Per la prima volta nella pur breve storia degli Stati Uniti, un direttore dell’FBI rischia di finire in galera. Non per aver depistato le indagini come successe dopo la tragedia dell’11 settembre: ma per aver postato su Istagram un’immagine costruita con le conchiglie su una spiaggia raffigurante i numeri 86 e 47.
Ai confini della realtà. O meglio, ben dentro i confini di un Paese, gli Usa, ormai in preda ad una colossale crisi di nervi, tra deliri d’onnipotenza e volontà distruttive che più folli non si può.
Vediamo di capire meglio cosa sta succedendo, una story che definire delirante e kafkiana è puro eufemismo. Perciò partiamo dalle news.
Il fresco Attorney General, vale a dire il neo ministro della Giustizia a stelle e strisce, Todd Blanche (al posto dell’ex fedelissima trumpiana Pam Bondi, finita in disgrazia per aver ‘malgestito’ il caso degli Epstein files), ha appena comunicato che sta per essere emesso un mandato d’arresto nei confronti dell’ex capo FBI James Comey, accusato d’aver minacciato “di uccidere e di infliggere lesioni fisiche” il presidente Usa Donald Trump. Non basta, perché il secondo capo d’accusa – precisa Blanche – è di “aver trasmesso consapevolmente e volontariamente una comunicazione interstatale, contenente una minaccia di morte” indirizzata allo stesso Tycoon.
Probabilmente non ci avrete capito niente, come nessuno al mondo.
Cerchiamo quindi di ‘decodificare’ la legge Usa, tornata ai tempi del Far West. Anzi molto peggio, su precisa volontà politica, in questo caso presidenziale: con un Congresso ormai ridotto a brandelli. Cominciamo a dipanare un minimo la matassa.
Giorni fa si è pronunciato il Gran Giurì del Distretto orientale del North Carolina. Che ha pronunciato il suo farneticante verdetto basato sul nulla: in grado, come detto, di portare a breve in galera uno dei ‘meno peggio’ vertici FBI di sempre.
La ‘sostanza’ delle accuse, infatti, è da numeri. Proprio il caso di dirlo: come i numeri al lotto della cabala napoletana.
Cosa è successo? La scorsa estate Comey si trovava in vacanza con la famiglia sulle coste del North Carolina: un bel giorno, per ‘ammazzare’ il tempo, si è messo a realizzare una composizione di conchiglie, che raffiguravano i numeri 86 e 47. Ha fotografato le sua ‘opera’ e l’ha postata via Istagram. Subito allertato il ‘Secret Service’: da quel momento in poi la famigliola è stata ‘tracciata’ passo passo nella sua vacanza, fino al rientro nell’abitazione in Nord Virginia.
Le fumanti menti dell’Intelligence trumpiana hanno capito immediatamente il piano eversivo: nel linguaggio in codice nel mondo della ‘ristorazione’, infatti, 86 sta per licenziamento, eliminazione; mentre più semplicemente 47 è il numero dei presidenti degli Usa fino ad oggi. Chiaro, inequivocabile sia per l’amministrazione Usa che per l’entourage trumpiano, il messaggio di morte e, soprattutto, l’incitamento via social:bisogna eliminare, ammazzare il presidente! Un chiaro golpe in arrivo. E tutto avallato dagli inquirenti!!
I rapporti tra i due, ossia il Tycoon e Comey, sono stati sempre pessimi. Non hanno comunque impedito al secondo di ottenere una riconferma (era stato scelto al vertice FBI da Barack Obama a settembre 2013) da ‘The Donald’ al suo primo mandato. Ma è durata ben poco: dopo pochi mesi dal suo insediamento, infatti, il Tycoon a maggio 2017 lo licenzia. E da allora è un continuo di attacchi e contrattacchi fra i due.
Che sfociano a settembre 2025, in una clamorosa esternazione presidenziale. ‘The Donald’, infatti, etichetta Comey come “una delle persone peggiori con cui gli Stati Uniti si siano mai confrontati”.
Non è finita qui. Perché l’establishment trumpiano aveva già cercato di colpire Comey: accusandolo di aver montato accuse a proposito del ‘Russiagate’, i presunti favori putiniani alla prima campagna presidenziale del Tycoon. Accuse, poi, finite in una bolla di sapone.
Dicevamo all’inizio. Ai vertici di CIA e FBI si sono alternati, nei decenni, i più ‘loschi figuri’, come si diceva un tempo: yes men pronti a genuflettersi al potere politico, e in particolare alla Casa Bianca di turno. Per raccontarne solo una che la Voce ha più volte denunciato, e come ha messo vent’anni fa nero su bianco il mitico Ferdinando Imposimato in un dossier realizzato sull’11 settembre per incarico della Corte Penale Internazionale: quell’attacco venne condotto da Mohamed Atta, il quale riuscì ad agire in modo totalmente indisturbato, sotto il vigile sguardo sia della CIA che dell’FBI. I cui vertici, di tutta evidenza, erano collusi con le politiche sporche della Casa Bianca che voleva a tutti i costi la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein. Così come fu. E anche oggi è contro l’Iran…
Adesso, uno dei ‘meno peggio’ rischia la galera per dei numeri sulla sabbia con le conchiglie!
E adesso il nuovo vertice dell’FBI, uno dei fedelissimi del Tycoon, Kash Patel, ‘non vede’ l’attentatore che corre come un razzo per la sceneggiata di qualche giorno a Washington!!
Viviamo, ormai da tempo, in un mondo totalmente capovolto…
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