SIGONELLA & AVIANO / VIA VAI DI VELIVOLI USA VERSO IL GOLFO…

Si reintensifica il traffico di aerei militari nelle due basi aeree americane di Sigonella ed Aviano. A ulteriore dimostrazione che il nostro Paese – al contrario di quanto sostiene la premier Giorgia Meloni – è pienamente coinvolto nella guerra di aggressione degli Stati Uniti contro l’Iran. Con tutte le conseguenze che ciò comporta, a partire da possibili ritorsioni contro di noi,  per un conflitto mai e poi mai voluto dal popolo italiano.

Vediamo gli ultimi dati.

Secondo notizie di fonte ITAMILRADAR (un sito che monitora i voli militari nel nostro Paese), lo scorso 21 luglio l’Aeronautica Usa ha inviato alla base di Sigonella due aerocisterne KC-135 T Stratotanker provenienti da Kolomo, nello Stato dell’Indiana; e tre KC-135 T decollati da Pittsburgh, in Pennsylvania. Poi hanno preso il volo verso il Golfo.

Un velivolo F-16CM Fighting Falcon. Sopra, la base Usa di Aviano

Mentre tre giorni prima, il 18 luglio, ben 7 caccia F-16CM Fighting Falcon (del 31st Fighting Wing) sono invece partiti dalla base di Aviano, sempre diretti verso il Golfo. Chicca lungo il percorso: sono stati riforniti in volo dagli stessi KC-135 di Sigonella, e poi, per un secondo rifornimento, da una base Usa in Israele. Cin cin.

Facciamo un salto indietro di 4 mesi. Tra fine marzo e metà aprile, addirittura 23 cargo Hercules USAF sono decollati da Aviano verso la base Usa di Fairford, in Inghilterra, per poi riprendere il volo in direzione Medio Oriente.

Ma tutti questi traffici e movimenti Lady Meloni li ignora. O fa finta di ignorarli, presa dai problemi della ‘sicurezza’ stile ICE nel nostro Paese; o dall’invio di armi in Ucraina.

Suonano un campanello d’allarme i capigruppo delle Commissioni Esteri e Difesa alla Camera e al Senato (Bruno Martone, Francesco Silvestri e Arnaldo Lomuti): “Il governo deve dare spiegazioni; non può più trincerarsi dietro il rispetto degli accordi bilaterali, perché qui si tratta di fornire un fondamentale sostegno ad una guerra contraria non solo al diritto internazionale, ma anche all’interesse nazionale viste le forti ripercussioni sui costi di carburanti ed energia”.

La base di Sigonella

E incalzano: “La situazione rischia di diventare esplosiva per la tutta la nostra economia se, come minacciato, gli Houthi entrano in conflitto chiudendo con la forza lo stretto di Bab-el-Mandeb nel Mar Rosso e quindi il Canale di Suez, da cui transita il 40 per cento dell’interscambio commerciale marittimo italiano con i Paesi extra-Ue e dove opera la nostra Marina militare con la missione Aspides”.

Nelle ultime ore, infatti, le milizie Houthi avrebbero colpito due petroliere saudite (la Encela e la Layla) per aver violato il blocco navale in riposta ad un raid saudita su Sana’a.

Altra news. Gli Usa, nella seconda settimana dopo la ripresa del conflitto contro l’Iran, hanno deciso di utilizzare anche i B-1 di produzione inglese: si tratta di bombardieri a lungo raggio che possono trasportare numerosi missili da crociera o fino a 20 bombe da 900 chili ciascuna. Non poco.


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