BUSINESS SANGUE / RENZI & PUTIN FOR MARCUCCI

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Emoderivati, che business. Un’industria col vento in poppa, in Italia, negli ultimi tempi anche grazie a uno sponsor eccellente, nientemeno che Matteo Renzi. La baciata dalla fortuna – e dal rottamatore – si chiama Kedrion, la corazzata del gruppo Marcucci, toscano doc, che giorni fa ha messo a segno l’ultimo colpo in Russia, una super commessa da 4 milioni di rubli. Peccato che alcuni vertici del gruppo siano alle prese con lo storico processo per il sangue infetto, in pieno svolgimento a Napoli: forse “a insaputa” del nostro premier. Da una maxi inchiesta all’altra, eccoci ad altri traffici arcimilionari, quelli sui vaccini: con un pezzo da novanta tra gli indagati, la super ricercatrice Ilaria Capua. Che da pochi giorni è volta negli States, chiamata dall’Università della Florida. Per la serie cervelli in fuga…

Partiamo dagli affari tinti di sangue & milioni. E da un gossip a base di tweet & telefonini. Hanno fatto il giro di mezzo mondo le immagini della conferenza stampa Putin-Renzi in occasione dello storico incontro svoltosi al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo: mentre il capo della Russia parla, Matteo chatta. Figuraccia interplanetaria, il “doppio” di Silvio Berlusconi che fa aspettare la Merkel per terminare una sua conversazione telefonica (“parlavo con Erdogan”, giustificò l’ex Cavaliere). Ma stavolta con chi s’intratteneva l’irrefrenabile Matteo? Ne sono corse di tutti i colori, tra gli esperti di gossip & politica. Tra le più gettonate quella un messaggino all’amico Andrea Marcucci, suo fedelissimo al Senato, passato alla recente storia per il “canguro” in vista delle nuove norme sulle unioni civili. Oggetto, un affare caldo caldo, bollente come una sfogliatella nelle gelide terre di Russia.

 

EMODERIVATI, RUBLI & DOLLARI NELL’IMPERO DEI MARCUCCI

Fantasie a parte, la sostanza parla di una freschissima commessa da miliardi di rubli, 4 per la precisione. A tanto ammonta, infatti, l’accordo appena siglato tra i vertici di Kedrion Biopharma e una delle costole più pregiate del maxi gruppo Rostech, ossia Nacimbio, che sta per “National Immunobiological Company”. L’accordo, in particolare, prevede la nascita di una joint venture italo-russa (e il futuro ingresso di un terzo partner finanziario) per ristrutturare e rilanciare l’impianto di Kirov entro due anni, che diventerà strategico all’interno del piano sanitario russo e per una maggiore autonomia sul fronte degli emoderivati.

La firma dell'intesa per l'impianto di Kirov. Nel montaggio di apertura Matteo Renzi e Vladimir Putin

La firma dell’intesa per l’impianto di Kirov. Nel montaggio di apertura Matteo Renzi e Vladimir Putin

Così spiegano i protagonisti della storica intesa. “Attualmente – chiarisce l’ad di Nacimbio, Nikolay Semenov – nel campo degli emoderivati la Russia dipende per oltre il 90 per cento dall’estero. A partire dal 2019 l’impianto di Kirov sarà in grado di processare 600 tonnellate di plasma all’anno”. Processi a parte (che vedremo anche in seguito), continua Semenov: “per la prima volta volta nel nostro Paese potremo gestire l’intero ciclo di produzione dei plasmaderivati, in linea con i più alti standard del settore. Lo stabilimento di Kirov è di importanza strategica per il programma sanitario russo, che attualmente dipende moltissimo dalle importazioni di sangue e dei suoi derivati per la cura dell’emofilia, dei pazienti oncologici e anche per la chirurgia. Con l’impianto a pieno regime – aggiunge – la Federazione Russa sarà in grado di soddisfare completamente la domanda di albumina, immunoglobuline e Fattore IX e di coprire fino al 15 per cento della domanda di Fattore VIII”.

Esultano anche i vertici di Kedrion e “Sestant International”, il nuovo scrigno che possiede la maggioranza azionaria della corazzata di casa Marcucci. “L’accordo sottoscritto oggi prelude ad una partnership di grande rilievo per Kedrion Biopharma e aggiunge un ulteriore tassello ai nostri programmi di crescita internazionale. Per un’azienda che, anno dopo anno, ha incrementato la sua presenza sul mercato globale giungendo a realizzare nel 2015 oltre i due terzi del fatturato all’estero, il mercato della Federazione Russa rappresenta una straordinaria opportunità. Il programma di autosufficienza nazionale nei farmaci salvavita recentemente avviato, che vede il nostro futuro partner Nacimbio tra i protagonisti, contribuirà infatti a incrementare i consumi di farmaci plasmaderivati e, quindi, a estendere l’accesso alle cure per i pazienti”.

