nel 2007 un’altra inchiesta-bomba del tandem Woodcock-Ultimo, destinata otto anni dopo ad essere definitivamente chiusa con un flop, avesse rivoltato i destini dell’Italia. Governo Prodi, ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Come viene documentato nel volume intitolato appunto “2008 – L’anno che ha stravolto l’Italia” di Rita Pennarola (Aracne Editrice, prefazione di Oliviero Beha), tra

Alfonso Pecoraro Scanio in una foto del 2007

Alfonso Pecoraro Scanio in una foto del 2007

fine 2007 e inizio 2008 al ministero dell’Ambiente è in forze il Capitano Ultimo, distaccato dal NOE. Il quale contemporaneamente conduce in Basilicata, su ordine del pm Woodcock, le indagini riservate a carico dello stesso ministro Pecoraro Scanio sulle fantomatiche ipotesi (poi tutte smantellate in Tribunale) dei presunti vantaggi ottenuti da un imprenditore.

Risultato: con le lungaggini del Tribunale dei ministri, per arrivare alla conclusione si è dovuto attendere il 2016, con la pietra tombale su quell’inchiesta. Che però, esplodendo sui giornali alla vigilia delle Politiche 2008, aveva determinato il repentino allontanamento dalla scena politica dell’allora leader del centrosinistra Pecoraro Scanio. Il quale, fino al giorno prima di quel tritacarne mediatico-giudiziario, non era solo in rampa di lancio per un futuro incarico da premier, ma stava soprattutto facendo varare al Governo Prodi il provvedimento, quasi in dirittura d’arrivo, che avrebbe sottratto dalle grinfie dei petrolieri i miliardi di euro del Cip 6, destinati alle energie rinnovabili. Miliardi che invece, da allora, continuano a finire nelle casse delle lobby petrolifere attraverso i fondi pubblici agli inceneritori.

 




3 risposte a “INCHIESTA CONSIP – L’ “ULTIMO” PASTICCIACCIO DEL NOE”

  1. Petra scrive:

    Quando si montano certi calunniosi garbugli, sarebbe bene almeno informarsi a dovere sulle circostanze, onde evitare figure da peracottari, oltre che da mistificatori.
    Il Capitano De Caprio ha guidato il Noe in indagini senza precedenti, che non hanno guardato in faccia nessuno, compreso l’entourage di renzi quando renzi era al massimo del suo potere; indagini tutte boicottate da personaggi prossimi ai soggetti coinvolti, e che a quanto pare gli devono essere ancora fatte scontare. In occasione e a causa di una delle più scottanti, il Capitano è stato destituito proprio dai vertici dell’Arma, sul quale a torto o a ragione ha avuto amaramente a pronunciarsi.
    Già con questo il vostro teorema perde la sua aleatoria premessa.
    Ma aggiungiamo altre considerazioni tanto lapalissiane che dovrebbero essere accessibili a qualunque persona in buona fede.
    Le fughe di notizie sono una norma, perché ci sono mille canali attraverso i quali possono venire captate informazioni riservate, a partire da un banale microfono a parete passando per l’hackeraggio o per l’infedeltà delle ditte che gestiscono i dati dei server.
    Basti ricordare che a riferire notizie riservate di mafia capitale sulle indagini del Ros erano… dei poliziotti.
    Un reparto di Carabinieri che si imbarca in intercettazioni talmente scomode da procurare un’esposizione che certo non agevolerà nella carriera, tutto sono tranne che passibili di sospetto in merito ad attività doppiogiochiste.
    Nel laconico comunicato con cui si trasferisce la potestà delle indagini consip dal Noe ai Carabinieri romani, non c’è niente di tutto quello che malignamente si cerca di leggere, se non la decisione di agevolare le indagini.
    E’ veramente una vergogna, che invece di gratitudine questi eroi debbano subire i conati di bile di tutta l’italica rete di clientes.

    • Rita Pennarola scrive:

      Ci aspettavamo il commento di De Caprio, il quale puntualmente, ogni volta che la Voce ha ‘osato’ nominarlo, è sceso in campo con tutta l’artiglieria, come dimostra il subisso di sue mail e telefonate in precedenti occasioni.
      Le notizie sulla sua permanenza al Noe e sul ‘disappunto’ del pm Woodcock per il trasferimento di Ultimo all’Aisi sono state già pubblicate, prima che sulla Voce, dal quotidiano Il Dubbio e non ci risulta siano state smentite da Ultimo: né in una forma civile, né attraverso i calunniosi ed oltraggiosi epiteti che usa per commentare l’articolo della Voce, come si può leggere qui sopra.
      Meglio evidentemente, per ‘Ultimo’, non inimicarsi un quotidiano importante come Il Dubbio, specie quando – come si legge oggi e come evidentemente il Capitano già sa quando scrive l’irriferibile commento – la Procura guidata da Giuseppe Pignatone apre un fascicolo per identificare e punire l’autore di quella strana fuga di notizie. Sulla Voce invece, secondo Ultimo, si può evidentemente sparare a zero con calunnie e diffamazioni, fidando nell’impunità. Vedremo se stavolta andrà così. (a. c.)

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