Sì, la calunnia, lo denuncia con voce stentorea il Don Basilio i Rossini nel “Barbiere di Siviglia” In Italia è un malevolo venticello che spira ma nella direzione giusta per ricordare il caso Bolzonaro, che risale all’anno immediatamente successivo all’insediamento dell’esecutivo Meloni, già da allora bollato come il governo del nulla, ma generosamente laborioso come supporto amichettista a chiunque militasse nel nostalgico pianeta della destra-destra. Fu dunque nel 2023 che Bolzonaro junior, figlio di un papà criminale e lui stesso alle prese con la giustizia brasilera, destrofilo doc, chiese e ottenne da palazzo Chigi di completare la su collezione di passaporti con quello italiano, rivendicando antiche origini del Bel Paese, ovvero lo ius sanguinis su cui grava una montagna di dubbi e come denunciano AVS e Dem di procedure discutibili. Per sfuggire alla giustizia del suo Paese e grato Trump, suo very friend, cioè amicissimo e sostenitore della candidatura a presidente del Brasile, el senior Flavio è scappato dal Brasile come un ladro colto in flagrante e dopo una tappa intermedia in Argentina è volato a Miami. Ma come, si sono chiesti i ben informati, la corte suprema dl Brasile appena chiuse le urne israeliane non aveva ordinato di ritirare anche il passaporto rilasciato dall’Italia? Certo che sì. Solo che gli ’accoglienti’ States hanno chiuso un occhio, anzi tutti e due e il Bolzonaro jr, con moglie e figli se la spassa in Florida. Quei birbanti calunniatori di Avs chiederanno al governo, nella persona dell’evanescente Tajani ministro degli esteri, di fare chiarezza anche sull’iter velocissimo nel concedere all’ ‘illustre’ richiedente la nazionalità italiana e relativo passaporto. Per non tralasciare nulla del ‘caso’: Bolzonaro è indagato per corruzione e riciclaggio e gli ha fatto da scudo l’Italia, in vista di un futuro di fuggiasco puntualmente giunto a scadenza. Luiz Inácio Lula da Silva, dopo il “sì” dei brasiliani alla sua rinnovata presidenza, ha commentato l’esodo’ del candidato sconfitto: “Non si fugge dalla giustizia, la si affronta. È quanto ho fatto quando ho trascorso 500 giorni in carcere per dimostrare la mia innocenza”.
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.