Schermata 2016-06-23 alle 10.50.00Schermata 2016-06-23 alle 10.50.34Ultima perla nel sontuoso collier di commesse pazientemente costruito dal timoniere del gruppo, Paolo Marcucci, fratello di Andrea e Marialina (una passione per l’editoria, a inizio anni 2000 fu perfino editrice dell’Unità!), grande abilità nel tessere rapporti con l’estero. E’ di pochi mesi fa, inizio gennaio 2016, un altro storico accordo, stavolta con gli Usa, a dimostrazione che l’odore di affari bypassa ogni ostacolo, anche in tempi di neo guerra fredda fra le truppe a stelle e strisce (che stanno puntando i missili dagli avamposti in Romania) e quelle di zar Putin. Ecco cosa scriveva, il 19 gennaio, la versione digitale del Sole 24 Ore: “Kedrion Biopharma, società lucchese della famiglia Marcucci, commercializzerà in esclusiva sul mercato statunitense un’immunoglobulina liquida endovenosa. Il prodotto consentirà all’azienda di Castelvecchio Pascoli di ampliare il proprio portfolio di immunoglobuline sul mercato americano.

Andrea Marcucci. Nelle foto in alto i fratelli Marialina e Paolo Marcucci

Andrea Marcucci. Nelle foto in alto i fratelli Marialina e Paolo Marcucci

L’esclusiva è frutto di un accordo di sette anni firmato con la società statunitense Biotest Pharmaceuticals Corporation, una consociata di Biotest A.G. L’accordo permetterà a Kedrion di incrementare ulteriormente il proprio fatturato negli Usa, che oggi costituiscono il maggiore mercato per l’azienda lucchese (nel 2014 hanno pesato per 160 milioni su un fatturato complessivo di 466 milioni). ‘Grazie a questa transazione – ha commentato Paolo Marcucci, presidente e amministratore delegato di Kedrion Biopharma – non solo avremo la possibilità di crescere ancora su quello che è considerato il più importante mercato a livello globale, ma saremo anche in grado di confermarci come uno dei market leader nel settore delle plasmaproteine terapeutiche per la cura delle malattie rare. Un ambito che vede Kedrion adoperarsi fin dalla sua nascita e con impegno crescente a fianco delle associazioni dei pazienti, con il fine ultimo di estendere quanto più possibile l’accesso alle cure per tutti coloro che ne hanno bisogno’”. E ancora: “Kedrion ha avviato la propria attività negli Usa undici anni fa con l’apertura di tre centri di raccolta plasma, ad oggi saliti a 12”.

 

IL PROCESSO A NAPOLI PER LA STRAGE DEL SANGUE INFETTO

Dagli emoderivati processati nello stabilimento di Kirov al processo per la strage da sangue infetto nel tribunale di Napoli il passo non è poi così lungo. Soprattutto se vede come protagonista sempre il gruppo Marcucci, al centro della maxi inchiesta (e poi del processo) sui traffici di sangue che dopo vent’anni e passa è arrivata finalmente al dibattimento: dove le associazioni di malati, stavolta, si sono costituite parti civili, dopo le centinaia e centinai di morti. Il conto ufficiale parla di mille almeno, le stime ufficiose di 2.500 circa, e oggi in tribunale appena 9, perchè gli altri sono “morti e prescritti”. Un centinaio i testi da sentire, e fino ad ora soltanto uno ha verbalizzato, il noto ematologo “quasi Nobel” (secondo i legali degli imputati, i dirigenti del gruppo Marcucci e l’ex vertice del ministero Duilio Poggiolini, a suo tempo braccio destro di Sua Sanità Francesco De Lorenzo, grande amico di Guelfo Marcucci, il patròn, e grande sponsor per la prima elezione alla Camera, nel 1991, di Andrea Marcucci sotto i vessilli del Pli) Piermannuccio Mannucci. Che ha spiegato, nella lunga verbalizzazione, con estrema chiarezza i “percorsi” del sangue a livello internazionale. Alla precisa domanda rivolta infatti dall’avvocato delle parti civili, Stefano Bertone, e dal legale del ministero per la Salute (chi si è ugualmente costituito parte civile) Paola Ciannella, ha risposto: “Mi dicevano che il sangue era sicuro, testato, e che veniva dai campus universitari degli Stati Uniti e dalle massaie americane”. Non siamo su “Scherzi a parte”, ma alla seconda udienza del processo presieduto da Antonio Palumbo, pm Lucio Giugliano. Ad altre domande circa la circostanza, documentata da svariati organi di informazione e da un docufilm choc Usa di dieci anni fa, circa la provenienza di quel sangue anche dalle galere dell’Arkansas, il quasi Nobel Mannucci ha risposto: “non ne sapevo nulla”.

