Chi non ricorda Nicole Minetti, la più famosa igienista dentale d’Italia? Quella del caso Ruby che, da consigliera regionale amica di Berlusconi, intendeva far passare per essere la nipote di Mubarak. Ora, che ha ricevuto la grazie dal Presidente Mattarella, questa è stata messa in discussione dopo una serie di articoli pubblicati su “Il Fatto Quotidiano”. La Minetti era stata condannata a 2 anni e 10 mesi per sfruttamento della prostituzione (per il caso Ruby) e ad un altro anno e 1 mese per la rimborsopoli lombarda. Era accusata di avere procurato giovanissime escort per animare i celebri festini del suo mentore. Ora trattiamo dell’ultimo pasticcio combinato dal ministro Nordio e dalla sua collaboratrice Giusi Bartolozzi, prima del licenziamento post referendario. Il presidente Mattarella, irritato per la superficialità con la quale è stata condotta la vicenda, ha chiesto al proponente ministero della Giustizia un irrituale supplemento di indagine per verificare le accuse di Travaglio. E allora è iniziato il solito scaricabarile, a causa della notorietà della stessa beneficiata e della nota approssimazione che caratterizza quel ministero quando deve affrontare questioni che riguardano l’attuale premier Meloni o il suo più noto predecessore Berlusconi. È iniziato allora il solito rimpallo di responsabilità.
Il presidente, dopo aver concesso la grazia ha chiesto di approfondire le motivazioni alla base della richiesta sulla base di nuove informazioni di stampa. Il “Fatto Quotidiano” aveva denunziato in un’inchiesta che forse quella grazia era fondata su motivazioni false, ma avallate dal ministro Nordio e dal suo fidato, quanto confusionario, staff di segreteria.
La concessione della grazia risale a febbraio ma non era stata ancora resa pubblica. Nessun comunicato, nessuna nota alla stampa. La notizia è stata poi resa pubblica nella trasmissione televisiva “mi manda raitre”, e solo nel mese di aprile per essere subito ripresa e commentata dal quotidiano diretto da Travaglio. Poi sono cominciate le prime polemiche, alle quali il presidente ha risposto con uno striminzito comunicato nel quale ha precisato “… la concessione dell’atto di clemenza, in favore del quale si è espresso il competente Procuratore Generale della Corte d’appello, è fondata sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti, che necessita di assistenza e di cure particolari presso un ospedale specializzato”. La Minetti, quindi, che avrebbe dovuto scontare la sua pena sarebbe stata graziata per prendersi cura del figlio adottivo. Che bontà, che generosità. Se non fosse che la stessa procedura di adozione pare sia piena di incongruenze. Il minore, infatti, non sembra essere stato “abbandonato alla nascita”, come prescrive esplicitamente la legge sulle adozioni in Uruguay e come pare sia stato scritto nei documenti allegati all’istanza di grazia, ma ha una madre e un padre viventi. Le autorità locali, nella sentenza di adozione, hanno anche disposto l’obbligo per l’adottante di creare condizioni per il riavvicinamento ai genitori, anche se vivono in un contesto di povertà. Il nuovo compagno della Minetti risulta essere un ricco uomo d’affari in ottimi rapporti “di collaborazione” con Epstein, il noto milionario pedofilo amico di Trump, col quale collabora ancora. Di tutto ciò non si fa cenno nelle carte inviate dal ministero della Giustizia a Mattarella e che l’hanno convinto a concedere la grazia. Di questa decisione ora il presidente ha cominciato a dubitare. Intanto, nelle stanze dell’ineffabile ministro Nodio, è cominciato il solito scaricabarile, stavolta con la procura di Milano. “Il ministero istruisce le pratiche, ma non decide”aveva prontamente comunicato il ministero e allora il Colle ha deciso di riaprire la pratica diramando un comunicato in cui, tra le righe, si legge la sua grande irritazione e si richiede che entro 24 ore arrivino riscontri. Infatti, il procuratore della repubblica ha risposto prontamente “… abbiamo acquisito i dati e svolto tutti gli accertamenti richiesti dal ministero. La procedura riguardante la richiesta di grazia è arrivata a fine 2025. Sulla base di quanto chiesto, il quadro era completo e non sono emerse anomalie”. Il cerino, dunque, è rimasto nelle mani del ministro della Giustizia, che si è trovato ad affrontare l’ennesima grana, forse anche più grave in quanto coinvolge direttamente anche il Colle.
Nordio, intanto, ha pensato bene di fare causa a Ranucci per diffamazione, mentre si attendono i primi esiti degli accertamenti all’estero chiesti dalla procura.
Le verifiche, curate dall’Interpol, riguardano in particolare l’atto di adozione da parte della Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani, di cui è stata richiesta la copia originale e la procedura seguita. Si tratta di sapere se davvero i genitori del bimbo lo hanno abbandonato all’INAU, l’ente delle adozioni del Paese sudamericano, e se risponde al vero che la madre naturale abbia fatto volontariamente perdere le proprie tracce. Altri dubbi da chiarire riguardano la morte per un incidente domestico, dell’avvocatessa tutrice del minore, trovata in casa carbonizzata con il marito.
Insomma, la domanda ora è se la Minetti abbia davvero tagliato i ponti col passato e se sia stata verificata una volontà di riscatto sociale, una questione non banale ma forse data troppo presto per scontata.
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Gentile Direttore
In un articolo a mia firma pubblicato a maggio 2026 sul suo giornale dal titolo “Ora la Minetti vuole la grazia” avevo ripreso un’inchiesta del giornale diretto da Marco Travaglio in cui si avanzavano ombre sulla vicenda della grazia concessa a Nicole Minetti in riferimento all’adozione all’estero di un minore, con la quale la Minetti aveva potuto ricevere la grazia dal presidente della Repubblica. Proprio a seguito di quella inchiesta il presidente aveva ordinato un supplemento di indagine per verificarne i presupposti alla base della concessione della stessa. Il risultato di tale approfondimento fatto dalla procura di Milano ha verificato come corretta la procedura messa in atto e certificato la non veridicità dei fatti denunciati nell’inchiesta.
Pertanto ci scusiamo sinceramente con la sig.ra Minetti e con tutti i lettori, come direbbe Sigfrido Ranucci di report “col capo cosparso di cenere”, per l’errore commesso e per le eventuali imprecisioni contenute nel nostro articolo e la prego di pubblicare questa smentita con lo stesso risalto dato all’articolo citato.
Cordialmente
Walter Di Munzio
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