GIALLO PANTANI / DOPO LA RICHIESTA  DI ARCHIVIAZIONE SPUNTA UN VERBALE CHOC DEL BOSS AUGUSTO LA TORRE 

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Un altro schiaffo alla memoria di Pantani. Tra le carte degli inquirenti della procura di Forlì, che hanno indagato con successo sull’intervento della camorra per far perdere al campione quel Giro d’Italia ’99, spunta un’altra pistola fumante, ossia la verbalizzazione di un super boss, Augusto La Torre. Ma nonostante tutto ciò, gli stessi pm hanno chiesta l’archiviazione del caso, per l’ormai prossima prescrizione del reato di “corruzione” del quale gli stessi camorristi si sarebbero macchiati per “comprare” la contraffazione della provetta contenente il sangue di Marco, squalificato perchè il suo ematocrito era sopra i livelli consentiti.

L'avvocato Antonio De Rensis

L’avvocato Antonio De Rensis

“Reati prescritti e impossibilità di individuare i responsabili”, scrivono i pm di Forlì per motivare la loro richiesta di archiviazione. Contro la quale insorge la famiglia Pantani per bocca dell’avvocato Antonio De Rensis: “Per accertare chi ha modificato i test è sufficiente risalire a coloro che potevano maneggiare le provette. Per questo il caso non può essere chiuso”. Non proprio un’impresa titanica, appunto, individuare coloro i quali avevano la possibilità di prelevare il sangue, analizzarlo e custodirlo: due o tre addetti, all’epoca dei fatti, non di più. Eppure, per la procura di Forlì ciò risulta “impossibile”.

La verbalizzazione del boss di Mondragone, La Torre, si aggiunge all’inequivocabile contenuto dell’intercettazione telefonica in cui un altro boss, stavolta della Sanità, a Napoli, ossia Rosario Tolomelli, parlava con una parente a proposito di quel Giro d’Italia e dell’intervento della camorra – impossibilitata a pagare una montagna di scommesse – per far perdere la corsa al campione. Un “sì” ripetuto per ben cinque volte alla domanda se poi la corsa era stata effettivamente truccata dagli uomini del clan. Parole che si aggiungono a quelle – che diedero origine alle indagini della procura di Forlì – pronunciate da Renato Vallanzasca, entrato in contatto, durante la sua permanenza al carcere milanese dell’Opera, con un camorrista poi identificato.

Ora il verbale di Augusto La Torre (un impero, quello della sua dinasty, tra i primi a riciclare massicciamente all’estero, perfino in Scozia a metà anni ’90, come documentò il presidente dell’Osservatorio Anticamorra Amato Lamberti, al quale collaborava Giancarlo Siani). Che racconta agli inquirenti: “non sono a conoscenza di come abbiano fatto a modificare i dati di Pantani per farlo risultare positivo, ma il clan ha sicuramente avvicinato chi era addetto ai controlli e lo ha corrotto”. E ancora, più in dettaglio: “Solo i Mallardo di Giugliano, con poteri decisionali nell’Alleanza di Secondigliano, potevano aver fatto una cosa simile”.

E La Torre descrive ai magistrati di Forlì il contesto nel quale traggono origine le sue dichiarazioni: il boss di Mondragone, infatti, parlò proprio della vicenda

Augusto La Torre

Augusto La Torre

Pantani con altri tre super boss, e cioè Luigi Vollaro di Portici, Angelo Moccia di Afragola e Francesco Bidognetti dei Casalesi. Vale a dire con i “Vertici” dell’holding camorrista in Campania, una vera Cupola alla quale niente può sfuggire. E tutti e tre gli confermarono quella versione, ossia che il Giro era stato taroccato perchè altrimenti la camorra sarebbe andata in crac per pagare la montagna di scommesse che volevano Pantani vincitore.

Una rivelazione multipla, il sipario che si alza su quel Giro maledetto. Ma ciò non basta ai pm di Forlì che archiviano.

E’ possibile, poi, chiudere gli occhi anche sul secondo tempo della tragedia, ossia l’omicidio – perchè così va chiamato – di Marco Pantani nel residence “le Rose” di Rimini per mano della camorra spacciatrice? Anche perchè Pantani non doveva parlare. Non avrebbe mai dovuto alzare il coperchio su quel Giro, su quella camorra, e soprattutto sui complici in colletto bianco.

Infine, interrogativo delle cento pistole: come mai, pur in presenza di un “intervento” di camorra così massiccio e invasivo, la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna ha finora pensato bene di farsi notare per la sua totale assenza?

 

nella foto in apertura Marco Pantani

 

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