Ma oggi, secondo le news, dopo i primi tre centri a stelle e strisce, Kedrion raggiunge la dozzina. E pensare che, quarant’anni fa esatti, veniva inaugurato uno dei primi punti di raccolta, nell’ex Congo Belga, come la Voce ha documentato in un’inchiesta del 1977 e poi nel volume “Sua Sanità” dedicato all’allora ministro De Lorenzo e agli amici per la pelle (e per il sangue), i Marcucci.

Torniamo rapidamente al processo partenopeo. All’udienza del 20 giugno i legali delle parti civili hanno presentato una corposa memoria. Il giudice Palumbo, quindi, ha rinviato tutto al 4 luglio, per dar tempo agli avvocati degli imputati (tra i quali i big del foro Massimo Dinoia, star ai tempi di Mani pulite e poi legale di Antonio Di Pietro al processo di Brescia; e Alfonso Stile, storico legale di casa Marcucci) di controdedurre. E sempre all’udienza del 4 luglio il giudice si dovrà pronunciare sulle richieste già avanzate dal pm Giugliano: ossia proscioglimento subito per tre imputati e una sfilza di perizie tecniche per accertare il “nesso di causalità” (adesso, dopo anni e anni!) tra le morti dei pazienti e l’assunzione degli emoderivati killer.

Un processo ormai kafkiano e del tutto oscurato dai mezzi d’informazione (tranne Radio Radicale che imperterrita segue le udienze fin dal 1999, quando il processo iniziò a Trento). Destinato a morire di prescrizione: tanto che un paio di “morti” (avvenute nel 2001) finiranno in beata prescrizione già entro quest’anno. E le altre centinaia di senza giustizia? E i malati costretti a mendicare una mancia dallo Stato, prima killer – nella migliore delle ipotesi complice o colluso – e poi anche non pagatore, pur se i danni fisici di vittime e pazienti sono statti straccertati? Chissenefrega.

 

PROVETTE & AFFARI DI LADY CAPUA E DELLA SUA “COMPANY”

Dagli emoderivati assassini ai vaccini che possono portare a una pandemia – e sempre sotto il comun denominatore degli affari a tanti zeri sulla pelle della gente – eccoci all’altra maxi inchiesta, altrettanto silenziata dai media: quella che vede impegnata la procura di Roma, e coinvolti alcuni pezzi dello star system della ricerca made in Italy, come una delle vip in camice bianco, secondo le riviste Usa, ossia Ilaria Capua. Che stanca dei “tempi” della giustizia di casa nostra, ha pensato bene il 16 giugno di volare negli Usa, cervello conteso dai centri di ricerca a stelle e strisce, “ricercatrice ricercata” da tutti gli atenei Usa. Ha scelto la Florida.

Ilaria Capua

Ilaria Capua

E per narrare la sua commovente storia, che emoziona cuori e intelligenze del Belpaese, scende in campo, ai primi di giugno, nientemeno che lo storico Paolo Mieli. Ecco alcune magistrali pennellate: “Ma chi è Ilaria Capua? E’ una delle più importanti studiose italiane, nel 2006 aveva individuato un ceppo dell’aviaria e, anziché brevettare quella scoperta, l’aveva resa pubblica”. Sulla novella madame Curie continua Vate Mieli: “Nel 2007, Scientific American l’aveva inserita tra i cinquanta scienziati più importanti del mondo e nel 2008 la rivista americana Seed l’aveva inclusa tra le cinque revolutionary minds”.

Ma leggiamo le parole della rivoluzionaria di provette & mancati brevetti: “Lascio l’Italia per fuggire dal fango”, commenta prima di prendere il volo, una lacrima sul viso. “Ma vorrei aiutare i giovani talenti. Non sono il primo ricercatore ad andarsene e non sarò l’ultimo. Penso che la mia situazione sia particolare perchè sono un cervello maturo. Ho un network internazionale, sono stimata nel mio mondo: l’Italia così non perde solo la mente da scienziato, perde anche una persona credibile e rispettabile, il cui nome era spendibile nei circuiti internazionali”. A proposito della breve esperienza politica, esercitata per una paio d’anni tra le fila di Scelta Civica, così descrive la sua vocazione: “Per me seguire Monti era una missione, non sono andata in parlamento perchè non avevo di meglio da fare, ma per portare avanti determinate istanze”.

