Ignazio Benito La Russa colpisce ancora.
In occasione della commemorazione dell’eccidio di Piazzale Loreto dove 15 partigiani vennero fucilati dai repubblichini l’8 agosto 1944, ha pensato bene di proporre una analoga commemorazione per i morti (6 milanesi) uccisi in un attentato di alcuni giorni prima in viale Abruzzi, a Milano.
Una totale aberrazione, che colpisce per la seconda volta al cuore quei trucidati e la loro Memoria. Vergogna di Stato.
Perché quel ‘paragone’ non ha alcun senso: o può averlo solo in una mente totalmente bacata, o deviata. Quale è – botte di calore a parte – quella di Ignazio Benito La Russa: il quale non è certo nuovo a ‘uscite’ di tale obbrobrio.
Per dirne solo una, appena vergognosamente eletto presidente del Senato, tra le guest star per visitare l’ormai ‘suo’ Palazzo Madama, pensò bene di invitare il suo grande amico di sempre, Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, latitante a Londra dopo una condanna definitiva a 8 anni e mezzo per tentata strage. Ecco il pezzo che pubblicammo all’epoca, il 14 ottobre 2022
IGNAZIO BENITO LA RUSSA / BASTA UN ‘FIORE’ E SCORDAMMOCE ‘O PASSATO
Ma veniamo alle ultime.
L’attentato di viale Abruzzi che sta gli sta tanto a cuore, non è mai stato attribuito ai partigiani: i quali hanno invece sempre negato, come ha più volte fatto il comandante milanese dei Gruppi Armati Partigiani (Gap), Giuseppe Pesce.
Al contrario, l’eccidio di Piazzale Loreto fu studiato in modo scientifico dal regime repubblichino, che scelse con cura, e tempo prima, i 15 partigiani da trucidare: ossia alcuni tra i principali leader e simboli delle Resistenza milanese; e non pochi che avevano organizzato grossi scioperi nelle grandi fabbriche cittadine contro l’occupazione tedesca.
Le due vicende, quindi, sono del tutto imparagonabili: è può farlo, appunto, solo una mente che vuole per l’ennesima volta non rinnegare il fascismo. Anzi. Lo vuole celebrare sempre con maggior enfasi.
Si può aggiungere una cosa: caso mai dovesse farlo, sarebbe solo per dichiarare che il suo cuore batte ancora più a destra, in direzione nazista. Del resto, lombrosianamente parlando (e in questa fattispecie si può farlo a ottimo diritto), basta osservarne il viso, e soprattutto lo sguardo, con attenzione: mettetegli indosso una divisa della Gestapo e oplà, il gioco è fatto: un ufficiale di alto grado delle SS.
Il quale – incredibilmente però – siede sulla seconda poltrona della nostra disastrata Repubblica. Per la serie: se malauguratamente domani a Sergio Mattarella dovesse succedere qualcosa, sarebbe lui – il nazi Ignazio Benito – a sedere poltrona del più alto Colle. Ai confini della realtà.
A proposito di Mattarella, le fumanti menti quirinalizie hanno combinato un bel disastro decidendo di far leggere al numero uno di Palazzo Madama il messaggio in occasione di un’altra commemorazione giorni fa: quella che si è tenuta in Belgio per ricordare le 256 vittime (di cui oltre la metà italiani, 136) nella miniera di Marcinelle del 1956. Un 8 agosto dedicato a tutte le vittime sul lavoro, che continuano ancora oggi a getto continuo e quotidiano.
Ebbene, Ignazio Benito ha letto il messaggio firmato da Mattarella. E subito si scatena il putiferio: perché alcuni sindacalisti voltano le spalle allo ‘speaker’, in evidente segno di delegittimazione. E fanno benissimo.
Si trattava di sindacalisti belgi, ossia del primo sindacato di quel Paese, FGTG. Un sindacato, come si suo dire, con le palle. Visto che dopo le prime vibrate proteste della gang meloniana al governo, la Cgil del sempre dormiente Panda Landini, si è affrettata a negare ogni coinvolgimento: non erano i nostri rappresentanti.
Persa un’occasione storica per dare un calcio in culo a Ignazio Benito La Russa, per mostrarne il vero volto non fascista, ma nazista.
Siamo certi che se nell’ingresso di casa fa bella mostra il busto del Duce, sul comodino c’è una copia del suo libro cult, Mein Kampf di zio Adolf.
Come ormai ritualmente ci troviamo a dire da tempo, siamo orami alla frutta: ai Meloni marci e avariati.
La Voce ha scritto svariati pezzi sulle incredibili performance del numero uno di Palazzo Madama. Per ritrovarli basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare IGNAZIO BENITO LA RUSSA. Ecco l’ultimo della serie: è del 28 giugno 2026
IGNAZIO BENITO LA RUSSA / HA DI NUOVO LA NOSTALGIA DELLA REPUBBLICA DI SALO’
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