Gli occidentali sono coinvolti in modo sempre più diretto a fianco dell’Ucraina nel conflitto contro la Russia. Non solo a botte di finanziamenti da miliardi di euro erogati a flussi continui dai vertici UE: ma anche sotto il profilo tecnologico e produttivo, ossia con iniziative industriali di grossa portata.
Ne è un esempio plastico la fresca decisione delle autorità italiane di inaugurare ‘LEONARDO UKRAINE’ proprio a Kiev, come abbiamo documentato pochi giorni fa nel pezzo pubblicato il 22 agosto scorso,
LEONARDO / ORA IL ‘POLO’ ARMATO A KIEV. E PROSEGUE NELLE FORNITURE A TEL AVIV…
Altro caso lampante il programma ‘NATO’S DRONE EDGE’ da ben 40 miliardi di dollari in 5 anni deciso al recente vertice di Ankara dei paesi NATO.
Ed ora l’ultima: ossia l’iniziativa ‘UNITE-BRAVE NATO’, un grosso programma congiunto sull’asse NATO-Ucraina per produrre armamenti innovativi soprattutto nel campo dei sempre più strategici droni. Si tratterà, in particolare, di sistemi di offesa con droni e di sistemi di difesa anti-droni.
La grossa novità è che per realizzare un programma ci vorranno due partner: l’azienda di un paese aderente alla NATO e l’omologa azienda ucraina, che saranno così gemellate.
In questo modo, come si suol dire, si potranno prendere due piccioni con una fava: fornire un sostegno sempre più massiccio ai sistemi di difesa/attacco delle forze armate di Kiev e al tempo stesso trasferire il know how così maturato sul campo (di battaglia) alle aziende che hanno sede dei paesi dell’Alleanza Atlantica.
I tempi stringono. Il 18 agosto, infatti, sono scaduti i termini per presentare le richieste di partecipazione. Mentre l’8 settembre è la volta di quelli perché un’azienda Nato e una ucraina depositino il progetto comune.
Non solo droni, comunque, sul piatto. Perché il menù è vario e comprende sistemi avanzati anti Shaed, supporti elettromagnetici per Sigint, nuove tecnologie elettromagnetiche, di tutto e di più per arricchire e implementare armi & armamenti di difesa e attacco.
In prima battuta sono già disponibili 10 milioni di euro, ma la cifra potrà arrivare fino a 50 milioni.
Protagonisti assoluti della nuova avventura industrial-militare da un lato la Direzione per l’Innovazione della NATO e, dall’altro, il Ministero ucraino per la Trasformazione digitale, già guidato da Mychaylo Fedorov, poi passato alla Difesa e oggi primo candidato per affrontare alle prossime presidenziali il pupazzo Volodymyr Zelensky, che le contrasta in modo perentorio definendole “un probabile tsunami”.
Altri dettagli da non poco sull’operazione.
Il progetto principale sarà BRAVE1, ossia il cluster già creato dal governo di Kiev per accompagnare lo sviluppo di start up ‘innovative’ tutte votate alla ‘Difesa’ (e soprattutto Attacco, come detto). Sono addirittura 2.500, una cifra stratosferica, di cui 500 specializzate nel settore dei droni aerei, 300 nel settore ‘ELINT’, 200 in quello dell’Intelligenza Artificiale e così via.
Ecco alcuni fra i protagonisti in campo.
Sigla strategica è l’Innovation Development Fund, la vera cassaforte di Brave1, affidata alle cure di Victor Rudenko, un lungo pedigree nel campo della digitalizzazione della pubblica amministrazione e, con lo scoppio del conflitto con la Russia, nella tecnologia dei droni e nelle cyber wars.
Numero due dello strategico Fund è Irina Zabolotnaya, una lunga formazione al ministero per la Trasformazione digitale; avrà la delega ai rapporti internazionale, quindi sarà il primo interfaccia con i partner NATO.
Direttore esecutivo di Brave1 è Andriy Hrytsemiuk, esperto di tecnologia digitale applicata al settore finanziario.
Folta la lista delle star dell’industria militare europea, con una significativa presenza italiana, con 11 aziende ai nastri di partenza: in pole position, of course, l’onnipresente e sempre più tentacolare LEONARDO – già protagonista con il suo centro che verrà realizzato nel capitale ucraina – , cui si affiancano la controllata ‘Thales Alenia Space’, ‘Beretta’ (la storica azienda bergamasca produttrice di armi d’ogni sorta, a partire dalla mitica pistola), ‘Gm Spazio’, ‘Progetti Italiani Speciali’ e altre.
Ci manca solo la partecipazione delle truppe. Ma la ‘sostanza’ industriale e militare c’è già tutta, e in modo più che abbondante.
Quindi, in soldoni, ‘siamo in guerra’, senza se e senza ma. Ma il governo sfascista guidato da Giorgia Meloni, non lo sa…
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