Da ‘bibitaro’ allo stadio San Paolo di Napoli (poi ribattezzato ‘Maradona’) all’incarico di Inviato Speciale UE nel Golfo Persico e, con molte probabilità, prossimo ‘Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di Pace in Medio Oriente’ (UNSCO) ed attuare il faraonico Piano di Rinascita per Gaza lanciato in pompa magna un paio di mesi fa da Donald Trump.
Il protagonista dell’impresa è il nostro Luigi Di Maio, al secolo Giggino da Pomigliano d’Arco.
Non siamo su ‘Scherzi a parte’. Né nella celebre serie d’un tempo ‘Ai confini delle realtà’.
Ma nel cuore dell’Unione Europea e, da domani, del mondo, via Nazioni Unite.
Una ‘sceneggiata’ partenopea che più distopica non si può. Se qualcuno, anni fa, sette od otto, avesse mai ipotizzato una roba del genere, sarebbe stato portato in ambulanza al più vicino presidio psichiatrico. Ed invece, stiamo vivendo nel bel mezzo di un’Unione Europea che più sfasciata e corrotta non si può (vedi solo il PFIZERGATE che coinvolge fino al collo la presidente nazi della Commissione UE, Ursula von der Leyen) e d’un Palazzo di Vetro dell’ONU, una entità ormai del tutto inutile, autoreferenziale, la cui voce – si è visto del corso del Genocidio del popolo palestinese – conta come il 2 di briscola.
L’Eroe dei due Mondi e de noantri, l’ex bibitaro, fa Bingo e già conta sul pallottoliere i futuri incassi. 200 milioni all’anno per il Golfo – incarico che gli è stato appena rinnovato per altri 2 anni, cioè fino al 2007 – e in arrivo i 430 mila euro per portare – come il Salvatore – la Pace non solo a Gaza, ma in tutto il Medio Oriente, così prevede l’incarico ad ampio raggio.
Non è certo finita qui, Perché se va in porto, come ampiamente probabile, la nuova mission, Giggino diventerà automaticamente uno dei Vice Segretari dell’ONU, sedendo quindi a fianco del Segretario Generale, dal 2017 (è al suo secondo mandato) il portoghese Antonio Guterrez.
Lontani anni luce (ma meno di una decina, in realtà) i tempi in cui faticava a spiccicare qualche parola d’inglese, poi imparato in fretta e furia, con una ammirevole full immersion, quando annusò nell’aria profumo di super poltrona ministeriale.
Come successe in quel mitico febbraio 2021, quando l’allora premier Mario Draghi (la sua vera, inossidabile stella cometa) gli affidò quella degli Esteri, la mitica Farnesina che fu di Andreotti. In tre mesi il suo inglese fu per incanto perfetto: e così pure l’arte della diplomazia germogliò miracolosamente tra le sue mani.
Tanto da farne, oggi, un novello Henry Kissinger; o un Tony Blair in forma smagliate, proprio l’uomo al quale doveva essere affidato il ‘Piano di Rinascita per Gaza’ made in Trump: ora sbuca Mago Giggino e gli fa ombra! Incredibile ma vero….
Le ultime lodi gli sono state tributate dall’Alta Rappresentante UE per gli Affari esteri, l’estone Kaya Kallas.
Ecco le sue ammirate e toccanti parole: “Ha contribuito notevolmente a far progredire la cooperazione tra l’Unione Europea e il Consiglio di Cooperazione del Golfo ed ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo della cooperazione regionale e bilaterale con i Paesi del Golfo nel campo delle consultazioni politiche, del dialogo sulla sicurezza, il commercio, gli investimenti, l’energia verde e le relazioni interpersonali”.
Alla fresca convention – ormai un meeting di rilevanza internazionale – griffato Atreju, ha fatto la sua ricomparsa ‘fisica’ dopo mesi e mesi di assenza, impegnato com’è a volare da un capo all’altro del mondo. Il nostro Giggino, infatti, è stato il vero protagonista del dibattito “Dalla Via della seta alla Via del cotone: un’opportunità storica per l’Italia”. Tra gli altri relatori, il presidente della Camera Luciano Fontana; il presidente della Commissione Politiche UE, l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi; il presidente della Fondazione Med-Or Marco Minniti; l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia Abdulla Ali Alsubousi.
Ha avuto parole di sentito encomio per la nostra premier Giorgia Meloni: “Con lei l’Italia è in mani sicure”, ha pennellato il nuovo Vate internazionale.
Lontani, a questo punto, anche i tempi grami dopo l’uscita dai 5 stelle e la creazione della neo formazione ‘Insieme per il futuro’ destinata a cambiare i destini del nostro Paese: riuscì ad arruolare ben 51 deputati grillini e 10 senatori. Ma alle politiche del 2022 non fu un exploit: raggranellò lo 0,6 per cento dei voti, giusto i parenti.
Nel grigiore italico, invece, per l’infaticabile Giggino si accese improvvisa e mai spiegata una luce internazionale: a fine di quello stesso 2022, per la precisione a novembre, dopo aver presentato il suo curriculum, venne selezionato dalla Commissione UE griffata von der Leyen ed entrò in lizza per l’ambitissima poltrona del Golfo: non di Napoli, ma quello Persico.
E il suo nome, come nella lotteria del 6 gennaio, uscì vincente, fra botti, tric trac e mortaretti. Era l’aprile 2023, non il primo…
La prossima tappa? A questo punto lo attende la poltrona di numero 1 al Palazzo di Vetro: visto che Guterres ha fatto il suo tempo e ‘scade’ nel 2026.
A meno che Mattarella non si faccia più in là…
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