Mario Monti

Mario Monti

L’inchiesta della procura di Roma, condotta con la collaborazione dei Nas, è da brividi. Sotto i riflettori, nel periodo tra il 1999 e il 2003, una vera e propria associazione a delinquere – ecco il capo di imputazione – che avrebbe utilizzato virus altamente patogeni (tipo H9 e H7N3) di provenienza illecita “al fine di produrre in forma clandestina, senza la prescritta autorizzazione ministeriale, specialità medicinali ad uso veterinario, procedendo poi, sempre in forma illecita, alla loro commercializzazione e alla loro somministrazione agli animali avicoli di allevamenti intensivi del nord Italia, determinando così il contagio di sette operatori del settore, come accertato dall’Istituto Superiore di Sanità e, quale misura di prevenzione, l’abbattimento di milioni di capi di polli e tacchini”, producendo in questo modo un danno alle casse dello Stato per circa 40 milioni di euro.

I reati contestati dalla procura capitolina vanno, a seconda della posizione dei 41 imputati, dalla ricettazione alla corruzione, dalla somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica alla tentata epidemia, dalla concussione all’abuso d’ufficio. Si è adesso in attesa della conclusione dell’udienza preliminare.

Gli inquirenti ricostruiscono un vorticoso giro di affari, sigle, società (“Diva” è la star nel firmamento) non solo in Italia, ma anche in svariati paesi esteri, Romania e Olanda, per fare due esempi. Al centro delle indagini, non solo Ilaria Capua, ma anche il marito, Richard Currie, dirigente della multinazionale Fort Dodge, che firma contratti in esclusiva con “Diva”, la quale a sua volta sottoscrive anche patti con la “Merial”, il braccio veterinario del colosso Sanofi. E’ proprio un dirigente di quest’ultima, Paolo Candoli, a ricostruire davanti agli inquirenti la tela del business.

Romano Marabelli

Romano Marabelli

Nell’inchiesta sono coinvolti non pochi vertici del ministero della Salute (il potente Romano Marabelli, Virginio Donini, Gaetana Ferri, Ugo Vincenzo Santucci), parecchi componenti della commissione consultiva del farmaco veterinario, nonché tre ricercatori (Igino Andrighetto, Giovanni Cattoli e Stefano Maragon) dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Padova, nel quale primeggiava proprio la figura di un’altra quasi Nobel, Ilaria Capua (ma i venti svedesi tirano sempre, visti i proficui rapporti con intrattenuti con il “Centro europeo di malattie infettive” di Stoccolma).

In una conversazione con il collega Maragon, e acquisita agli atti, Capua gli riferisce che il marito Richard le ha detto di scrivere che “hanno la disponibilità di un baculo virus N1 italiano, mentre quello asiatico lo stanno ‘cloney’”, ossia lo stanno clonando e appena possibile glielo daranno. E Maragon risponde: “Ma va bene, 50 mila per due, gli diamo il coso e buona notte al secchio”. Sempre toni british in un’altra conversazione: “ho parlato dell’affare con i romeni a Richard che si è eccitato come una scimmia. Quando ha saputo che l’ordine era da 1 milione e 300 mila euro gli è venuta una mezza paralisi e ha detto che adesso svilupperà un business plan”.

L’emergenza aviaria avanza, la paura si estende tra il ‘popolo’ bue, ma per la “Company” (così viene definita la band scientifica dagli inquirenti romani) gli affari vanno a mille. Almeno fino a che “esiste gente come i romeni”, ai quali si può rifilare qualsiasi bufala, scientifica e non, come colorisce la missionaria di Monti. Candoli, dal canto suo, riflette, sempre al telefono: “anche certe industrie farmaceutiche che producono vaccini umani hanno un business mica da noccioline, sebbene non ci sia niente di diverso rispetto a sei mesi fa, un anno o addirittura cinque anni fa. L’unica cosa diversa è che adesso stanno ragionando sulla possibilità che vi sia una pandemia, che non è scritta da nessuna parte”.

Ciliegina sulla torta, una conversazione sempre stile oxfordiano, tra la neo stella della Florida e il suo avvocato: “se il brevetto viene concesso, alle altre ditte, scusa la volgarità che non si confà ad una signora, tanto più citata dal Sole 24 Ore, gli facciamo un culo che non la smette più”.

Voli sempre così alto, la nostra “revolutionary mind”!

 

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